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News - Diritti Umani

Gheddafi: "Una rivoluzione femminile nel mondo arabo". E in Libia?

Italia Tiziana Alterio
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"Nel mondo arabo e islamico la donna é come un pezzo di mobilio che si può cambiare quando vuoi e nessuno chiederà perché lo hai fatto. C'é bisogno di una rivoluzione femminile nel mondo costruita su una rivoluzione culturale". E’ Muammar Gheddafi a parlare davanti ad una platea di sole donne. Imprenditrici, rappresentanti delle istituzioni e della politica italiana si sono riunite la scorsa settimana a Roma per un incontro con il leader libico Gheddafi.
 

Ma se nel mondo islamico c’è bisogno di una rivoluzione femminile perché non partire proprio dalla Libia? Qual è la condizione della donna nel Paese di Gheddafi, quanto vengono rispettati i diritti delle donne?


Secondo l’ultimo rapporto dell’Human Rights Watch, l’organizzazione internazionale con sede a New York che da oltre 30 anni monitora scrupolosamente il rispetto dei fondamentali diritti dell’uomo in più di 80 paesi del mondo, esiste una assoluta discrepanza tra quanto riferisce il governo libico e quanto viene riportato direttamente o indirettamente agli ufficiali giudiziari.


Esistono centri di riabilitazione sociale in Libia
– secondo il rapporto - per dare rifugio alle donne in cerca di protezione, centri che in realta' sono prigioni, luoghi di segregazione, nei quali si aggiunge sofferenza a sofferenza e violenza a violenza.

Si legge nel rapporto: "Non c’è una legge sulla violenza domestica in Libia e le leggi che puniscono la violenza sessuale sono inadeguate. Il governo persegue soltanto i casi di violenza più cruenti ed i giudici hanno l'autorità per proporre l'unione fra lo stupratore e la vittima come “rimedio sociale al crimine". Le vittime di stupro esse stesse rischiano il processo per l'adulterio o la fornicazione. Famiglie di molte vittime costringono queste donne all'unione con lo stupratore per evitare lo scandalo pubblico.
I servizi governativi per le vittime della violenza sulle donne rimangono inadeguati. Gli ufficiali di polizia non sono formati per trattare i casi di violenza contro le donne. Invece, il governo manda queste donne, specialmente le donne vittime di stupro, “nelle strutture di riabilitazione sociale". Il governo viola ordinariamente i diritti delle ragazze e delle donne, compreso quelle al processo adeguato, alla libertà, alla libertà di movimento, alla dignità personale ed alla segretezza. Molte donne e ragazze ritenute in queste strutture non hanno commesso crimine, o già hanno avuto una sentenza.
Le autorità le sottopongono agli esami forzati di verginità ed al trattamento punitivo, compreso l’isolamento in cella. L'unica uscita da questi istituti è se un parente maschio prende la custodia della donna o della ragazza, o se acconsente all'unione”.


Dunque, la realtà è che donne libiche, accusate di aver macchiato l'onore delle loro famiglie, vengono tenute in istituti di riabilitazione sociale.
Alcune di queste ragazze, detenute contro la loro volonta' e senza alcun supporto legale, finiscono in questi istituti con l'accusa di essere state violentate. E quando in Libia una donna e' vittima di violenza sessuale subisce l'ostracismo della famiglia e della comunita'!
 

“Come le si può considerare dei rifugi – ha dichiarato una ricercatrice di Hrw - se la maggior parte delle donne e delle ragazze che abbiamo intervistato dicono che, se solo potessero, non esiterebbero a fuggire?”


Per queste donne esistono due modi per uscire dagli istituti: o un parente le prende sotto la propria tutela oppure accettano di sposarsi, spesso con sconosciuti.


Quella rivoluzione di cui parla Gheddafi potrebbe, dunque, partire proprio dalla Libia?

In Italia ha fatto considerazioni chiare in merito alla condizione della donna in Libia soltanto la senatrice Vittoria Franco, responsabile nazionale Pari opportunità del Pd.


''Ci aspettiamo che dalle parole pronunciate oggi dal leader libico Gheddafi – dichiara la senatrice - si passi presto ai fatti e si apra un nuovo corso in merito al rispetto dei diritti umani e a quelli delle donne in particolare, sia delle donne libiche che delle migranti che arrivano in Libia per raggiungere l'Europa'' .


''Peccato che quello di Gheddafi sia stato solo un monologo. Sarebbe stato piu' interessante -
sottolinea Vittoria Franco - poter interloquire e non solo ascoltare, in particolare sulla condizione femminile in Libia che ci sta a cuore. Avremmo chiesto al leader libico di prendere in considerazione la nostra proposta di far diventare la Libia zona franca per tutte le donne africane che hanno bisogno di rifugio e sostegno per l'affermazione dei diritti umani fondamentali. E una legge contro la violenza anche in famiglia. Questo vorrebbe dire essere davvero a fianco delle donne".


''Noi siamo al fianco di queste donne che si trovano a subire umiliazioni e violenze da parte di una cultura patriarcale che le relega in un ruolo subalterno affinche' tutte, quale che sia il luogo in cui vivono, - conclude la senatrice - possano godere dei diritti umani fondamentali di liberta' e di autodeterminazione, ciascuna con la sua dignita' di persona umana''.


Il tanto desiderato consolidamento del progetto Mediterraneo come area di pace e di prosperità dovrà passare necessariamente attraverso quella rivoluzione femminile di cui parla Gheddafi. Una rivoluzione culturale in cui la donna sia capace di contribuire a quella coesione e a quel dialogo a cui l’area mediterranea aspira.

Questo obiettivo sarà possibile se si avrà la capacità di creare reti di comunicazione e di confronto tra le diverse culture femminili che animano il mediterraneo.


Domenica 14 Giugno 2009

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