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ROMA- “La macchina della morte continua il suo lavoro”, dure le parole dell'emiro del Qatar, Hamad al-Thani, all'apertura della riunione sulla Siria alla quale ha partecipato anche il Segretario di Stato americano Hillary Clinton. Ieri, la risoluzione redatta dal Marocco è stata proposta al Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
Nel suo intervento Hillary Clinton non ha risparmiato accuse contro il presidente Bashar Al-Assad, spiegando che il primo ministro e i suoi fedelissimi “stanno lavorando duramente per mettere i gruppi etnici e religiosi in Siria gli uni contro gli altri, rischiando la discesa in una guerra civile”. Per gli Usa la Siria appartiene ai suoi 23 milioni di abitanti e non ad una famiglia che tiene le redini del potere da ormai quarant’anni, di generazione in generazione. “Tutti noi dobbiamo fare una scelta: sostenere il popolo siriano o diventare complici di altre violenze”, ha concluso la collaboratrice del presidente Obama.
Il Segretario di Stato ha inoltre cercato di infrangere il muro di opposizione eretto dal Cremlino, cercando di dissipare i dubbi riguardanti la risoluzione arabo-occidentale. “So che alcuni membri sono preoccupati che il Consiglio di Sicurezza possa essere indirizzato verso una nuova Libia, ma è una falsa analogia”.
Dopo le minacce di veto, la Russia ha ammorbidito le parole perché, nella nuova bozza di risoluzione, ha trovato alcuni elementi del testo che aveva proposto qualche mese fa e "questo ci dà qualche speranza”. Prima della riunione, la Clinton aveva cercato di contattare il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavarov, per tentare di mediare una soluzione alla degenerata situazione siriana, senza alcun esito.
Anche il segretario generale della Lega Araba Nabil Elarabi, ha chiesto un’ "azione rapida e decisiva". Ai capi della diplomazia americana, francese e britannica, Hillary Clinton, Alain Juppé e William Hague, è stato chiesto di spingere senza perdere altro tempo per una risoluzione delle Nazioni Unite. E Clinton ha aggiunto che se il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non agirà rapidamente in Siria, "la credibilità delle Nazioni Unite" sarà compromessa. "E’ tempo che la comunità internazionale metta da parte le proprie differenze”.
Il ministro degli Esteri francese Alain Juppé ha esortato il Consiglio di Sicurezza a uscire fuori dal suo "scandaloso silenzio" e mettere fine alla repressione in Siria.
"Non abbiamo intenzione di imporre alcun sistema politico", Juppé
Il piano presentato include la sintesi di quello arabo che prevede la fine della violenza e il trasferimento dei poteri presidenziali al suo vice-presidente e l'apertura dei negoziati con l'opposizione per formare un governo di unità nazionale.
Ma la Russia e la Cina, che detengono il potere di veto, ancora si oppongono a una risoluzione che richiede un cambiamento di regime, denunciando l'interferenza occidentale negli affari siriano. Mosca ha ribadito la sua opposizione, dicendo che il testo è "inaccettabile" e chiede negoziati informali tra il regime e l’opposizione. "Il progetto di risoluzione occidentale del Consiglio di Sicurezza non ha intenzione di cercare un compromesso. L’ obiettivo è aprire la porta a una guerra civile", ha assicurato ieri sera il vice ministro russo degli Affari Esteri, Gennady Gatilov, sul suo account Twitter.
Mentre Alain Juppé ha respinto ogni confronto con il conflitto in Libia. "Nulla, assolutamente nulla di simile c’è nel progetto di risoluzione (...) Non abbiamo intenzione di imporre dal di fuori un altro sistema politico. Spetta ai siriani farlo", ha sottolineato.
Rankous assediata: esplosioni e scontri
Mentre loro continuano a discutere, in Siria non passa giorno che non ci siano nuove violenze e scontri. l destino di Rankous, un centro agricolo di 25.000 abitanti situato a 40 km a nord di Damasco, continua a preoccupare. Gli attivisti hanno riferito che forti esplosioni sono state udite in molti quartieri residenziali.
Da una settimana, l’ Osservatorio siriano dei diritti dell'uomo, con sede in Gran Bretagna, riferisce che la città è sotto assedio. "La strada principale per Rankous è completamente tagliata, così come le comunicazioni, acqua ed elettricità, e la mancanza di latte per neonati", ha detto un attivista di nome Abu Omar martedì. Inoltre il ragazzo ha fatto appello alla comunità internazionale: "Chiediamo aiuto, mandate il cibo, stanno morendo."
Nel frattempo il Consiglio nazionale siriano (CNS), la principale forza d’opposizione al presidente Bashar al-Assad, ha messo in guardia tutti i siriani da un possibile massacro che potrebbe commettere il regime. Secondo il Consiglio, la polizia entra nelle città e appoggiati da carri armati e lanciarazzi arresta giovani e uomini.
Circa 300 morti da venerdì
Ieri, gli attivisti hanno denunciato la morte di altre 22 persone. Nella provincia di Idleb (nord-ovest), sei civili sono stati uccisi dalle forze del regime, tra cui tre giovani in un'imboscata delle milizie fedeli al regime nel villaggio di Talaad.
Nella stessa regione, l'esplosione di un camion militare ha ucciso almeno un soldato mentre un civile è stato poi ucciso da un proiettile vagante nei combattimenti tra forze dell'ordine e un gruppo di disertori.
Nella regione di Homs 14 civili sono stati uccisi, tra cui sette in un bombardamento.
Nei sobborghi di Damasco, l'esercito ha preso d'assalto Irbine Zamalka e l’Osservatorio siriano ha sostenuto che le strade di Irbine sono "cosparse di cadaveri", e nessuno poteva rimuoverli, perché c'erano ancora forti spari in corso.
(Fonte foto: Al-Arabiya, fonte video: Le Figaro)
Mercoledì 01 Febbraio 2012
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