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Spagna; gli Indignados della scuola contro tagli e licenziamenti

Italia Maria Del Vecchio
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sciopero_scuola_madridMADRID- Scioperi, tagli, proteste e malcontento: ecco la situazione odierna della scuola pubblica spagnola.

Sfiancato da una crisi congiunturale senza precedenti, il Governo Spagnolo ha deciso di prendersela con la pubblica istruzione e per il nuovo anno scolastico ha riservato diverse “sorprese” non particolarmente gradite a insegnanti, famiglie e personale scolastico.
 

L’austerity iberica si è declinata in un aumento della giornata lavorativa da 18 a 22 ore e tagli drastici alle spese per le scuola pubblica, con conseguente licenziamento di 3mila precari e allargamento esponenziale del numero di alunni per classe.

L’obiettivo del Ministero è quello di risparmiare circa 80 milioni di euro.

Ma i docenti non ci stanno e con l’appoggio dei sindacati stanno dando vita a un calendario scolastico alternativo fatto di scioperi e mobilitazioni tali da far pensare che l’ondata di indignazione iberica sia tutt’altro che scemata.

 

No ai tagli
 

L’istruzione non è una spesa, è un investimento. No ai tagli”: è lo slogan con cui i docenti madrileni hanno inaugurato il loro 2011-2012, annunciano una marcia che inizierà oggi pomeriggio (alle 18.30) da Plaza Neptuno, per poi snodarsi lungo le strade del centro della capitale.

Per domani è prevista invece una “catena umana” che abbraccerà tutto il Palazzo del Provveditorato agli studi della Comunidad di Madrid. Dal canto loro i sindacati fanno sapere che la protesta continuerà ad oltranza, fino a quando la politica di tagli non sarà pesantemente rivista.

 

Alunni sul piede di guerra
 

Non solo i docenti, ma anche e soprattutto i destinatari della pubblica istruzione si sentono investiti da un caos che rischia di compromettere “il loro stesso futuro”, come dichiarano gli alunni dello storico Istituto Superiore San Isidro di Madrid.

Ai cronisti della testata ABC molti studenti dell’ultimo anno del Liceo, che in Spagna si chiama Bachillerato, si dicono seriamente allarmati sull’esito di una protesta che è appena cominciata ma che si preannuncia lunga e dolorosa.

In molti annunciano che “entreranno comunque a scuola”. Magari senza libri. Certamente senza professori, giacché i 328 Centri d’Insegnamento Superiore di tutta la Comunidad di Madrid hanno annunciato la loro inevitabile “serrata”.

 

La voce dei ragazzi: “Siamo noi che facciamo le spese”
 

Non tutti condividono in pieno il malcontento dei loro docenti, come Victor, che si lamenta per il fatto che :“Non si sa ancora quando inizieranno le lezioni, ma nel frattempo è già stato deciso che termineranno un mese prima: a maggio avremo la prova d’accesso all’Università e rischiamo di non essere preparati a sufficienza”.

C’è chi si mostra molto polemico sia nei confronti dei docenti che in quelli del sistema-scuola in generale. Come Mari Carmen: “Ci hanno dimezzato i compiti perché dicono che non hanno più tempo per correggerli; hanno eliminato le visite guidate perché costano troppo; e, come se non bastasse, ci sono meno classi e troppi alunni in poche aule. Sono molto preoccupata”. Angelica va dritta al punto: “Avremmo dovuto iniziare da tre settimane e invece ancora scioperi: siamo noi che ne facciamo le spese. In fondo gli insegnanti vengono pagati bene e hanno molti giorni di vacanza”.

 

Le gaffes della Aguirre
 

A proposito di dichiarazioni “imbarazzanti”, al centro dell’ultima bufera mediatica c’è Esperanza Aguirre, la Presidentessa della Comunità Autonoma di Madrid, rea di aver messo in dubbio pubblicamente la gratuità della scuola: “Se l’educazione è obbligatoria e gratuita in una fase, non è detto che debba esserlo in tutte le fasi successive”, aveva dichiarato la Aguirre. Nella giornata di ieri, dopo pesanti stigmatizzazioni da parte di chi l’ha accusata di minare le basi delle scuola pubblica, la presidenta si è poi corretta e ha fatto sapere, tramite il suo account twitter, che si riferiva “a fasi di istruzione avanzate come quella post-universitaria legata ai master”.

Di fatto la legge spagnola prevede la gratuità e l’obbligatorietà della scuola dai 6 a i 16 anni.

 

La protesta è appena cominciata
 

Nel frattempo il caos continua: la Comunità di Madrid ha fatto sapere che forme di sciopero così reiterate verranno considerate “illegali”, e coloro che le porteranno avanti saranno soggetti a sanzioni.

Per tutta risposta i sindacati della scuola hanno annunciato che la protesta è destinata ad allargarsi a macchia d’olio ad altre 10 regioni (comunità autonome) di Spagna.
 

(Fonte foto: ABC)


Martedì 20 Settembre 2011


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