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Cresce in Israele la generazione del muro contro muro

Italia redazione ilmediterraneo
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TEL AVIV - C'é una generazione, in Israele, che meno di altre sembra nutrire imbarazzi per episodi come quello dell'ultimo progetto di espansione degli insediamenti ebraici a Gerusalemme est, contestato in questi giorni da mezzo mondo.

E che all'ennesimo appello al dialogo e alla moderazione, elevato stamane con sentimenti di "amicizia" all'Università di Tel Aviv dal vicepresidente americano, Joe Biden, risponde con una metaforica alzata di spalle.

E' la nuova generazione del muro contro muro, satura di conflitti, che un sondaggio fresco di stampa descrive oggi a tinte fosche: tinte che nelle sue propaggini nazional-religiose un accademico israeliano non esita a interpretare come "una combinazione di fondamentalismo ...e razzismo".

Generalizzare sarebbe privo di senso ancor prima che falso. Ma certi numeri - ripresi con titoli inquieti da giornali di diverso orientamento - pesano come macigni. Sono i numeri che attribuiscono viscerali istinti anti-arabi, talora apertamente aggressivi, a quasi la metà di un campione rappresentativo di studenti israeliani ebrei compresi fra i 15 e i 18 anni.

O che esprimono uno schiacciante tasso di simpatie verso il mondo dei coloni. O ancora che fanno emergere sacche di genuina intolleranza contro gli stessi 'nuovi immigrati' ebrei: siano essi russofoni dell'ex Urss o falascia del Corno d'Africa.

La ricerca, condotta dall'istituto Maagar Mochot, rivela come un 46% di ragazzi alla soglia della maggiore età sia contrario all'idea che gli arabo-israeliani possano godere dei medesimi diritti degli ebrei. Quota che sale all'82% fra coloro che si professano religiosi, ma tocca un significativo 36% anche fra i laici dichiarati. Mentre il 16% degli intervistati (il 46% fra i religiosi) non si vergogna di definire legittimo addirittura lo slogan 'morte agli arabi'. Sono cifre che trovano riflessi speculari dall'altra parte della barricata.

E che si combinano paradossalmente con diffusi proclami di fedeltà alla retorica della democrazia. "In realtà - commenta il curatore Daniel Bar-Tal, dell'Università di Tel Aviv - i giovani ebrei di questa generazione mostrano di non aver affatto interiorizzato quei valori democratici" che lo Stato d'Israele incarna anche secondo un'ampia maggioranza di studenti arabo-israeliani.

Non meno contraddittorio appare il rapporto fra la convinta adesione patriottica al servizio militare (che ben il 91% di giovani ebrei giudica alla stregua d'un dovere) e l'intenzione manifestata da una metà degli interpellati (l'81% fra i frequentatori di sinagoghe e scuole rabbiniche) di disobbedire agli ordini superiori laddove fosse loro chiesto di sgomberare insediamenti di coloni in Cisgiordania o altrove.

Un funzionario del ministero dell'Istruzione, citato da Haaretz, riconosce i risultati del sondaggio come "un segnale allarmante del rafforzamento di tendenze estremistiche fra i giovani". E invita a riflettere sullo "iato fra il consenso formale alla democrazia e il rifiuto di principi democratici essenziali come il diritto di voto per la minoranza araba".

Sono tendenze, rincara la dose il professor Bar-Tal, che minacciano di dilagare ulteriormente, "sullo sfondo delle dinamiche demografiche" favorevoli agli ambienti religiosi ultrà. E che, conclude sconsolato, potrebbero diventare "fra 20 o 30 anni il volto del Paese: in una combinazione di fondamentalismo, nazionalismo e razzismo". (ANSA)(di Alessandro Logroscino)


Venerdì 12 Marzo 2010


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