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Intervista a Serge Sur: "Israele ha commesso un atto contro il diritto internazionale"

Italia redazione ilmediterraneo
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PARIGI - Serge Sur, professore di diritto pubblico e internazionale all’università di Paris-II Panthéon, ha analizzato i diversi regolamenti per la controversia tra Israele e gran parte della comunità internazionale, dopo l'assalto alla flotta umanitaria che ha provocato nove morti.

L'intervista è stata realizzata da Marion Solletty per Le Monde.

In termini di diritto internazionale, cosa rischia Israele dopo l’assalto alla flottiglia?

Serge Sur: Israele ha commesso un atto di violenza in alto mare, un atto indiscutibilmente contrario al diritto internazionale. Il governo può giustificarsi secondo il principio dell'autodifesa, ma servono le prove.
 

Un'inchiesta internazionale è dunque legittima?


Sarebbe particolarmente giustificata per due motivi: in primo luogo, il governo israeliano ha accusato i membri della flotta di aver avuto un comportamento aggressivo giustificando così l’autodifesa. In queste condizioni, Israele dovrebbe dare a chi accusa la possibilità di difendersi e di esporre i loro argomenti.
Dall’altro lato, i fatti sono avvenuti in acque internazionali, perciò il fatto che l'attacco sia accaduto in alto mare è fondamentale: la posizione giuridica di Israele sarebbe stata più forte se gli incidenti avessero avuto luogo all'interno delle sue acque territoriali, perché sarebbe stato più facile dire che i fatti riguardavano solo ed esclusivamente Israele.


Qual è la differenza tra la commissione nazionale d'inchiesta, con osservatori internazionali che Israele vuole creare, e una commissione di inchiesta internazionale, come molti Paesi reclamano?


Nel primo caso, il governo israeliano rimane pienamente responsabile del procedimento, le indagini e le conclusioni saranno tratte in rapporto agli osservatori stranieri. Nel caso di un'indagine internazionale, vi è un organismo indipendente istituito per composizione multinazionale. Questo organismo può avere un mandato internazionale, dell’ONU per esempio.
 

Si tratta di un opzione?


Questo sembra improbabile. In primo luogo, gli Stati Uniti non accetterebbero mai visto il legame indissolubile che li unisce a Israele. In secondo luogo, anche supponendo che una decisione politica venga presa, il governo israeliano non accetterebbe di collaborare e l'inchiesta non sarebbe formalmente possibile senza la possibilità di interrogare le persone che hanno fatto l'assalto. Quindi, a mio parere, quella porta è chiusa. Ci potrebbe essere una terza opzione: accettare un'inchiesta internazionale svolta in un contesto più ampio. Dovrebbe includere, a mio parere un minimo di investigatori turchi, o comunque persone accettati dal governo turco, perché la maggior parte delle vittime sono turche.


Alcuni hanno parlato di impugnazione dinanzi alla Corte penale internazionale (CPI): è possibile?


Teoricamente sì, anche se Israele non ha ratificato il Trattato di Roma, e le vittime erano cittadini di Paesi che hanno ratificato. Il diritto internazionale è molto ricco di opzioni, ma nessuno di loro sono davvero obbligatorie: sono pesati in termini politici.


Lo stato turco ha chiesto sanzioni contro Israele. Sono previste dal diritto internazionale?


Si parla piuttosto di contro-misura. Una sanzione è considerata come risultato di una procedura giudiziaria di un fatto stabilito. La contro-misura è un esecutivo logico più che giudiziario. Il sistema di contro-misure è abbastanza ampio e si estende in generale, nel campo economico. Il Consiglio di sicurezza ha la possibilità di decretarle, come ha fatto ad esempio per l'Iran. La Turchia può anche imporre delle contro-misure e lo ha già fatto richiamando il proprio ambasciatore.

 


Venerdì 11 Giugno 2010

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