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Waris Dirie |
| il med - redazione ilmediterraneo | ||||||
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Monday 08 March 2010
Il suo nome significa “fiore del deserto”, un fiore che può nascere nelle condizioni climatiche più avverse. La sua vita è sbocciata nel 1965 in Somalia da una famiglia nomade di pastori. Ne ha dovuta fare di strada per diventare la splendida madre di due figli, la top-model, la donna combattente per i diritti umani, la scrittrice di best seller che ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti per la lotta contro le mutilazioni genitali femminili.
Come per quasi tutte le bambine africane, l’operazione si è svolta senza anestesia: di solito chi taglia e asporta usa un qualsiasi strumento tagliente (può essere un coltello, un pezzo di latta o di vetro...) e poi per infibulare “cuce” con spine oppure accostando i lembi delle ferite in modo che si cicatrizzino; nel frattempo le donne, di famiglia o estranee, immobilizzano la piccola che si dibatte per il dolore e per la paura e cercano di tenerle le gambe ben divaricate. Il risultato è che, oltre alle lesioni inflitte deliberatamente, spesso se ne verificano di più gravi. Molte bambine muoiono di setticemia e di emorragia, sono frequenti le fratture degli arti tenuti fermi con la forza; per tutte dal quel momento inizia una vita di dolori e patologie a volte quasi insopportabili.
Non teme il deserto e decide di sfidarlo e raggiunge così la capitale Mogadiscio dove farà i lavori più umili. Dopo un po’ di mesi aiutata di nascosto da alcuni amici, parte per Londra dove lavora come cameriera presso una zia. Infine lavora come donna delle pulizie presso un ristorante. Dopo aver posato per il fotografo Terence Donovan, conosciuto per caso, e in seguito alla pubblicazione delle sue fotografie inizia una brillante carriera di modella che la porta a essere una delle donne più apprezzate dagli stilisti più famosi. Nel 1987 ha posato, insieme a Naomi Campbell, per il Calendario Pirelli.
A distanza di anni è diventato, nel 2008, anche film riscuotendo lo stesso successo. Inoltre ha scritto altri tre libri, Alba nel Deserto, Figlie del Dolore e Lettera a mia madre. Quest’ultimo è stato da poco pubblicato in Italia dalla casa editrice Garzanti. Si tratta della commovente cronaca di un rapporto madre-figlia compromesso dal danno irreparabile dell’infibulazione: una madre che difende la tradizione e ne va fiera, una figlia che non riesce a superare l’angoscia di aver ricevuto proprio dalla persona che più ama e di cui più si fidava al mondo un dolore così grande. Nel 2002 ha deciso di dar vita alla Waris Dirie Foundation a Vienna per portare avanti i suoi progetti e combattere il fenomeno delle mutilazioni infibulazione. Sul suo sito, www.waris-dirie-foundation.com, si legge “ognuno può aiutare il mio sogno: mettiamo fine alle mutilazioni dei genitali femminili”.
Lo scorso mese ha lanciato una nuova campagna a Berlino in cui compare, sui manifesti pubblicitari , una bella ragazza bianca, e accanto ad essa si legge la forte e agghiacciante scritta: "Sarà perfetta quando le sarà rimosso il clitoride !”.
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ROMA - Occhi neri e profondi, capelli neri e ricci. Questa è oggi l’immagine di Waris Dirie (ديري واريس ) la modella somala scappata dal suo paese per poter affermare liberamente la sua femminilità.





