CITTA' DEL VATICANO - Il Vaticano conferma la sua "posizione di condanna a chi non osserva il principio di 'non refouelement'", cioé del non respingimento, "che sta alla base del trattamento da farsi a quanti fuggono da persecuzioni".
Sono parole dell'arcivescovo Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti, che in un intervento a un seminario internazionale a Roma critica le politiche dei paesi europei mediterranei - tra cui l'Italia - verso i tentativi di imbarcazioni di immigrati di "approdare alle loro sponde".
Politiche che, secondo Marchetto, violano tra l'altro la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948. In particolare monsignor Marchetto prende di mira la "tendenza, tra i paesi europei, di delocalizzare i controlli alle frontiere, incoraggiando i loro partner delle coste meridionali del Mare nostro, Mare dei diritti, ad effettuare controlli più rigidi sui migranti, ma dando loro la possibilità di chiedervi asilo".
Secondo Marchetto, "ci sono però serie questioni umanitarie connesse a tale tendenza, anche per la situazione concreta di vari paesi". In più "il fatto paradossale - ha aggiunto - è che molti paesi europei riconoscono come rifugiati persone che sono arrivate nel loro territorio per via non marittima, ma provenienti dagli stessi paesi da cui giungono immigranti intercettati e respinti".
Nei giorni scorsi lo stesso Marchetto aveva dichiarato che l'Accordo fra Italia e Libia sull'immigrazione clandestina viola i diritti umani. "Nessuno può essere trasferito, espulso o estradato verso uno Stato dove esiste il serio pericolo che la persona sarà condannata a morte, torturata o sottoposta ad altre forme di punizione o trattamento degradante o disumano", aveva detto l'arcivescovo il 9 aprile, sottolineando come l'accordo Italia-Libia non valuti la possibilità che tra i migranti vi siano "rifugiati" o persone "vulnerabili".
Il ministero degli esteri libico aveva replicato che "In Libia non ci sono rifugiati ma immigrati clandestini e illegali, tenuti in centri di accoglienza per un periodo determinato, in attesa che gli accordi con i loro Paesi di provenienza li rimpatrino".
Anche la Chiesa di Tripoli e la Nunziatura apostolica di Malta, da cui dipende la Libia, avevano preso le distanze da Marchetto. Il vescovo di Tripoli, Giovanni Martinelli, aveva in particolare osservato come i libici stessi chiedano aiuto all'Europa per gestire l'enorme flusso di migranti clandestini e siano "aperti a chi voglia aiutarli a rendere i centri migliori di quello che sono ora". (ANSAmed).
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