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Approfondimenti - Storie

Morto Abu Zayd, intellettuale islamico liberale

Italia redazione ilmediterraneo
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ROMA - E' stata accolta con rammarico in Italia la notizia della morte, ieri al Cairo, dell'intellettuale egiziano Nasr Hamid Abu Zaid, lo studioso dell'Islam che, per aver osato applicare la critica del testo al Corano, nel 1995 era stato giudicato colpevole di apostasia.

Per evitare il divorzio forzato dalla moglie, come previsto dalla legge coranica che in Egitto regola il matrimonio, entrambi si erano trasferiti in Olanda, dove lui insegnava come visiting professor all'università di Leida, anche se ogni tanto tornava al Cairo. Con la sua scomparsa prematura - scrive oggi Giancarlo Bosetti su Repubblica e sul sito di Reset Doc Dialogues on Civilations, al cui comitato scientifico Abu Zayd apparteneva - se ne va qualcuno che ha meritato più di chiunque la definizione di intellettuale islamico liberale". Morto a 66 anni a causa di una meningite, scrive ancora Bosetti, Abu Zaid "era un credente e l'accusa di apostasia lo offendeva profondamente".

Ora lascia aggiunge, "una traccia profonda su generazioni di musulmani ai quali ha insegnato una interpretazione umanistica, storica, filologica del Corano", ben illustrata nell'autobiografia che ha scritto con Navid Kermani (Una vita con l'Islam, Il Mulino). Anche il Corriere della Sera ha dato notizia della scomparsa dello studioso: 'Addio ad Abu Zayd, eretico dell'islam". "Abu Zayd se né è andato, titola la rivista cattolica Città Nuova, mentre Minareti.it, sito del mondo arabo-islamico in Italia, sceglie "Ci lascia il prof. Nasr Hamid Abu Zayd".

Lo studioso aveva rilasciato varie interviste all'ANSA e ad ANSAmed. L'ultima nel gennaio scorso, proprio dal Cairo, dove si era espresso amaramente su come il suo Paese era cambiato, il fondamentalismo era ormai diffuso in tutti gli strati sociali e il pensiero dell'Islam si era tanto impoverito da ridursi a concetti "vaghi" ed 'a buon mercato''.

Se il dibattito si è ora spostato sul niqab, aveva anche sottolineato lo studioso, è perché "ormai si dà per scontato che il hijab sia un obbligo religioso". E questo anche per una diretta responsabilità di Al Azhar, massima autorità teologica sunnita. (ANSAmed).

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Mercoledì 07 Luglio 2010

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