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Diritti Umani

Mercoledì 23 Maggio 2012

5 blogger uccisi e 200 giornalisti arrestati. Record negativo per Reporter Sans Frontiere PDF Stampa E-mail
redazione ilmediterraneo   

censura-webROMA- Sono stati pubblicati i dati del Reporters sans frontieres (RSF) sulla libertà informatica. Lo scenario descritto è molto preoccupante e segna un netto +30% rispetto all’anno precedente: cinque morti e 200 arresti tra le fila dei blogger, sparsi per tutto il mondo.
 

Il 2011 sarà ricordato anche per la crudeltà che i governi hanno riservato per i blogger-dissidenti. “I net-cittadini sono stati, nel 2011, al cuore dei cambiamenti politici che hanno coinvolto il mondo arabo. Hanno tentato, al fianco dei giornalisti, di bloccare la censura, ma dall'altra parte, hanno pagato un prezzo elevato. Cinque di loro sono stati uccisi mentre erano impegnati in una missione di informazione”, si legge nel rapporto pubblicato stamane.
 

La Turchia è stata posta nell’elenco “sotto sorveglianza” per i tentativi perpetrati dai vertici di Ankara che hanno cercato di censurare i siti web ‘scomodi’. I siti “sono stati sospesi per ordine dei tribunali turchi o dall’Autority di competenza”, continua il rapporto. La maggior parte dei siti bloccati erano siti di scommesse online e siti con contenuti pedofili o pornografici.  La relazione ha richiamato l'attenzione su 15 presunti spazi web pro-curdi che sono stati interdetti da ordini del tribunale turco nel 2011, tra cui Fırat News, Gundem-online.net e welat.org.
 

Insieme alla penisola anatolica, troviamo anche la Russia di Vladimir Putin che è stata retrocessa nella lista dopo le dure contestazioni che il nuovo premier ha raccolto nelle piazze di San Pietroburgo e Mosca.
 

LIBIA E VENEZUELA: NON SONO PIU’ ‘SOTTO SORVEGLIANZA’
 

Anche se permangono molte sfide in Libia, con il rovesciamento del regime di Gheddafi è finita un'epoca di censura. Prima della sua morte, il colonnello Gheddafi aveva cercato di imporre un silenzio stampa, tagliando l'accesso a Internet a molti cittadini.
 

In Venezuela, l'accesso a Internet continua ad essere libero. Il livello di auto-censura è difficile da valutare ma l'adozione nel 2011 di una normativa che potrebbe limitare la libertà su Internet non ha ancora avuto effetti malevoli. “Reporters sans frontières rimarrà comunque vigile in quanto i rapporti tra il governo e i media rimangono tesi”, spiega il rapporto.
 

SIRIA: IN UN ANNO 120 BLOGGER ARRESTATI
 

La maglia nera, come si poteva presumere, spetta alla Siria. Dove cittadini comuni, sconvolti a causa del fiume di sangue, raccolgono sistematicamente le informazioni per la loro diffusione all'estero, di modo che il mondo esterno possa conoscere l'entità della brutale repressione che dura ormai dal lontano marzo 2011.


Lunedì 12 Marzo 2012
 
Italia "maglia nera" nel mancato rispetto della dignità umana dei detenuti PDF Stampa E-mail
Antonio De Maio   

carcereROMA- In Italia le condizioni dei detenuti sembrano essere distanti dal dettato costituzionale.

Assai chiaro è il fine rieducativo cui tende l'art 27 comma 3 Cost.: "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso della dignità umana e devono tendere alla rieducazione del condannato".

Valore rafforzativo di quanto emerge dalla Costituzione lo ritroviamo nell'art. 1 sull'ordinamento penitenziario (l.26 luglio 1975, n.354) che stabilisce: "il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona".

Nella vita quotidiana vissuta dai detenuti e dagli internati viene meno l'applicazione pratica delle norme poste a tutela della loro dignità umana.

La dignità umana va intesa quale criterio normativo capace di definire anche in contesti culturali diversi ciò che a nessun uomo deve essere negato e ciò che a nessun uomo può essere inflitto. La si può considerare, inoltre, il principio ispiratore di una modalità tipicamente europea di previsione e tutela dei diritti.

Ciò appare chiaro se, ad esempio, si esamina il Trattato costituzionale firmato a Roma nel 2004. Il Titolo I del Trattato afferma che "l'Unione Europea si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, delle libertà, della democrazia, dell'uguaglianza dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani compresi i diritti delle persone appartenenti ad una minoranza". La dignità è indicata come il punto dei valori dell'Unione Europea.


L'Italia può essere considerata, dati alla mano "maglia nera" nella gestione del sistema carcerario. Dal 1959 al 2010, il nostro Paese è stato condannato dalla Corte Europea dei diritti dell'uomo ben 2.121 volte, e all'interno dei Paesi dell'Unione Europea, il nostro Paese detiene il primato per le condanne relative alla condizione dei detenuti mentre è seconda rispetto a tutti gli altri Stati membri del Consiglio d' Europa, precedendo perfino la Russia. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenendo sulla questione, ha dichiarato che le condizioni dei detenuti sono distanti dal dettato costituzionale e che auspica, per loro, una situazione quantomeno rientrante nei limiti dell'accettabilità.
 

Le carceri campane sono uno degli specchi che più riflette la gravità di questa situazione. Tra settembre e ottobre 2010  sono stati registrati ben tre casi di suicidio nel carcere partenopeo di Poggioreale: qui il 9 settembre 2010, Francesco Consoli, un transessuale pugliese di 34 anni si è tolto la vita inalando del gas. Poche settimane prima un altro detenuto era morto dopo essersi somministrato un mix di farmaci, illecitamente introdotti all'interno della prigione, mentre il 4 ottobre Antonio Granata, 35 enne di origini campane, arrestato il 29 settembre, è stato trovato impiccato nella sua cella.


Nel 2011 non è andata meglio, anzi. Solo prendendo l'esempio di Poggioreale la situazione è la seguente: "I reparti più sovraffollati sono il Padiglione di Napoli (presenti 450/ capienza 250) e Padiglione Milano (presenti 379/ capienza200). In una cella si arriva sino a 12 -14 detenuti, con i letti a castello impilati per tre e un solo bagno interno alla cella. Ad esclusione del Padiglione di Firenze negli altri Padiglioni le docce sono esterne.  La luce entra nelle celle e d'estate il sole è così forte che i detenuti coprono le finestre utilizzando un asciugamano bagnato. Il blindato viene chiuso la notte e aperto alle 6.00 del mattino. D'estate non vi sono attività formative o scolastiche".


Insomma quello che si registra è un clima di forte disapprovazione sociale. La condizione "disumana" cui sono costretti a vivere i detenuti è un tema divenuto prioritario all'interno dell'agenda politica nazionale e campana perchè ha a che fare con la tutela e il rispetto della persona, valori fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione.


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Giovedì 23 Febbraio 2012
 
Libia; Amnesty International denuncia torture PDF Stampa E-mail
redazione ilmediterraneo   

milizie-libiaTRIPOLI- E’ passato un anno dalla rivolta che ha spodestato il defunto Gheddafi. Le celebrazioni solenni che si terranno oggi nella città di Bengasi non sono però lo specchio dello Stato mediterraneo. Amnesty  International ha diffuso un rapporto in cui ha denunciato le violenze perpetrate dalle milizie armate sparse in tutta la nazione.
 

Il 16 febbraio scorso, nella città di Bengasi numerosi manifestanti si erano radunati per protestare contro l'arresto di un avvocato ed attivista dei diritti umani, una manifestazione che è poi degenerata in una protesta che aveva coinvolto molti cittadini e che fatto da apri strada all’intervento occidentale in Libia. Ma il Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt) non si è ancora dimostrato all’altezza del ruolo che ricopre. Molte le rappresaglie di gruppi armati; talvolta ex lealisti del defunto rais, altre volte semplici guerrieri delle numerose tribù presenti in tutto il territorio libico.
 

 Ma il nuovo rapporto sulla Libia di Amnesty International, mette in luce un altro aspetto. Intitolato "Le milizie minacciano le speranze di una nuova Libia", denuncia gravi e massicci abusi, compresi crimini di guerra, detenzioni illegali e torture, da parte di una moltitudine di milizie nei confronti di sospetti lealisti gheddafiani. Molti dei quali non avrebbero affrontato nemmeno un giusto ed equo processo. “Migranti e rifugiati africani sono stati presi di mira, le milizie hanno compiuto attacchi di rappresaglia, costringendo alla fuga intere comunità in assenza di qualsiasi tentativo, da parte delle autorità, di indagare e chiamare i responsabili a rendere conto delle loro azioni”, si legge nell’informativa dell’organizzazione mondiale.
 

FIRMA L'APPELLO
 

 “Le milizie sono ampiamente fuori controllo e l'impunità totale di cui beneficiano non fa altro che incoraggiare ulteriori abusi e perpetuare l'insicurezza e l'instabilità. Ovviamente il timore è che l’escalation di violenza finisca per deteriorare la situazione libica”, ha spiegato Donatella Rovera di Amnesty International. L’organizzazione ha visitato 11 strutture detentive usate da varie milizie in tutta la Libia, dove ha riscontrato torture e molti detenuti hanno riferito che, per far cessare le torture, hanno dovuto confessare stupri, omicidi e altri crimini mai commessi. I morti accertati dal settembre 2011, per lesioni riconducibili a torture sono 12. “È fondamentale che le autorità libiche dimostrino con fermezza l'impegno a girare pagina rispetto a decenni di sistematiche violazioni dei diritti umani riprendendo il controllo delle milizie, indagando sugli abusi del presente e del passato e processando i responsabili, a qualsiasi parte appartengano, secondo gli standard del  diritto internazionale”, ha concluso l’operatrice umanitaria.


Giovedì 16 Febbraio 2012
 
Iran; Golshifteh Farahan, attrice iraniana, espulsa per aver posato nuda PDF Stampa E-mail
redazione ilmediterraneo   

attrice-iranianaPARIGI- Golshifteh Farahani, famosa attrice iraniana che ha posato nuda per la rivista Madame Le Figaro, non potrà più ritornare in Iran.  Nata tre anni dopo la rivoluzione islamica iraniana del 1979, ha esordito come attrice alla tenera età di 14 anni nel suo primo film "The Pear Tree". Farahani, co-protagonista con Leonardo DiCaprio  nel film "Body of Lies", si è trasferita a Parigi un anno fa e ha posato senza veli per la rivista francese in segno di protesta contro la politica ultra -conservatore del suo Paese che sta fortemente limitando l’industria cinematografica e i ripetuti abusi sulle donne.

In Iran, l’agenzia Fars  ha detto che "la pubblicazione di fotografie  deplorevoli di Golshifteh Farahani su Internet mostrano la brutta faccia del cinema", per questo è persona non gradita dalle autorità di Teheran e non potrà fare ritorno nel Paese.

Sulla sua pagina facebook le foto che hanno creato scalpore in Iran. 


Giovedì 19 Gennaio 2012
 
Egitto; blogger nuda denuncia i problemi della società egiziana PDF Stampa E-mail
redazione ilmediterraneo   

Aliaa-Magda-Elmahdy-mezzobustoCAIRO- Le proteste hanno diverse forme. Quella di Aliaa Magda Elmahdy (Loleeta), è quanto mai singolare ma ha avuto di certo l’effetto desiderato. Da alcuni giorni circolano in rete otto sue fotografie che la ritraggono nuda. Il motivo? Cercare di attirare l’attenzione sui problemi egiziani e sulla società che definisce sulla sua pagina Facebook “violenta, razzista e sessista”.

La studentessa di comunicazione e media, all'università americana del Cairo, ha pubblicato leAliaa-Magda-Elmahdy-pantaloni sue foto nel proprio blog ed ha ampliato la visibilità attraverso i social network, Facebook e Twitter.

Individualista e atea” per autodefinizione, Loleeta si presenta come la fidanzata di Karim Amer, blogger condannato nel 2007 a quattro anni di prigione per aver “insultato l'Islam” e da quanto scrive vuole la liberazione di un altro blogger, Maikel Nabil, detenuto per le stesse ragioni del suo compagno.

Aliaa-Magda-Elmahdy-reggisenoImmediatamente sono scaturite le proteste della fazione più conservatrice egiziana. “Speriamo solo che i sheikh salafiti non se ne accorgano. Altrimenti accuseranno di questo tutti i liberali e i laici”, ha scritto una ragazza sul profilo Twitter di Elmahdy. Un’altra cittadina egiziana da’ il pieno appoggio alla protesta pacifica di Loleeta, anche se poi ha sottolineato che “da un punto di vista laico è una stupidaggine. Come pensiamo di ottenere rispetto così?

Le otto foto pubblicate hanno una pecetta gialla che coprono occhi, bocca eparti intime. “Quelle Aliaa-Magda-Elmahdycoperture sono la censura sulla nostra conoscenza, la nostra espressione e la nostra sessualità", ha scritto la studentessa che posando nuda ha assicurato di non aver fatto nulla di trasgressivo ma si è solamente ispirata ai modelli nudi che posavano alla facoltà di Belle Arti del Cairo negli anni ’70.

(Fonte foto: arebelsdiary.blogspot.com)


Martedì 15 Novembre 2011
 
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