DAMASCO - La più famosa è la Cittadella di Damasco, la più affascinante è l'antichissima Palmyra ma, ad avere bisogno di aiuto, è tutto lo straordinario e, spesso sconosciuto, patrimonio archeologico della Siria che vorrebbe costruire con l'Italia una partnership per la tutela e la valorizzazione di scavi, musei e laboratori di restauro.
Sono 12, sparse in tutto il Paese, le missioni archeologiche che fanno capo alle principali università italiane, oltre agli interventi per 7 milioni di euro che la Cooperazione sta effettuando alla Cittadella, al Museo e al laboratorio di restauro di Damasco, dotato di sofisticate attrezzature e centro di formazione per specialisti che, a breve, verranno anche dalla Giordania e dal Libano.
La Cittadella di Damasco, fortezza con bastioni, mura e fossati al centro della città vecchia utilizzata come quartier generale durante le crociate ma anche residenza di Saladino, è un gioiello architettonico dell'XI secolo che sarà aperto al pubblico per la prima volta grazie anche all'intervento italiano.
A Palmyra, 250 chilometri a nord-est di Damasco, la missione archeologica dell'Università di Milano in collaborazione con la Direzione generale delle Antichità di Siria ha avviato scavi nei 114.000 metri quadrati del quartiere sud-orientale.
Ma non solo, e, nella zona intorno all'Oasi, l'intervento dell'Italia é diretto alla protezione del parco naturale e all'utilizzo di tecniche sofisticate per il rilevamento geoarcheologico e la ricostruzione paleo ambientale. L'area, frequentata già dalla preistoria, fu poi attraversata dalla via carovaniera che collegava la Mesopotamia al Mediterraneo dalla metà del terzo millennio a.C.
Dal 2008 è attivo un programma per l'ammodernamento del museo di Idlib, a nord della capitale, per ospitare le importanti collezioni delle campagne archeologiche italiane nella regione (Ebla, Tll Afis, Qminas, Tell Deinit, Tell Tuqan). Quella di Idlib è un'area molto significativa dal punto di vista storico, per le numerose città morte e quasi 200 "tell", colline nelle quali sono sepolte civiltà come quella di Ebla, un tempo capitale di un grande regno.
Da qui provengono le famose tavolette cuneiformi scoperte dall'archeologo italiano Paolo Matthiae, risalenti al terzo millennio avanti Cristo. In programma inoltre anche un intervento per il museo di Aleppo. La Siria è il primo Paese al mondo nel campo della 'cooperazione' archeologica italiana. Ma il progetto è di andare oltre.
Dopo la visita del presidente Giorgio Napolitano, in marzo, sono state le autorità di Damasco a lanciare l'idea di dare all'Italia la leadership per la riforma dell'intero sistema museale siriano. Un intervento costoso, che potrebbe essere finanziato anche con 14 milioni di euro che l'Accordo di conversione del debito, in discussione, potrebbe rendere presto disponibili.
"Il lavoro intorno alla cultura è importante anche per l'economia del Paese ed è in questa logica produttiva che lavoriamo", ha spiegato il sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi, in missione in Siria da domenica. E si è detta pronta a organizzare una settimana 'siriana' in Italia, proposta dal vice ministro della cultura Turky Mohammad al Sayed. (ANSAmed).(dell'inviata Eloisa Gallinaro)
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