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Il Libano pronto a rispondere ad ogni attacco di Israele

Italia redazione ilmediterraneo
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BEIRUT - Il movimento sciita libanese Hezbollah non vuole la guerra con Israele, ma è pronto a rispondere ad ogni attacco, 'occhio per occhio', ha detto il leader del movimento stesso, il Sayyed Hassan Nasrallah.

"Israele minaccia di colpire le infrastrutture del Libano. Quelle israeliane sono più grandi e più avanzate delle nostre", ha detto ieri Nasrallah, che poi, rivolto ad Israele, ha minacciato: "Se colpirete l'aeroporto internazionale Rafik Hariri di Beirut, noi colpiremo l'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv.Se colpirete i nostri porti noi colpiremo i vostri, se colpirete le nostre centrali elettriche o le nostre raffinerie, noi colpiremo le vostre".

"Questo è quanto annuncio oggi accettando la sfida", ha detto ancora Nasrallah, in un messaggio trasmesso su un maxischermo davanti a migliaia di sostenitori di Hezbollah riuniti alla periferia di Beirut in occasione della 'Giornata dei Martiri'.

"Non vogliamo la guerra, ma ci preoccupiamo di difendere la dignità del nostro popolo", ha detto ancora il leader di Hezbollah, affermando che "la resistenza e l'esercito sono in grado di difendere il Libano e non abbiamo bisogno di nessun altro".

Nel 2006 Israele ha lanciato una vasta offensiva contro i guerriglieri Hezbollah, andata avanti per oltre un mese e in cui ha attaccato l'aeroporto di Beirut e le infrastrutture libanesi, in particolare i ponti e le vie di comunicazione.

Pochi giorni fa il primo ministro libanese Saad Hariri si era detto preoccupato della "escalation" delle minacce poste da Israele al Medio Oriente e aveva detto di temere la possibilità di una nuova guerra israeliana in Libano.

Hariri aveva poi aggiunto: "non ci saranno divisioni in Libano. Noi faremo fronte ad Israele. Noi saremo con il nostro popolo". Immediata la replica del ministro degli Esteri israeliano Abigdor Lieberman: "In quanto premier di un governo di coalizione, Hariri è soltanto un ostaggio di Hezbollah che ha potere di veto all'interno del suo gabinetto".

Il ministro degli Esteri aveva al contempo escluso che il suo Paese progetti un'altra incursione in Libano dopo il conflitto dell'estate del 2006, avvertendo tuttavia che ciò non significa essere disposti a subire eventuali nuovi lanci di missili da parte dei miliziani sciiti senza reagire. (ANSAmed).
 


Mercoledì 17 Febbraio 2010

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