ROMA - Una classica vacanza al mare in un hotel con piscina, spa, ristorante, spiaggia attrezzata e camere con vista. Niente di strano, se non fosse che in questo albergo non si servono alcol, né maiale, sono disponibili spazi di preghiera divisi, nelle stanze è indicata la direzione della Mecca e una copia del Corano è riposta nel cassetto del comodino.
Benvenuti in un hotel halal, un esempio concreto di quel turismo religioso in crescita che fa sognare quanti si sono buttati in questo nuovo settore puntando ad accaparrarsi le vacanze di qualcuno di quel 1,6 miliardi di musulmani nel mondo.
I presupposti ci sono, almeno così sostengono gli esperti che, numeri alla mano, parlano di un mercato del turismo halal dalle premesse positive e soprattutto dalle grandi potenzialità: secondo l'Organizzazione Mondiale del Turismo, infatti, solo i cittadini del Golfo spendono 12 miliardi di dollari all'anno in viaggi di piacere.
In principio è stata la finanza: come infatti ha raccontato Chiheb ben Mahmoud vicepresidente alla Jones Lang LaSalle Hotels per la regione Mena, "l'idea era di fornire agli investitori dei prodotti in linea con i dettami della sharia nel campo dell'ospitalità. C'erano infatti delle persone che volevano investire in questo settore ma avevano delle reticenze a causa dell'alcol e dello stile generale del prodotto".
Da qui il passo è stato breve. Peccato, però, che finora il Medio Oriente non abbia saputo cogliere appieno l'opportunità, al contrario di Turchia, Malesia ed Indonesia che da alcuni anni hanno cominciato a proporre offerte turistiche ad hoc, pensate per attrarre visitatori con esigenze particolari, stufi della mancanza di 'modestia' nei costumi o, come nel caso delle donne velate, di non poter fare il bagno con i figli.
Da questo punto di vista, le piscine separate per sole donne sono accolte dalle clienti come un vero paradiso dove potersi rilassare, libere da costrizioni e al riparo da occhi indiscreti. Ma qualcosa sta cominciando a muoversi anche in Medio Oriente.
Il gruppo Almulla Hospitality prevede l'apertura entro il 2015 di 150 hotel halal, non solo in questa regione, ma anche in Europa e Nord America, mentre a Dubai il Gruppo Al Jawhara punta ad arrivare al più presto al 25% di strutture il linea con i dettami della sharia.
Segue l'Europa, che alla crescente popolazione musulmana all'interno dei propri confini, così come a quella fetta consistente di turismo straniero, sta cominciando a offrire servizi appositi - come il famoso Hotel Sacher di Vienna che durante il Ramadan prepara pasti appositi prima e dopo il tramonto - e a dotare le stanze di alcuni accorgimenti, come indicare la direzione per la preghiera.
Da parte sua la Brussels Enterprises Commerce and Industry ha lanciato di recente una certificazione halal per il settore alberghiero: per ottenerla, la struttura deve rispettare una serie di condizioni - che si traducono per le stanze in niente alcol nel frigo bar né film porno alla tv - così come la presenza di uno spazio per la preghiera e in generale una certa sobrietà nei costumi. Per aiutare i consumatori nella scelta, sono nati diversi siti che stilano schede e graduatorie di hotel e ristoranti.
Un esempio é il sito Irhal.com sul quale è possibile trovare spunti, suggerimenti e una hit parade delle destinazioni. Dallo scorso giugno il portale Crescentrating fornisce una valutazione 'halal friendly' di strutture e servizi in tutto il mondo.
Finora della lista fanno parte complessi di 13 Paesi, ma sono in continua crescita, come dimostra l'ingresso degli hotel emiratini della catena City Seasons Group. "I viaggiatori halal consapevoli - ha dichiarato Fazal Bahardee, direttore generale di Crescentrating - cercano sempre di più questo genere di strutture sia per viaggi di lavoro che di piacere e il nostro sistema di valutazione permette loro di fare una scelta ragionata".(di Cecilia Scaldaferri)
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