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Gasdotto Algeria-Sardegna: un'opera da 3mld di euro al centro del Mediterraneo |
CAGLIARI- Nel 2014 partiranno i lavori di costruzione del più profondo gasdotto del mondo: il GALSI. Con una capacità di 8 miliardi di metri cubi di gas all'anno e una profondità massima di 2824 metri, tale condotta sottomarina (lunga circa 900 km) permetterà al metano - estratto in Algeria – di raggiungere il sud della Sardegna, fino al terminal di arrivo di Porto Botte. Dopo di che, il gas verrà incanalato in una condotta interrata, che attraverserà tutta l'Isola, per poi giungere alla stazione di compressione di Olbia. A quel punto, proseguirà il suo viaggio nuovamente sotto il mare, fino a Piombino (in Toscana). In tal modo, il metano non solo potrà rifornire la rete italiana del gas, ma potrà anche essere venduto agli altri paesi del Mediterraneo Settentrionale. Del gruppo GALSI fanno parte, oltre ai colossi dell'energia Enel e Edison, anche la Società Nazionale di Idrocarburi Algerina, l'Hera Trading s.r.l. e la Regione Autonoma della Sardegna (per mezzo della SFIRS).
Attraverso il piano denominato European Energy Program for Recovery, l'Unione Europea ha concesso al GALSI un finanziamento a fondo perduto di ben 120 milioni di euro e - secondo una stima pubblicata nel sito della Regione Sardegna - il costo totale dell'opera si aggira intorno ai 3 miliardi di euro.
Grazie a questo imponente investimento, potrà essere soddisfatta una domanda molto diversificata del prodotto. Per cui, questo combustibile non servirà solo a riscaldare le abitazioni, ma potrà essere utilizzato dall'industria ed in particolar modo dal settore automobilistico, il quale sta puntando a promuovere l'auto a metano come auto del futuro. Ma il metano algerino sarà in grado di rispondere a questa crescente domanda? È difficile dare una risposta secca, dato che il giacimento algerino (da cui partirà il gasdotto) ha una riserva capace di fornire metano, per non più di 30 anni.
Recentemente, in Italia, è stata avviata una campagna di promozione a favore del metano, il quale viene osannato - dalle nostre istituzioni - per le sue incredibili qualità chimico-fisiche, tanto da essergli stato attribuito l’appellativo di biogas. Nessuno può negarlo: il metano è meno inquinante della benzina, dato che rispetto ad essa è in grado di emettere un livello di CO2, inferiore del 18%. Ed è quindi meno dannoso per l’ambiente. Ma del resto, anche dar da bere del vino a un neonato è meno dannoso che fargli bere della grappa. Non va dimenticato che il metano, oltre ad essere un’energia non rinnovabile, contribuisce all’effetto serra e può causare la morte per asfissia, in caso di esalazione, dovuta a una fuga accidentale. Inoltre, provoca l’emissione di polveri sottili, ozono e ossido di azoto, (tutte sostanze nocive). Non può quindi essere considerato una fonte di energia alternativa, capace di contribuire alla realizzazione della Green Economy. Quest’ultima viene definita dall’ONU come quel sistema di attività economiche - riguardanti la produzione, la commercializzazione e il consumo di beni e servizi - che determina il miglioramento del benessere dell’uomo nel lungo periodo, senza esporre le generazioni future a rischi ambientali significativi e a scarsità ecologiche. Per cui il significato stesso di Green Economy è in netto contrasto con il ricorso al metano, come fonte di energia pulita.
Sardegna CO2 Zero è il titolo dell’ambizioso progetto di sviluppo energetico, portato in campo dalla giunta regionale sarda, guidata da Ugo Cappellacci. L’obiettivo è quello di far si che, entro il 2020, la Sardegna sia in grado di coprire il 20% del suo fabbisogno energetico, attraverso il ricorso a fonti rinnovabili (soprattutto, attraverso l'energia solare). Ma, il passaggio del gasdotto nell’Isola potrebbe scoraggiare famiglie e imprese a fare ricorso al fotovoltaico, poiché i costi di allaccio alla rete del gas sono molto più bassi. Basti pensare che per una famiglia italiana media, la tariffa di allaccio alla rete del gas si aggira intorno ai 500 euro, contro i circa 20.000 euro necessari per acquistare un pannello fotovoltaico di medie dimensioni (ossia di 3 KW).
Porto Botte e le Saline di Olbia (ubicate rispettivamente a sud e a nord dell’Isola) sono le due località, che ospiteranno le infrastrutture di filtrazione e compressione del gas. Ciò causerà un’indiscussa rovina del loro paesaggio. Per ironia della sorte, queste due zone presentano uno scenario naturalistico molto simile. Entrambe, infatti, oltre ad avere un mare cristallino incantevole, posseggono una suggestiva laguna contigua alla spiaggia, (habitat ideale per svariate specie di uccelli). Ma, l’elemento che le accomuna maggiormente è rappresentato, senza ombra di dubbio, dall’incessante presenza di vento, tanto da essere divenute delle mete molto ambite per gli appassionati di kitesurf. Con le loro acrobatiche evoluzioni, gli amanti di questo sport vengono trainati - a tutta velocità - da degli aquiloni, la cui forza motrice è rappresentata, appunto, dal vento. È davvero un bello spettacolo da ammirare, per chi ha la fortuna di passare da quelle parti. Eppure, tra qualche anno, sia a Porto Botte che alle Saline di Olbia, non si vedranno mai più volteggiare nell’aria quei coloratissimi aquiloni. Peccato, perché sarebbero stati gli unici in grado di emettere un livello di CO2 pari a zero.
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Commenti
Non sono previsti i metanodotti di collegamento tra il Galsi e le reti delle città, per cui la Sardegna non trarrà alcun "beneficio energetico" dal pasaggio del metanodotto, mentre è certo il danno ambientale che interesserà l'intera isola e in particolare i tratti di mare di approdo e di partenza e le praterie di posidonia oceanica.
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