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Intervista a Francesco Maria Greco: l'Europa non deve peccare di eccesso di ambizioni

italia Rossella Di Felice
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Napoli - Francesco Maria Greco, Direttore Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari Esteri, anche quest’anno non ha rinunciato a tornare nelle aule dell’Università degli Studi di Napoli “l’Orientale”, dove lui stesso si è laureato in Scienze Politiche nel luglio del 1972.

Nella veste di esperto di politica internazionale ed ex ambasciatore, Greco ha tenuto un seminario di studi strategici toccando con estrema sincerità ed obiettività alcuni dei temi più importanti del panorama mondiale, come il futuro della Nato (di cui è stato primo consigliere alla Rappresentanza permanente d'Italia dal 1993), e la guerra in Afghanistan.

Nell’intervista che segue, Greco ci aiuta ad analizzare le dinamiche con cui l’Europa sta affrontando la crisi economica alla luce degli ultimi eventi che hanno visto gli stati dell’eurozona prendere decisioni cruciali per il futuro del progetto europeo. Un'Europa meno ambiziosa ma più stabile, questo in sostanza è il pensiero di Greco.

Cosa pensa del modo in cui l’Unione Europea sta gestendo la crisi economica. Secondo lei l’aiuto alla Grecia è un pericoloso precedente o un segno di una solida unione economica?

Innanzi tutto vorrei premettere che non sono un economista, quindi le mie valutazione derivano sostanzialmente dalle letture di rapporti e giornali nazionali e stranieri. Mi pare che sia condivisibile l’idea che l’intervento dell’UE in favore della Grecia sia stato utile, se non indispensabile. Circa la tempestività di questo intervento sono state da più parti sollevate delle perplessità e dei dubbi...

Purtroppo la coincidenza temporale tra le elezioni in un Land importante della Germania e la crisi finanziaria greca non ha giovato alla politica interna tedesca e degli altri paesi europei. Era ovvio che la Merkel fosse particolarmente restia ad un intervento senza condizioni sufficientemente stringenti. In più, ricordiamoci sempre che la Germania nell’abbracciare la moneta comune e rinunciando al marco, ha rinunciato anche ad una delle componenti determinanti della sua sovranità e ha fatto uno sforzo che andava ben al di là dell’immaginabile. Pensiamo che per i tedeschi la stabilità monetaria è stata quasi un tabù, un qualcosa di invalicabile a partire dal secondo conflitto mondiale, insomma la Germania è un paese che ha fatto della correttezza dei conti un vero e proprio credo politico.

Lei crede che l’Europa abbia commesso un errore ad accettare al suo interno paesi non ancora completamente pronti per questo passo?

Vorrei citare le parole dell’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, un fervente europeista, il quale ha affermato che "ci comportammo in maniera irresponsabile nel momento in cui ammettemmo determinati membri senza un'attenta verifica e con troppa leggerezza nell’area dell’euro". La moneta unica è stata concepita a geometria variabile, in maniera tale che solo gli stati dalle finanze più solide o pienamente risanati come l’Italia potessero adottarla. Sarebbe stato necessario rinviare ad un momento successivo l’ingresso di altri paesi, non mi voglio riferire in modo specifico alla Grecia, ma certamente quello che è successo è particolarmente indicativo.

L’eventualità dell’ingresso della Turchia in Europa sarà un fattore positivo o negativo per l’UE considerando anche il fatto che ci sono ancora questioni aperte come quella degli armeni o del rapporto travagliato con Cipro, per citarne alcune?

Diciamo che una delle direttive della nostra politica estera è la posizione favorevole all’entrata della Turchia, il governo si è speso in primissima persona per far avverare questa ipotesi. Bisogna però tenere conto del fatto che c’è una parte delle forze governative, come la Lega Nord, che guarda con sospetto a questa eventualità..

Lei ritiene che la loro opposizione sia dovuta principalmente a motivi culturali e religiosi o c’è altro?

Più che per motivi religiosi la Lega teme un’affluenza indiscriminata di cittadini turchi verso l’Italia. Per ciò che concerne i motivi identitari posso dire che certamente influiscono in generale ma non bisogna nascondersi troppo dietro la maschera della cultura e della religione che spesso cela motivi più profondi legati al campo sociale.

E poi c'è la posizione geografica della Turchia che è molto particolare…

Si, la Turchia porterebbe i confini dell’Unione Europea a stretto contatto con delle aree di crisi. D’altronde fare entrare questo paese nell’Ue vorrebbe dire in pratica ancorare stabilmente un paese in cui c’è una consistente presenza musulmana, non ai valori occidentali ma sicuramente a quel tipo di laicità indispensabile per un buon governo. Quando parliamo impropriamente di superiorità di determinati paesi su altri sbagliamo profondamente, non si può parlare di superiorità e inferiorità basandosi sulle credenze religiose o sul tipo di cultura. Il discorso è molto più semplice secondo me, una religione che si identifica con lo stato o uno stato che si identifica con una religione certamente parte con uno svantaggio rispetto ad un paese laico, non c’è altro da dire.
E’ indubbio che la Turchia sia indirizzata su questa via ma ci sono degli impulsi, anche nello stesso partito al governo, verso un ritorno a certe forme di confessionalismo e l’ancoraggio all’Europa serve proprio ad evitare questa ingerenza religiosa nella società e nella vita di tutti i giorni.

La mia ultima domanda concerne la “negligenza”dell’Europa nei confronti di un’area del mondo importantissima e ad essa molto vicina, mi riferisco alla sponda sud del mediterraneo. Sembra che l’Unione per il Mediterraneo presentata dal presidente francese Nicolas Sarkozy nel 2008 non abbia raggiunto gli obiettivi previsti. Lei quale idea si è fatto a riguardo?

L’Unione per il Mediterraneo di Sarkozy è nata forse con un eccesso di ambizione, tutto sommato bastava un approfondimento del processo di Barcellona per un maggior coinvolgimento dei paesi della sponda sud del mediterraneo. Posso dire che mettendo da parte per un attimo il quadro europeo, i rapporti che l’Italia intrattiene con alcune di queste nazioni sono proficui e positivi. In quanto al decollo dell’Unione per il Mediterraneo è tutta una sfida, è indubbio che l’Ue dovrà fare di più per quest’area, ma sappiamo anche che tutto ciò è estremamente complicato in un periodo di risorse decrescenti.


Venerdì 21 Maggio 2010

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