Sabato 11 Feb 2012 09:08:20
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Sabato 11 Febbraio 2012

Libia: la nuova società punta alla formazione universitaria PDF Stampa E-mail
Graziana Coco   

Libyan-students-in-Tripol-007TRIPOLI- Ritorna pian piano la normalità in Libia. A Tripoli dopo settimane di guerriglia, la vita quotidiana sembra riprendere. Negozi, uffici e scuole stanno ritornando alle loro mansioni e tutti sperano che questo sia l’inizio di un periodo migliore che si lasci alle spalle il quarantennale regime di Gheddafi.

Anche se ci sono ancora i segni della rivolta, slogan appesi ai palazzi con su scritto "Gheddafi game over", "Free Lybia"  e un numero di giovani armati che controllano varie zone, la voglia di ricominciare è forte e lo si capisce dai numerosi giovani che quest’anno hanno deciso di iscriversi all’Università. Il personale si sta preparando per la settimana delle matricole  ma con una differenza. "In questa circostanza penso che possiamo essere perdonati se siamo un po’ in ritardo", dice l'amministratore Khalifa Shakreen. "Le cose stanno cambiando così velocemente".

Per la prima volta in 42 anni l'università ha la possibilità di essere un'istituzione accademica “normale”. "Fino ad ora abbiamo avuto la forma di un sistema universitario, ma non la funzione che dovrebbe svolgere", afferma Sami Khaskusha, un politico e professore di Tripoli. "Abbiamo alimentato giovani come se fossero spazzatura. Muammar Gheddafi ha usato questo luogo per aumentare il suo culto e rafforzare il regime. E non ha fatto nulla per la società libica".

Omar Tajouri, sta seguendo un master in diritto internazionale. La sua ambizione -impensabile appena qualche mese fa- è specializzarsi nel campo dei diritti umani. "Il regime di Gheddafi è stato fondato sull'ignoranza", afferma. 


I segni del cambiamento sono ovunque. La parola "Jamahiriya", lo "stato delle masse", è stata rimossa da ogni cartellone, le bandiere di color verde onnipresenti sono state bruciate per innalzare quella dei ribelli.studenti-libia

Faisal Krekshi, ginecologo che ha contribuito a coordinare i preparativi per la rivolta a Tripoli, ha affermato "C'è un nuovo spirito nelle università e nella società libica ma temo che le aspettative siano troppo elevate".

Ansiosi di dimostrare rapidamente i nuovi cambiamenti, c’è in programma di offrire il trasporto gratuito per il campus, computer e altre apparecchiature sequestrate dai comitati rivoluzionari.

Se il senso di libertà è inebriante, i ricordi dolorosi non sono ancora sbiaditi. "L'intero sistema era corrotto. Dovevi fare quello che gli uomini di Gheddafi ti ordinavano. Dovevi agire come un robot e se parlavi o ti opponevi  eri marchiato come un rivoluzionario", aggiunge Khaskusha, studente di diritto internazionale.

Ma la strada per la ripresa è ancora lunga, non basta aver eliminato il regime di Gheddafi.  Migliorare l'insegnamento delle lingue dovrebbe essere una delle priorità: molti libici giovani e di mezza età parlare solo l’arabo a causa del divieto del regime (imparare lingue occidentali fino a poco tempo fa significava appoggiare l’idea imperialista). Anche le biblioteche riceveranno risorse finanziarie per soddisfare le esigenze degli studenti.


Ora, in un mondo senza Gheddafi, ci sono nuove sfide. "Se la Libia vuole andare avanti, la gente deve capire che le nuove libertà e la costruzione di una società civile avviene attraverso lo studio e la formazione”, dichiara Hussein al-Ageli, responsabile del centro linguistico universitario. "Dobbiamo elevare i nostri standard e giocare un ruolo nella ricerca scientifica. Dovremmo essere la spina dorsale della intellighenzia. Ma ci vorrà del tempo", ammette. "Questo è un paese che deve essere costruito da zero".
(Fonte foto: The Guardian)
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Giovedì 22 Settembre 2011
 
Spagna; gli Indignados della scuola contro tagli e licenziamenti PDF Stampa E-mail
Maria Del Vecchio   

sciopero_scuola_madridMADRID- Scioperi, tagli, proteste e malcontento: ecco la situazione odierna della scuola pubblica spagnola.

Sfiancato da una crisi congiunturale senza precedenti, il Governo Spagnolo ha deciso di prendersela con la pubblica istruzione e per il nuovo anno scolastico ha riservato diverse “sorprese” non particolarmente gradite a insegnanti, famiglie e personale scolastico.
 

L’austerity iberica si è declinata in un aumento della giornata lavorativa da 18 a 22 ore e tagli drastici alle spese per le scuola pubblica, con conseguente licenziamento di 3mila precari e allargamento esponenziale del numero di alunni per classe.

L’obiettivo del Ministero è quello di risparmiare circa 80 milioni di euro.

Ma i docenti non ci stanno e con l’appoggio dei sindacati stanno dando vita a un calendario scolastico alternativo fatto di scioperi e mobilitazioni tali da far pensare che l’ondata di indignazione iberica sia tutt’altro che scemata.

 

No ai tagli
 

L’istruzione non è una spesa, è un investimento. No ai tagli”: è lo slogan con cui i docenti madrileni hanno inaugurato il loro 2011-2012, annunciano una marcia che inizierà oggi pomeriggio (alle 18.30) da Plaza Neptuno, per poi snodarsi lungo le strade del centro della capitale.

Per domani è prevista invece una “catena umana” che abbraccerà tutto il Palazzo del Provveditorato agli studi della Comunidad di Madrid. Dal canto loro i sindacati fanno sapere che la protesta continuerà ad oltranza, fino a quando la politica di tagli non sarà pesantemente rivista.

 

Alunni sul piede di guerra
 

Non solo i docenti, ma anche e soprattutto i destinatari della pubblica istruzione si sentono investiti da un caos che rischia di compromettere “il loro stesso futuro”, come dichiarano gli alunni dello storico Istituto Superiore San Isidro di Madrid.

Ai cronisti della testata ABC molti studenti dell’ultimo anno del Liceo, che in Spagna si chiama Bachillerato, si dicono seriamente allarmati sull’esito di una protesta che è appena cominciata ma che si preannuncia lunga e dolorosa.

In molti annunciano che “entreranno comunque a scuola”. Magari senza libri. Certamente senza professori, giacché i 328 Centri d’Insegnamento Superiore di tutta la Comunidad di Madrid hanno annunciato la loro inevitabile “serrata”.

 

La voce dei ragazzi: “Siamo noi che facciamo le spese”
 

Non tutti condividono in pieno il malcontento dei loro docenti, come Victor, che si lamenta per il fatto che :“Non si sa ancora quando inizieranno le lezioni, ma nel frattempo è già stato deciso che termineranno un mese prima: a maggio avremo la prova d’accesso all’Università e rischiamo di non essere preparati a sufficienza”.

C’è chi si mostra molto polemico sia nei confronti dei docenti che in quelli del sistema-scuola in generale. Come Mari Carmen: “Ci hanno dimezzato i compiti perché dicono che non hanno più tempo per correggerli; hanno eliminato le visite guidate perché costano troppo; e, come se non bastasse, ci sono meno classi e troppi alunni in poche aule. Sono molto preoccupata”. Angelica va dritta al punto: “Avremmo dovuto iniziare da tre settimane e invece ancora scioperi: siamo noi che ne facciamo le spese. In fondo gli insegnanti vengono pagati bene e hanno molti giorni di vacanza”.

 

Le gaffes della Aguirre
 

A proposito di dichiarazioni “imbarazzanti”, al centro dell’ultima bufera mediatica c’è Esperanza Aguirre, la Presidentessa della Comunità Autonoma di Madrid, rea di aver messo in dubbio pubblicamente la gratuità della scuola: “Se l’educazione è obbligatoria e gratuita in una fase, non è detto che debba esserlo in tutte le fasi successive”, aveva dichiarato la Aguirre. Nella giornata di ieri, dopo pesanti stigmatizzazioni da parte di chi l’ha accusata di minare le basi delle scuola pubblica, la presidenta si è poi corretta e ha fatto sapere, tramite il suo account twitter, che si riferiva “a fasi di istruzione avanzate come quella post-universitaria legata ai master”.

Di fatto la legge spagnola prevede la gratuità e l’obbligatorietà della scuola dai 6 a i 16 anni.

 

La protesta è appena cominciata
 

Nel frattempo il caos continua: la Comunità di Madrid ha fatto sapere che forme di sciopero così reiterate verranno considerate “illegali”, e coloro che le porteranno avanti saranno soggetti a sanzioni.

Per tutta risposta i sindacati della scuola hanno annunciato che la protesta è destinata ad allargarsi a macchia d’olio ad altre 10 regioni (comunità autonome) di Spagna.
 

(Fonte foto: ABC)


Martedì 20 Settembre 2011
 
Erasmus nel Mediterraneo, L'UNIMED si appella alla Commissione Europea PDF Stampa E-mail
redazione ilmediterraneo   

EuromedROMA - Scambi Erasmus tra una sponda e l’altra del Mediterraneo. È stato prorogato al 15 novembre 2011 il termine per sottoscrivere la petizione promossa dall’Unione delle Università del Mediterraneo (Unimed), cui hanno aderito ad oggi oltre 600 firmatari, tra rappresentanti del mondo accademico, delle istituzioni e del mondo studentesco in tutto il bacino del Mediterraneo.

L’obiettivo di Unimed, che raccoglie 81 atenei provenienti da 21 Paesi di entrambe le sponde del Mediterraneo, è quello di sollecitare la Commissione europea alla creazione di un programma Erasmus e Leonardo da Vinci “euro- mediterraneo”, allargando dunque il programma europeo ai paesi della sponda Sud, dal Marocco alla Siria attivando flussi di scambio con le università locali.

Vero è che per usufruire di un periodo di studio in molti di questi Paesi esiste già il programma europeo Erasmus Mundus, ma come si legge nella petizione che ede come primi firmatari gli eurodeputati  Françoise Castex, Franziska Brantner, Vincent Peillon, Cristian Preda e Ivo Vajgl, resta un problema “lo scarso numero di beneficiari della componente mediterranea del programma Mundus”.

E sono molti i rappresentanti delle istituzioni nostrane ad aver sposato la causa: le senatrici Laura Bianconi e Rossana Boldi, che presiede la 14esima Commissione Politiche dell’Unione Europea, Isabella Bertolini, vicepresidente del gruppo Pdl alla Camera, il deputato Salvatore Tomaselli, Mario Abbruzzese, presidente del Consiglio regionale del Lazio, Federica De Pasquale, vicepresidente della Consulta femminile Pari Opportunità del Lazio, e Benedetto Adragna, questore del Senato della Repubblica.

Fondamentale sarà tuttavia il sostegno della società civile e del mondo accademico stesso. Per questo Unimed, ha deciso di prorogare la scadenza della petizione (sottoscrivibile sul sito www-uni-med.net) dal 15 settembre al 15 novembre 2011 per permettere, anche grazie alla ripresa delle attività universitarie, una maggiore diffusione dell’appello tra i docenti, gli studenti e giovani ricercatori.

“Siamo soddisfatti del sostegno dimostrato da numerose personalità del mondo politico e accademico – commenta Domenico Laforgia, presidente dell’associazione e rettore dell’Università del Salento – Tuttavia, affinché la petizione vada a buon fine, è necessaria una maggiore mobilitazione, per favorire realmente nuove opportunità di crescita per studenti e ricercatori”.


Lunedì 19 Settembre 2011
 
Ben Ali cancellato dai libri di testo. Mega epurazione nella scuola tunisina PDF Stampa E-mail
redazione ilmediterraneo   

ben-ali-wantedTUNISI- Via per sempre dai libri scolastici. È l’ultimo epilogo della sorte di un dittatore.

Stiamo parlando di Zine el-Abidine Ben Ali, la prima testa a cadere per effetto del risveglio arabo: da oggi le sue gesta e la devozione assoluta tributata da storici e pedagogisti del regime saranno un ricordo sbiadito.
 

Per la prima volta due milioni di bambini tunisini inizieranno il loro primo anno scolastico senza le immagini celebrative che finora campeggiavano solenni nella scuola tunisina.

Dodici milioni di libri "nuovi"
 

Tutti i passaggi storici dedicati all’ex presidente sono stato rimossi” ha specificato il portavoce del Ministero Mohamed Sfar, a due giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico. Non meno di 370 nuovi libri di testo sono stati stampati in tempo record, per un totale di 12 milioni di copie, secondo quanto annunciato dal Ministro della Pubblica istruzione Taieb Baccouche. Pagina per pagina la storia nazionale è stata totalmente epurata da “quanto concerneva le pagliacciate del vecchio regime”, come dichiara al quotidiano tunisino la Presse Belgacem Lassoued, il direttore editoriale del centro nazionale di pedagogia.

I vecchi libri scolastici tunisini erano pieni di immagini e testi agiografici dedicati a Ben Ali e famiglia, in particolare alla famigerata consorte Leila Trabelsi. Non solo: i programmi ministeriali prevedevano che gli studenti conoscessero a memoria interi estratti dai discorsi presidenziali.

La Tunisia conta circa 6mila istituti scolastici, di cui tre quarti sono scuole primarie; ha un corpo docente formato da 57mila maestri elementari e 76mila insegnanti.
 

Più attenzione alla qualità dell’insegnamento
 

Il ministro Taieb Baccouche ha inoltre sottolineato che, se fino ad ora  “La nomina di amministratori e dirigenti scolastici veniva fatta una maniera casuale, ora si basa su criteri fondamentali, quali la qualità dell’insegnamento, l'anzianità e le qualifiche professionali raggiunte”.
 

(Fonte foto: Tunisie focus)


Mercoledì 14 Settembre 2011
 
Egitto giovane in rivolta: università meno care e più libere PDF Stampa E-mail
redazione ilmediterraneo   

studenti-egizianiIL CAIRO- Uniti e pronti all’azione per una nuova settimana all’insegna delle rivendicazioni studentesche. Né spagnoli, né italiani, ma pur sempre indignati nei confronti di un governo apparentemente nuovo, ma che stenta ancora nel cambiamento radicale. Stiamo parlando degli studenti egiziani che hanno in programma per oggi una manifestazione per chiedere le dimissioni di molti rettori di atenei pubblici.
 

Secondo quanto riportato dalla testata Al Masry- Al Youm, almeno diciassette collettivi studenteschi prenderanno parte alla protesta per chiedere il licenziamento della vecchia classe dirigente nelle università egiziane.
 

Di fatto l’ondata di malcontento è iniziata domenica scorsa, quando oltre duemila studenti hanno occupato l’Università Americana del Cairo, per ribellarsi all’ultimo aumento delle tasse universitarie. Si è trattato di una protesta nata in modo estemporaneo: la “miccia” si è innescata nel momento in cui alcuni giovani studenti sono stati bloccati all’ingresso del campus per essersi rifiutati di pagare le “solite” dieci sterline per il parcheggio delle proprie auto.
 

Cosa rivendicano
 

Un’università meno cara, un servizio accademico migliore, e uno svecchiamento della vecchia burocrazia interna alle facoltà: ecco cosa rivendicano in sintesi i giovani egiziani. Tra tanti c’è Mohamed Youssef, studente di ingegneria meccanica all’ateneo del Cairo, che accetta di parlare e dice “Chiediamo che venga messo un tetto all’aumento delle tasse previsto per i prossimi anni accademici, e poi vogliamo essere rappresentati nelle riunioni di amministrazione”.
 

Basta ai servizi segreti nelle università
 

Secondo Mohamed, fino ad ora le riunioni dei vertici d’ateneo vengono fatte a porte chiuse perché c’è ancora molto marciume del vecchio assetto pre-Mubarak da tenere sotto chiave, e continua: “Ora vogliamo essere resi partecipi delle decisioni che ci riguardano”.

Prima della rivolta di Gennaio che ha portato alla destituzione di Mubarak, i servizi di sicurezza del regime erano onnipresenti nella vita universitaria, in quanto addetti a monitorare le attività extracurricolari, ovvero a limitare fortemente la libertà d’azione e di associazione giovanile.

Secondo Mohamed tale prassi è oggi scomparsa solo sulla carta: “il monitoraggio continua”, e ciò è il preoccupante segnale di una transizione non ancora compiuta.
 

(Fonte foto: Al Masry- Al Youm)


Martedì 13 Settembre 2011
 
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