IL CAIRO- Uniti e pronti all’azione per una nuova settimana all’insegna delle rivendicazioni studentesche. Né spagnoli, né italiani, ma pur sempre indignati nei confronti di un governo apparentemente nuovo, ma che stenta ancora nel cambiamento radicale. Stiamo parlando degli studenti egiziani che hanno in programma per oggi una manifestazione per chiedere le dimissioni di molti rettori di atenei pubblici.
Secondo quanto riportato dalla testata Al Masry- Al Youm, almeno diciassette collettivi studenteschi prenderanno parte alla protesta per chiedere il licenziamento della vecchia classe dirigente nelle università egiziane.
Di fatto l’ondata di malcontento è iniziata domenica scorsa, quando oltre duemila studenti hanno occupato l’Università Americana del Cairo, per ribellarsi all’ultimo aumento delle tasse universitarie. Si è trattato di una protesta nata in modo estemporaneo: la “miccia” si è innescata nel momento in cui alcuni giovani studenti sono stati bloccati all’ingresso del campus per essersi rifiutati di pagare le “solite” dieci sterline per il parcheggio delle proprie auto.
Un’università meno cara, un servizio accademico migliore, e uno svecchiamento della vecchia burocrazia interna alle facoltà: ecco cosa rivendicano in sintesi i giovani egiziani. Tra tanti c’è Mohamed Youssef, studente di ingegneria meccanica all’ateneo del Cairo, che accetta di parlare e dice “Chiediamo che venga messo un tetto all’aumento delle tasse previsto per i prossimi anni accademici, e poi vogliamo essere rappresentati nelle riunioni di amministrazione”.
Secondo Mohamed, fino ad ora le riunioni dei vertici d’ateneo vengono fatte a porte chiuse perché c’è ancora molto marciume del vecchio assetto pre-Mubarak da tenere sotto chiave, e continua: “Ora vogliamo essere resi partecipi delle decisioni che ci riguardano”.
Prima della rivolta di Gennaio che ha portato alla destituzione di Mubarak, i servizi di sicurezza del regime erano onnipresenti nella vita universitaria, in quanto addetti a monitorare le attività extracurricolari, ovvero a limitare fortemente la libertà d’azione e di associazione giovanile.
Secondo Mohamed tale prassi è oggi scomparsa solo sulla carta: “il monitoraggio continua”, e ciò è il preoccupante segnale di una transizione non ancora compiuta.
(Fonte foto: Al Masry- Al Youm)
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