ROMA - Tunisi guarda a Bruxelles e spera - anche con l'aiuto dell'Italia - in un altro passo di avvicinamento verso quella partnership privilegiata con l'Unione europea di cui, nella sponda sud del Mediterraneo, gode finora solo il Marocco.
Un rapporto più stretto che conviene a tutti perché uno spazio euromediterraneo politicamente stabile ed economicamente sicuro sia sempre di più un'opportunità per Roma e Tunisi, ma anche per l'Europa e il Maghreb.
Conviene alla Tunisia, in primo luogo, che con l'ottenimento dello "statuto avanzato" - più vicino dopo l'esame dell'11 maggio a Bruxelles nell'ambito del Consiglio di Associazione Ue-Tunisia - parteciperebbe a programmi e agenzie comunitarie e vedrebbe aprirsi ulteriori spazi di integrazione economica e sostegno allo sviluppo.
Ma conviene anche all'Ue che - non particolarmente presente sul fronte della lotta all'immigrazione clandestina proveniente da sud - avrebbe una gestione più agevole e condivisa dei flussi.
L'Italia, legata alla Tunisia dal Trattato di Buon Vicinato del 2003 e convinta della necessità di una politica estera che guardi con attenzione al Mediterraneo, non ha mai fatto mancare il suo appoggio, come testimonia la frequenza dei contatti istituzionali: solo negli ultimi mesi hanno compiuto visite i ministri degli Esteri Franco Frattini (gennaio), delle Politiche europee Andrea Ronchi e il presidente della Camera Gianfranco Fini (giugno).
E si è impegnata a sostenere la causa della Tunisia in un'Europa che troppo spesso guarda a nord. Una scelta politica che fa da cornice a interscambi economici importanti su entrambe le sponde. Anche perché è forte, da parte italiana, la spinta ad ampliare gli spazi per un'imprenditoria già molto presente sul territorio e a potenziare una cooperazione energetica avviata e strategicamente interessante. Le basi sono solide.
Il Paese occupa già il primo posto nella regione per l'integrazione con l'Ue ed è stato il primo dello spazio Euromed ad entrare, nel 2008 e con due anni di anticipo, nella zona di libero scambio con l'Ue per i prodotti industriali. L'Unione copre il 68% delle importazioni tunisine e il 73% delle sue esportazioni.
L'ambiente è attraente per gli investimenti, e le favorevoli 'notazioni' da parte delle agenzie di rating sono un buon biglietto da visita per la Tunisia, che offre manodopera qualificata a basso costo e sportelli unici per un facile accesso, oltre a grossi vantaggi fiscali, come l'esenzione totale d'imposta nei primi dieci anni di attività per le società off-shore, che riportano cioé il 100% della produzione. Gli imprenditori italiani lo sanno bene e le aziende made in Italy in Tunisia sono circa 700, con oltre 55 mila addetti e 216 milioni di euro di investimenti.
Roma è il secondo partner economico-commerciale di Tunisi,come cliente e come fornitore, e il Paese maghrebino rappresenta uno dei tre principali mercati di sbocco nel Mediterraneo, con Turchia e Algeria. Un fronte chiave è anche quello energetico.
Alla fine del 2008 si sono conclusi i lavori per il potenziamento di Transmed, la rete di gasdotti che collega l'Italia ai giacimenti di gas algerini attraverso Mediterraneo e Tunisia, gestiti da Eni tramite la controllata Ttpc, che hanno aumentato del 20% l'anno la capacità di trasporto per un totale di 34 milioni di metri cubi.
E ora si guarda alla progressiva integrazione tra il sistema elettrico europeo e maghrebino secondo un'opzione strategica di diversificazione energetica della quale anche la Tunisia fa parte. Si chiama Elmed , e piace anche alla Banca mondiale e a molte istituzioni internazionali il progetto che porterà alla realizzazione di un polo di produzione da 1200 Mw in Tunisia, a El Haouraia, e alla posa di un cavo di interconnessione sottomarino che arriverà a Marsala.
Il nuovo polo energetico sarà operativo dal 2016, basato su un mix di fonti convenzionali e rinnovabili e sarà finanziato interamente dal mercato (per un ammontare di due miliardi e mezzo di euro). D'altra parte, l'importanza del Nord Africa come fonte di approvvigionamento non è nuova: negli ultimi dieci anni Eni ha investito 50 miliardi di dollari e dato occupazione a più di 5 mila persone nei settori energetici di Libia, Tuinisia, Algeria ed Egitto. (ANSAmed).
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