Mercoledì 23 Mag 2012 02:28:54
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Lavoro

Mercoledì 23 Maggio 2012

Italia; Disoccupazione giovanile dilagante PDF Stampa E-mail
redazione ilmediterraneo   

NEWS_15914ROMA- Un giovane su tre è disoccupato e il tasso di disoccupazione a febbraio vola al 9,3%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto a gennaio e di 1,2 punti su base annua. Si tratta, informa l'Istat, del livello più alto dal gennaio 2004, inizio delle serie storiche.
 

Nonostante il premier Mario Monti abbia detto ieri che la crisi è superata, il tasso di disoccupazione tra i giovani (15-24enni) si attesta al 31,9% a febbraio, con un aumento di 0,9 punti percentuali rispetto a gennaio e di 4,1 punti su base annua. Anche in questo caso si tratta del dato più elevato da gennaio 2004. In totale si sono registrate 44mila donne occupate in meno rispetto a gennaio.

 

I dati Istat rilevano inoltre che a febbraio il numero di disoccupati aumenta su base annua del 16,6%, ovvero di 335mila unità. In totale i disoccupati sono 2.354 mila, 45mila in più rispetto a gennaio. Dati allarmanti, dunque. E non va meglio se si analizzano le rilevazioni Istat relative al quarto trimestre 2011.

Nel quarto trimestre 2011 il tasso di disoccupazione si attesta al 9,6%, nove decimi di punto in più rispetto a un anno prima e ai massimi dal quarto trimestre del 1999. Tra i giovani la disoccupazione sale al 32,6% dal 29,8% del quarto trimestre 2010), con un picco del 49,2% per le giovani donne del Mezzogiorno.
 

Al persistente calo dell'occupazione giovanile su base annua (-253.000 unità, fino a 34 anni), si contrappone l'aumento dell'occupazione italiana più adulta (+164.000 unità, nella classe con almeno 55 anni), soprattutto di quella a tempo indeterminato. Secondo l'Istituto di statistica, la permanenza sul posto di lavoro di chi ha 55 anni o più è dovuta sia al progressivo invecchiamento della popolazione sia all'inasprimento dei requisiti anagrafici e contributivi per l'accesso alla pensione.
 

La crisi non risparmia nemmeno l’Europa. Infatti anche nell'Eurozona la disoccupazione sale al 10,8% a febbraio, raggiungendo il massimo da quasi 15 anni. A gennaio era al 10,7%. Nella Ue a 27 paesi la disoccupazione avanza dal 10,1% al 10,2%: al 23,6% in Spagna e al 21% in Grecia. Secondo Eurostat, il numero dei disoccupati a febbraio sale di 1,48 milioni di unità rispetto a un anno fa a 17,1 milioni di unità. Il numero degli occupati cresce di 1,87 milioni di unità a quota 24,55 milioni. I paesi con i tassi di disoccupazione più bassa sono Austria (4,2%), Olanda (4,9%), Lussemburgo (5,2%) e Germania (5,7%). In questa situazione "è sempre più importante portare avanti riforme strutturali", ha sottolineato Amadeu Altafaj, portavoce del commissario Ue per gli affari economici Olli Rehn.

(Fonte foto: Ansa) 


Martedì 03 Aprile 2012
 
Spagna; sciopero generale contro la riforma del lavoro PDF Stampa E-mail
redazione ilmediterraneo   

spagna-ottavo.sciopero-generaleMADRID- Ottavo sciopero generale nella storia del Paese. La Spagna ha incrociato oggi le braccia per protestare contro la riforma del lavoro approvato per decreto lo scorso febbraio  dall’esecutivo di Mariano Rajoy, al potere soltanto da cento giorni. I sindacati contestano una legge che hanno definito “brutale”, la quale consentirà alle aziende di licenziare più facilmente.
 

Lo sciopero generale è iniziato questa mattina appena scattata la mezzanotte. Nonostante i sindacati avevano fatto appello alla non violenza, nella nottata il ministero degli Interi ha riferito dell’arresto di 58 giovani che non hanno però causato gravi danni. Le due principali sigle sindacali, CCOO e UGT, durante il turno di notte l'adesione è stata “massiccia” soprattutto nel settore metallurgico, della costruzione e della raccolta dei rifiuti.  Mentre la sigla UGT  ha condannato “la presenza sproporzionata” degli agenti addetti alla sicurezza, spiegando inoltre che un simile dispiegamento è degno dello “sbarco in Normandia”. Il suo leader, José Javier Cubillo, ha detto a El Mundo che “non sappiamo dove vuole arrivare il Governo dispiegando un servizio di sicurezza così sproporzionato”.
 

In un Paese con un tasso di disoccupazione del 23% (che raddoppia se si prendono in considerazione i giovani), la riforma, sostengono i sindacati, verrà utilizzata come una possibilità per ottenere licenziamenti più facili ed economici. Ma Il Governo non vuole sentire ragioni e continua a ribadire che la riforma intende rinnovare il mercato del lavoro e aumentarne la mobilità, anche se alcuni ministri hanno ammesso che durante il 2012 si potrebbe registrare un lieve aumento della disoccupazione.
 

I sindacati però potrebbero non raccogliere le adesioni sperate. Secondo la maggior parte degli analisti locali, solo il 30% degli spagnoli si è detto favorevole ad uno sciopero indetto a così breve tempo dall’insediamento di Rajoy. Ma non soltanto. Molti cittadini sono seriamente preoccupati di perdere il  posto di lavoro nel caso prendessero parte alle manifestazioni.
 

Ma oggi i cittadini sono scesi in piazza anche per chiedere al premier di non aumentare i tagli al bilancio pubblico. Il primo ministro ha già annunciato che venerdì ci sarà un nuovo taglio alle spese da 15mld di euro, arrivati a due mesi dalla finanziaria di dicembre che aveva tagliato altri 20mld. La Spagna deve rispettare i patti con Bruxelles riguardanti la riduzione del deficit pubblico dal 8,5% del 2011 al 5,3% entro fine anno.

(Fonte foto: Ap) 


Giovedì 29 Marzo 2012
 
Monti: la riforma del lavoro “passerà” PDF Stampa E-mail
redazione ilmediterraneo   

monti-tokyoTOKYO- Dal lontano Giappone il premier Mario Monti ha riacceso la discussione sulla tematica della riforma del lavoro. In conferenza stampa a Tokyo, ospite del gruppo editoriale economico Nikkei, il capo di governo ha spiegato che la “maggioranza degli italiani” vede questo ddl come un “passo necessario”, sia per i lavoratori italiani che per gli investitori stranieri.
 

Davanti a una platea di 2mila persone, interessata alla evoluzione italiana e dell'Eurozona, Monti ha illustrato l'azione del suo esecutivo, soffermandosi sulla riforma del lavoro sulla quale ha assicurato che  il Parlamento “presto inizierà una discussione” che dovrebbe concludersi entro l’inizio del periodo estivo. "Ho fiducia nel fatto che la riforma passerà" ha aggiunto, anche perché l'accoglienza avuta dalla "riforma delle pensioni mi fa ben sperare".
 

Il premier ha ricordato che "ci sono parti della riforma accettate da tutti" e sono " quelle che implicano spesa pubblica". "Abbiamo l'obbligo dell'equilibrio" fra gli interventi, ha sottolineato Monti, ricordando come il governo abbia già introdotto "qualcosa di simile a una tassa sulla ricchezza". Monti ha poi spiegato che il Governo non punta “ad alterare l'equilibrio di poteri o la distribuzione delle entrate, togliendole ai lavoratori per darle alle imprese". "Credo nella persuasione", ha detto ancora ricordando che comunque la riforma alla fine "è per i lavoratori, soprattutto per i giovani e i disoccupati".
 

Quanto alla riforma, spiega, l’esecutivo punta ad "una drastica riduzione della segmentazione del mercato fra lavoratori”, la quale oggi è molto protetta e presenta una totale assenza di protezione soprattutto “fra i giovani" che trovano problemi a entrare nel mondo del lavoro "perché' le imprese hanno paura di assumere dal momento che è molto difficile licenziare anche per ragioni economiche". Secondo il premier la ragione dei pochi investimenti stranieri in Italia degli ultimi 10-15 anni è da ricercare “nell’assenza di infrastrutture, ma il mercato del lavoro ha un ruolo anche in questo”.
 

"Nonostante il calo degli ultimi giorni, a causa delle misure sul mercato del lavoro, il governo gode di un forte consenso nei sondaggi di opinione, ma i partiti no" ha poi aggiunto Monti sottolineando come quella dell'esecutivo tecnico "è e deve essere un'eccezione, quindi la vita politica tornerà ai partiti". Ma questi, ha aggiunto, "quando torneranno al potere saranno un po' diversi perché' più consapevoli di prima rispetto alla richiesta di governance da parte degli italiani, mentre in passato l'offerta è stata carente".
 

Monti ha comunque difeso la stabilità del sistema politico italiano evidenziando come la nascita del suo governo sia legata alla "consapevolezza delle forti difficoltà" in cui si trovava il paese, e anche grazie "al consenso del mio predecessore", ovvero Silvio Berlusconi. A questo proposito, ha sottolineato Monti, "non è facile trovare un leader che si dimetta senza essere stato battuto in Parlamento".
 

Alla platea di investitori ed economisti giapponesi nella sede del gruppo Nikkei di Tokyo, Monti ha lanciato un messaggio rassicurante. "Chi avesse comprato nello scorso novembre titoli italiani, avrebbe fatto un buon affare. Ma c’è ancora spazio per farlo" perché l'Italia oggi "è una risposta alla crisi, anziché' un fattore che la aggrava". "Ecco perché”, ha continuato Monti “ciò che facciamo in Italia è seguito con tanto interesse" all'estero, ricordando di avere "ieri a Seoul toccato con mano quanto più che in passato fosse alto l'interesse per l'Italia".

(Fonte foto: Tm News


Mercoledì 28 Marzo 2012
 
Riforma del Lavoro; Monti: “mi interessa lavorare, non tirare a campare” PDF Stampa E-mail
redazione ilmediterraneo   

monti_affranto-seoulSEOUL- Meglio tirare a campare o tirare le cuoia? Il premier Mario Monti non ha dubbi e parlando con i cronisti da Seoul, ha spiegato con la celebre frase di Andreotti che preferirebbe tirare le cuoia e fare un buon lavoro. L’esternazione del primo ministro è sembrata una risposta alla bagarre innescata dalla riforma del lavoro che in questi giorni sta dividendo anche il Parlamento.
 

Se il Paese attraverso le sue forze sociali e politiche non si sente pronto per quello che noi riteniamo un buon lavoro non chiederemmo di continuare per arrivare a una certa data”. Monti, in viaggio diplomatico a Seoul dove ha partecipato all’incontro sulla sicurezza nucleare, ha mostrato tutto il suo dispiacere per le polemiche che stanno colorando in questi giorni la scena politica del Paese. Sul tema crisi, il capo di governo ha affermato che “a noi è stato chiesto di fare un'azione nell'interesse generale. Un illustrissimo uomo politico diceva: "meglio tirare a campare che tirare le cuoia". Per noi nessuna delle due espressioni vale perché l'obiettivo è molto più ambizioso della durata ed è fare un buon lavoro”.
 

Le parole del premier sembrerebbero rivolte ai mal di pancia del Partito Democratico. Lacerato al suo interno, come spesso si può osservare, il Pd non ha una posizione unitaria sulla riforma del lavoro. Anche se Pier Luigi Bersani aveva incassato una sostanziale unanimità davanti alla direzione nazionale del partito, sembra che il leader stia ad un vero e proprio bivio, in cui da una parte ci sono gli elettori che contestano il disegno di legge e dall’altra la necessità di tener fede a quel “senso di responsabilità” verso il Paese che lo stesso Bersani ha ribadito ieri davanti ai vertici del Pd.
 

Diverso la linea del Pdl. Angelino Alfano ha dato ragione al premier nel tentativo di recuperare consensi dopo la disastrosa avventura di governo. “Monti ha detto che per lui è importante fare un buon lavoro e non tirare a campare. Siamo d’accordo: o si fa una buona riforma o nessuna riforma”. Stesso vale per l’Udc di Pier Ferdinando Casini e per il Fli di Gianfranco Fini.
 

Non sono critico ma grato ad Alfano e a chi dice che la riforma va approvata il prima possibile e così com’è. Mi si rimprovera però di non aver fatto un decreto. Ma c’è stato il capo dello Stato, di cui non ne discuto la valutazione, e c’è stata la volontà di arrivare quanto prima al varo della legge”, ha spiegato Monti al giornalista dell’Ansa. Il medesimo ragionamento l’ha fatto anche Elsa Fornero, ministro del Welfare. La titolare del ministero di Via Veneto aveva chiesto al Parlamento  di rispettare “l'impianto e i principi basilari” senza annacquare il testo. “Questa è una riforma seria ed equilibrata. Spero che i partiti capiscano: modifiche se ne possono fare, ma il governo non accetterà che questo disegno di legge venga snaturato o sia ridotto in polpette”.

(Fonte foto: Ap) 


Martedì 27 Marzo 2012
 
Monti: “su riforma del lavoro scelte eque” PDF Stampa E-mail
redazione ilmediterraneo   

monti-marioROMA- Il mercato del lavoro? Sarà il Parlamento a decidere. Torna a parlare il premier Mario Monti che ha difeso l’operato della sua collaboratrice e ministro del Welfare, Elsa Fornero. “Il Parlamento è sovrano, ma cercheremo di avere un risultato finale, in tempi non troppo lunghi, il più vicino possibile al testo varato dal Cdm”.
 

Il capo di Governo in viaggio per Seoul, dove parteciperà al vertice sulla sicurezza nucleare, è tornato a difendere l’operato dell’esecutivo, in particolar modo l’agognata riforma del lavoro stilata dalla Fornero. Il premier ha ammesso davanti il cronista dell’Ansa, di sentire sulle sue spalle “il peso delle decisioni non facili” dettate dal fatto che la situazione "dell'Italia era piuttosto grave". Il premier ha poi affermato che l’esecutivo ha cercato in tutti i modi di “distribuire i sacrifici in modo equo”.
 

Dopo l’intervista al programma ‘Mezz’ora’ del segretario della Cgil, in cui aveva proclamato uno sciopero generale e affermato che la battaglia attorno la il mercato del lavoro non era finita, spiegano che si aspettava “un movimento serio che osteggerà la riforma in Parlamento”, Monti ha auspicato che il Parlamento ottenga “un risultato finale in tempi non troppo lunghi e che sia il più vicino possibile” al disegno di legge presentato.

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FORNERO: NO ANNAQUAMENTI IN PARLAMENTO
 

Intanto anche la Fornero ha fatto sapere che il governo non cederà sullo scoglio Art. 18. “Questa è una riforma seria ed equilibrata”, ha affermato il ministro del Lavoro in un colloquio con Repubblica. “Spero che i partiti capiscano: modifiche se ne possono fare, ma il governo non accetterà che questo disegno di legge venga snaturato o sia ridotto in polpette. Questo provvedimento potrà anche subire qualche cambiamento, ma chiediamo che il Parlamento sovrano ne rispetti l'impianto e i principi basilari. In caso contrario dovrà assumersi le sue responsabilità e il governo farà le sue valutazioni”. Sull'art. 18 la Fornero ha affermato che “il senso” è chiaro: “nei licenziamenti per motivi economici oggettivi è previsto l'istituto dell'indennizzo e non quello del reintegro”, bocciando di fatto le richieste della Cgil. 


Lunedì 26 Marzo 2012
 
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