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Albania; la strada per l'Europa è ancora lunga

Italia redazione ilmediterraneo
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VALONA - La strada che deve portare l'Albania in Europa è ancora lunga, ma molti passi sono stati fatti e altri se ne faranno, nel breve periodo, perché nel giro di pochi anni Tirana possa fare il suo ingresso nell'Ue dalla porta principale.

"L'Albania si sta muovendo con attenzione e determinazione - dice Genc Pollo, ministro per l'Innovazione tecnologica e dell'Informazione, uno degli uomini sui quali il premier, Sali Berisha, ha puntato per portare il Paese verso quegli standard necessari per entrare in Europa - per creare le condizioni per l'ingresso nell'Unione.

Non condizioni minime, ma condizioni migliori. Stiamo lavorando duramente e sappiamo che potremo riuscirci". Il ministro Pollo riconosce all'Italia un ruolo importante in questo processo, "perché i nostri due Paesi sono da sempre vicini", quasi a sottolineare che lo erano anche quando il regime comunista di Enver Hoxha negava all'Albania qualsiasi contatto con l'esterno.

Le condizioni sono legate anche alla forte spinta che il governo albanese sta imprimendo alle riforme soprattutto nel campo dell'innovazione tecnologica, dove si stanno facendo passi da gigante.

Non sono molti i Paesi in Europa che hanno adottato il passaporto biometrico, in Albania già da tempo attivato, così come la patente che, per tutti, ha il formato di una carta di credito - e sin qui niente di particolare -, con un microchip che diventa la memoria della persona che ne è titolare e che, costantemente aggiornata, ne accompagna ogni atto ufficiale.

Certo non basta questo a dire che gli standard della vita quotidiana albanese sono già pronti per entrare in Europa, ma la passione, l'entusiasmo, il dinamismo sono evidenti.

Resta ancora molto da fare, soprattutto nel campo delle infrastrutture, dopo che il regime comunista si è lasciato dietro, come eredità, una rete stradale approssimativa e che necessita di forti interventi infrastrutturali.

Di questo ne risente anche il sistema dei trasporti, che poggia quasi esclusivamente sull'iniziativa dei privati. Un esempio per tutti: la flotta sterminata di furgoncini e corriere - molte delle quali d'annata - che collega i mille centri dell'Albania, su strade quasi sempre a due corsie, dove ogni sorpasso è una sfida alla sorte e alla capacità di dosare coraggio e prudenza.

Per poi trovarsi, all'improvviso, in una 'quasi'' autostrada, sulla quale magari vedere pedalare allegramente delle persone in bici, sul ciglio della corsia, ma contromano.

Quello delle strade è un problema che hanno anche le città più grandi del Paese, come Tirana e Valona.

Il traffico della capitale - per ammissione degli stessi automobilisti - è assolutamente caotico e dove il clacson viene utilizzato non come uno strumento sonoro, ma come qualcosa che possa ottenere un doppio effetto: spingere la macchina che sta avanti e dare velocità alla propria. Il risultato è un concerto costante all'insegna della cacofonia.

E anche Valona ha i suoi problemi, perché se le strade del centro sono abbastanza curate e scorrevoli, quelle della parte meno visibile sono, secondo una battuta frequente nella città, come quelle di Kandahar. Shpetin Gjika, sindaco uscente di Valona (é alla fine del secondo mandato e già pronto a fare la tripletta), sa che anche questa é una sfida da affrontare.

Ce la stiamo mettendo tutta, dice nel suo ufficio, facendo capire che quello delle strade è un problema, ma non il solo per una città che guarda all'Europa come prima, appena una decina di anni fa, faceva con l'Italia. (ANSAmed).(dell'inviato Diego Minuti)


Mercoledì 09 Giugno 2010

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