Domenica 05 Feb 2012 09:07:03
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Shoah; Il Marocco celebra il Giorno della Memoria

Italia - Sergio Andrianov
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Viaggio nelle tradizioni culturali algerine: Sebeiba

ITALIA - redazione ilmediterraneo
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Viaggio nelle tradizioni culturali algerine: il Rakb

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Viaggio nelle tradizioni culturali algerine: la Valle dello M'zab

ITALIA - redazione ilmediterraneo
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Italia e Algeria insieme per la cultura

ROMA- Dal 1963, data d’istituzione dell’Istituto Italiano di Cultura – Servizio Culturale dell’Ambasciata d’Italia in Algeria, la cooperazione culturale  tra l’Italia e l’Algeria è stata sempre intensa, grazie alla promozione, al sostegno e allo sviluppo dei rapporti di scambio e di collaborazione…
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BBCC Expo; chiude con successo il Salone dei Beni Culturale di Venezia

VENEZIA - Ha chiuso sabato scorso, 3 dicembre, registrando un grande afflusso di pubblico e professionisti il bbcc EXPO - XV Salone dei Beni e delle Attività Culturali e del Restauro di Venezia.La giornata conclusiva registra il maggiore afflusso di pubblico dall’inizio della manifestazione che…
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Algeria ospite d'onore del XV BBCC Expo di Venezia

VENEZIA- Algeria è il Paese Mediterraneo protagonista del Salone dei beni e delle attività culturali e del restauro di Venezia. L’Algeria, impegnata in un rilancio della propria immagine, è una terra di contrasti che occupa un vastissimo territorio i cui confini si spingono fin nel cuore del…
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De Seta, il regista del Mediterraneo è morto a 88 anni

ROMA - Vittorio De Seta sarà ricordato soprattutto come un grande regista di documentari. E’ morto ieri all’età di 88 anni. Nato a palermo nel 1923 da una ricca famiglia aristocratica, dopo aver studiato per qualche tempo architettura a Roma, nel 1953 interrompe gli studi e inizia a lavorare come…
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BBCC Expo: assegnati i premi alla Comunicazione Culturale

VENEZIA – Il Premio Venezia alla Comunicazione, giunto alla tredicesima edizione,  che ha premiato nel corso degli anni autorevoli personalità del mondo della cultura e del giornalismo, istituzioni ed eventi culturali di rilievo, torna quest’anno, nel programma del XV Salone dei Beni e  delle…
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BBCC Expo: Salone della Cultura Internazionale con la presenza dei…

VENEZIA- Si è svolta ieri mattina al Palazzo Franchetti, sede dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, la conferenza stampa di presentazione della XV edizione del bbcc EXPO – Salone dei beni e delle attività culturali e del restauro, che si svolgerà dal 1 al 3 dicembre presso il Venezia…
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XV edizione del Salone dei Beni e delle Attività culturali e del…

VENEZIA- Dal 1 al 3 dicembre a Venezia, ritorna la XV edizione del Salone dei Beni e delle Attività culturali e del Restauro. Il bbcc EXPO è da 15 anni il luogo ideale per presentare ad un pubblico attento le più interessanti novità del panorama culturale nazionale ed internazionale, scambiando…



Domenica 05 Febbraio 2012

candele-giono-memoria-maroccoRABAT- Da Oujda, al confine algerino, passando per la capitale fino ad arrivare a Dajila nel più profondo meridione marocchino, si celebra oggi il Giorno della Memoria.
 

Il rabbino Yousef Haddad, figura storica della comunità ebrea-marocchina, alla viglia delle celebrazioni ha raccontato di come il sovrano Mohammed V avrebbe salvato dalla deportazione in Germania gli ebrei che si trovavano nel Paese. “Noi ebrei marocchini siamo stati salvati dal re Mohammed V. E' grazie a lui se in Marocco la Shoah non c'è stata”, ha rivelato all’agenzia di stampa Adnkronos.
 

L’anziano rabbino ha ironizzato sul fatto che non ha “nessun dato” ma che ha invece “una storia da raccontare”. L’ottantenne ha parlato a lungo con il giornalista spiegando che durante l’occupazione francese, il governo di Vichy aveva chiesto al sovrano di stilare e consegnare una lista di tutti i marocchini di origine ebraica. Mohammed V, adirato e seccato dalla richiesta sconvenevole, si è opposto  e ha osteggiato qualsiasi possibilità di deportazione e discriminazione. “In Marocco non esistono sudditi ebrei”, avrebbe detto il monarca, “ma solamente sudditi marocchini”.
 

Il Marocco è una terra in cui la tradizione è volta alla convivenza pacifica fra tutte le etnie religiose. “Il gesto di Mohammed V si iscrive in questo clima di tolleranza”, ha confermato Marco Baratto, docente di Storia Contemporanea all'università Statale di Milano. All’epoca della Seconda Guerra Mondiale il regno della dinastia alawita era completamente sotto l’egida francese sia dal  punto di vista legislativo sia da quello militare. Tuttavia il monarca ha cercato in tutti i modi di bloccare l’ondata antisemita che stava minacciando di investire il suo Paese. Oltre ad essersi rifiutato di dare la lista dei suoi sudditi ebrei, Mohammed V aveva invitato, alla festa del trono negli anni Quaranta, una rappresentanza della comunità ebraica marocchina e quando gli era stato chiesto di far appuntare a tutti gli ebrei una stella gialla, il principe aveva detto: “allora portate le stelle gialle anche alla mia famiglia”.
 

Come ha spiegato il docente milanese, “questa  tolleranza venne recepita dalla popolazione, tanto che quando il governo di Vichy vietò agli ebrei di esercitare la libera professione, i musulmani li aiutarono. Così fu per gli avvocati musulmani che discutevano in aula le cause studiate da quelli ebrei. Si tratta di una tradizione di tolleranza che continua, se si pensa che due mesi fa c'è stato in Marocco il primo convegno dedicato ai temi della Shoah, che a Casablanca c'è l'unico museo ebraico del mondo arabo e che re Mohammed VI ha un consigliere ebreo”.
 


Giovedì 26 Gennaio 2012
 

sebeiba-titreALGERI- Sebeiba e’ un rituale fondatore delle popolazioni agricole tuareg del centro storico di Djanet. I detentori e depositari di questa eredità sono gli abitanti degli ksour di Azellouaz e di El Mihan. Se la partecipazione al rituale e’ aperta a tutti gli adulti, senza distinzione né di razza né di sesso, e’ la fase di Timoulawine che determina le persone che devono rappresentare i due ksour alla giornata del rituale, in base alla loro performance nei preparativi

Sebeiba si svolge ogni anno e trae origine da due avvenimenti, uno sociologico su cui si basa l’organizzazione sociale nell’oasi , che divide e organizza l’anno (Awatay)  secondo un calendario agricolo di dodici mesi (Talith)  lunari e di cui Sebeiba é il primo mese dell’anno. L’altro evento e’ storico-religioso : la vittoria di Mosé sul Faraone

La celebrazione si svolge in due fasi: i preparativi, chiamati Timoulawine, durano dal primo all’ottavo giorno e il rituale propriamente detto conosciuto come Sebeiba Tillilin , al decimo giorno del mese. I Timoulawine  sono organizzati di sera in luoghi consacrati dalla tradizione popolare.

Il Sebeiba Tillilin dura una giornata e si articola in diverse tappe. La prima, Tenfar , consistes nello spostamento massiccio dei partecipanti dei due clan nello spazio sacro di Loghya, dietro a danzatori in tenuta da guerriero Takambout e seguiti da gruppi di donne che suonano tamburini declamando poesie e canti secolari. La seconda fase Tikemssine, vede sfilare i partecipanti nelle loro tenute tradizionali e con le diverse armi utilizzate.

La terza tappa, Aghalay n’Awatay, che vuol dire il rinnovamento del ciclo annuale, corrisponde ad un giro attorno al luogo sacro percuotendo con fragore le spade le une sulle altre per annunciare la fine dell’anno e l’inizio di quello nuovo. La trasmissione di questo rituale attribuisce a determinate persone ruoli specifici. Per quanto riguarda le donne , sono le piu’ anziane a vegliare sulla trasmissione del repertorio poetico e ad occuparsi dell’abbellimento corporale. Per gli uomini, i vecchi (Imgharen) sono incaricati di tramandare le regole specifiche delle coreografie del Sebeiba.


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Giovedì 12 Gennaio 2012
 

Sidi_Abu_MohammedSalih_Asfi_1ALGERI- Il Rakb di Sidi Cheikh e’ un pellegrinaggio organizzato dalle popolazioni nomadi e sedentarie di Ouled Sidi Cheikh,tribu’ presahariana che discende da un gran sufi (mistico musulmano), Sidi Abd el Kader Ben Mohammed nato nel 1532 all’ovest dell’Atlas sahariano in Algeria e morto nei dintorni di Stiten. Fu sepolto nel 1616 a El Abiodh Sidi Cheikh, dove sorge il suo mausoleo.

Il pellegrinaggio, che riunisce popolazioni che seguono la corrente sufi detta "Cheykhiya “ fondata da Sidi Cheikh, si svolge per tre giorni a partire dall’ultimo giovedi del mese di giugno di ogni anno. La sua meta e’ il mausoleo  di Sidi Cheikh dove rituali religiosi si alternano a manifestazioni profane festive:

  • -Al mausoleo tutti i pellegrini recitano versetti del Corano , pregano e si raccolgono in meditazione. E’ un luogo di grande spiritualità.

  • -La ” selka “ che consiste per chi conosce il Corano a memoria, nel recitarlo in coro durante tutta la notte dal giovedi al venerdi. All’alba si svolge una cerimonia chiamata "el khatima", in cui si rinnova l’affiliazione dei pellegrini alla corrente sufi cheikhiya.

  • -Gli inni a Sidi Cheikh e danze dette “Saf “ delle donne alla Zaouiya di Lalla Rabi'a, oltre alla danza di impronta guerriera detta “ Alaoui".

  • -I giochi equestri che mobilitano oltre trecento cavalieri provenienti da tutte le comunità affiliate alla corrente sufi.

    -Gli incontri di scherma che consistono a battersi con dei bastoni senza mai farsi male

  • -La condivisione della mensa cioe’ l’offerta di cibo a tutti i pellegrini e a tutti i visitatori stranieri durante i tre giorni del pellegrinaggio.

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Mercoledì 28 Dicembre 2011
 

MZABALGERI- La valle dello M'Zab, che si trova nel deserto del Sahara a 600 km a sud di Algeri, è stata occupata da un popolo molto particolare, in una zona molto ristretta. L’altopiano e le colline rocciose che circondano la valle, che fu devastata da rare ma inesorabili esondazioni del suo corso d’acqua, presentano le tracce di un’occupazione umana molto antica. Tuttavia, l’occupazione capillare del territorio e l’adattamento di un’architettura profondamente originale ad un sito semi-desertico risalgono all’inizio del XI° secolo ad opera di un gruppo umano chiaramente definito dai suoi ideali morali, sociali e religiosi.

Gli Ibaditi, la cui dottrina derivava dal purismo intransigente del kharigismo (corrente musulmana ) hanno dominato una parte del Maghreb nel corso del X° secolo. Essi fondarono uno Stato la cui capitale, Tahert, fu distrutta da un incendio nel 909. Cercarono allora nuove sedi territoriali , dapprima Sedrata, poi la valle dello M’Zab. Il sito riflette in maniera del tutto eccezionale l’apogeo della cultura ibadita.

La prima ragione che li spinse a scegliere questa valle fu certamente il fatto che essa offriva delle possibilità difensive importanti per una comunità che si preoccupava anzitutto della sua protezione ed era profondamente attenta alla conservazione della sua identità, anche a prezzo dell’isolamento. L’occupazione del territorio e l’organizzazione dello spazio sono stati regolati da principi molto rigidi, notevoli per precisione e contenuto. Un gruppo di cinque ksour (villaggi fortificati) - El-Atteuf, Bou Noura, Beni Isguen, Melika e Ghardaia - costruiti su rilievi rocciosi raggruppano una popolazione sedentaria e fondamentalmente urbana.MZAB2
 

Ciascuna di queste cittadelle in miniatura, tutte circondate da una muraglia, è dominata da una moschea il cui minareto fungeva da torre di guardia. Tre elementi ricorrenti – lo ksar, il cimitero, il palmeto con la sua cittadella estiva –  che si ritrovano in ognuno dei cinque villaggi, illustrano  un esempio di habitat umano tradizionale rappresentativo di una cultura sopravvissuta fino al XX° secolo.

La moschea, dotata di un arsenale e di granai, era concepita come una fortezza, l’ultimo bastione di resistenza in caso di assedio. Attorno a questo edificio, essenziale per la vita della comunità, sorgono le case distribuite in cerchi concentrici fino al muro di cinta. Ogni casa, formata da uno spazio cubico standard, illustra un ideale egualitario. Nei cimiteri, l’attenzione è attirata dalle tombe dei saggi e da piccole moschee. La vita nella Valle dello M’Zab implicava una migrazione stagionale: ogni estate la popolazione si spostava nei palmeti, dove le “cittadelle estive” erano organizzate in maniera piu’ elastica, con case accuratamente difese, torri di guardia e una moschea senza minareto, simile a quelle dei cimiteri.

La Valle dello M’Zab ha rappresentato una fonte di ispirazione fondamentale per gli architetti e gli urbanisti del XX° secolo, da Le Courbusier a Pouillon.


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Martedì 27 Dicembre 2011
 

alg4ROMA- Dal 1963, data d’istituzione dell’Istituto Italiano di Cultura – Servizio Culturale dell’Ambasciata d’Italia in Algeria, la cooperazione culturale  tra l’Italia e l’Algeria è stata sempre intensa, grazie alla promozione, al sostegno e allo sviluppo dei rapporti di scambio e di collaborazione nell’ambito culturale, linguistico, scientifico e tecnologico.

Sempre in sinergia con le più importanti istituzioni culturali algerine e italiane, diverse azioni culturali sono state condotte, nel corso degli anni, presentando un panorama dell’eccellenza italiana in tutti i settori (musica, teatro, cinema, design,arte).

Per quanto riguarda, nella fattispecie, i rapporti di cooperazione, si possono citare tre esempi d’importanti progetti realizzati nell’ambito del patrimonio culturale algerino che, a partire dal 2007, hanno coinvolto la partecipazione e le competenze di Centri di Ricerca e di Università italiane

A questo scopo, un Accordo di cooperazione tra i due Paesi è stato firmato il 22 luglio 2004 dal Ministro della Cultura algerino, Khalida Toumi, e dal Ministro dei Beni Culturali, Giuliano Urbani. L’Accordo prevedeva l’elaborazione di strategie atte a supportare i settori del restauro e la salvaguardia del patrimonio algerino, in particolare della Casbah,  ed inoltre l’istituzione di una Scuola ed un Centro Nazionale del Restauro e di un Centro Nazionale di Catalogazione e Documentazione dei Beni Culturali.


Centro Nazionale di Catalogazione e Documentazione dei Beni Culturali.

Nel documento d’intesa del 14 marzo 2007, in seguito all’Accordo del 2004, la controparte algerina ha chiesto la consulenza italiana per la creazione di un Centro Nazionale di Catalogazione e Documentazione dei Beni Culturali. A tal fine la parte italiana  si è impegnata a elaborare uno Studio di Fattibilità grazie alla collaborazione dell’Istituto centrale per la Catalogazione e Documentazione del Ministero dei Beni Culturali italiano. Lo « Studio di fattibilità », redatto nel marzo 2010 dagli esperti italiani e consegnato al Ministero della Cultura algerino, definisce gli obiettivi istituzionali del Centro Nazionale, l’organizzazione a livello centrale e periferico con Antenne nelle varie Wilayas, la formazione di personale qualificato per la catalogazione informatica dei beni immobiliari e mobiliari e immateriali, la distribuzione delle competenze, l’ottimizzazione delle risorse umane con l’utilizzazione di antropologi, storici dell’arte, architetti, bibliotecari, archivisti necessari per coordinare i processi di selezione e catalogazione.


Il Restauro dei Beni Culturali

Il progetto di formazione per il recupero e la valorizzazione della Casbah di Algeri è stato realizzato grazie al concorso del Ministero degli Affari Esteri italiano – La Direzione della Cooperazione allo Sviluppo –, l’apporto tecnico della Società Ipogea, l’Agenzia Nazionale della Protezione dei siti e monumenti storici dell’Università di Blida.

Il primo modulo dei corsi e di formazione teorica è iniziato nel 2005, almeno per la parte teorica, sotto la tutela scientifica dell’Università di Blida. Dieci architetti e archeologi sono stati formati.

Nel campo del restauro bisogna, inoltre,  menzionare il restauro dei mosaici che compongono « Il Trionfo indiano di Dioniso » del III secolo, situato nel Museo Archeologico Nazionale di Sétif. In seguito all’Accordo firmato nel 2008, tra il Ministero della Cultura, l’Eni Algeria, l’Università di Roma Tre e l’Ambasciata d’Italia, l’operazione è stata realizzata nel 2010 dall’Istituto Centrale per il Restauro italiano. Il progetto è stato finanziato dalla società italiana Eni. E’ un lavoro importante che ha permesso, nello stesso tempo, di formare tecnici algerini i quali  hanno beneficiato di una scuola cantiere durante un anno. Su questa scia a partire dal 2012, l’Università di Roma Tre prevede di sviluppare in collaborazione con il Ministero della Cultura, l’Enil, l’ICCROM, il progetto « Djemila 2012/2014 » per continuare il programma di conservazione e di formazione dei giovani operatori algerini. La scelta di Djemila si basa sull’eccellenza del sito e sull’eccezionale integrazione tra paesaggio archeologico e ambiente. Il progetto riguarda diversi settori : l’analisi, il restauro, la comunicazione, la valorizzazione del sito con lo scopo altresì di favorire  lo sviluppo turistico ed eco-sostenibile del territorio.


La cooperazione cinematografica

La cooperazione cinematografica tra l’Italia e l’Algeria è stata molto attiva negli anni 60-70, quando alcune coproduzioni hanno permesso la realizzazione di film quali « La Battaglia di Algeri » di Gillo Pontecorvo, « Lo Straniero » di Luchino Visconti, « Tre pistole contro Cesare » di Enzo Peri, « Brancaleone va alle crociate » di Mario Monicelli.

Una società di produzione Casbah Film fu fondata da Yacef Saadi, ex combattente del Fronte Nazionale di Liberazione, per la produzione nel 1966 del film « La Battaglia di Algeri » dove interpretava se stesso.

Un Accordo di cooperazione cinematografica firmato nel 1989 e successivi documenti d’intesa tra i due Governi, hanno cercato di formalizzare la collaborazione nell’ambito sia della coproduzione di lungo e corto metraggi sia della consulenza tecnica per la riapertura e l’utilizzazione delle sale cinematografiche e per il restauro di pellicole della Cineteca Algerina.

Nel 2010/2011 coproduzioni sono state realizzate con i film « Profumo di Algeria » di Rachid Benhadj e  « Il primo uomo », ispirato al romanzo omonimo di Albert  Camus, del regista italiano Gianni Amelio.

Per quanto riguarda l’aiuto alla creazione cinematografica, l’Istituto Italiano di Cultura di Algeri ha collaborato alla realizzazione del corto metraggio « Garagouz » dell’algerino Abdenour Zahzah, prodotto da Laït Media, che ha conseguito premi e riconoscimenti in tutti i festivals del cinema africani e europei durante l’anno 2010/2011.

Un altro progetto di sostegno attualmente all’esame riguarda il film documentario sul ruolo della donna nella società maghrebina della giovane realizzatrice Bahia Bencheikh-El-Fegoun.


La Cooperazione nell’ambito urbanistico: il Masterplan  della Medina di Costantina

Il Masterplan della Medina di Costantina è  un documento tecnico e culturale in forma cartacea e informatica, elaborato da un gruppo di specialisti italo-algerini dell’Università di Roma Tre, del Ministero dell’Habitat e dell’Urbanizzazione algerino e della Wilaya di Costantina con il contributo della Direzione Generale per i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente del Ministero degli Affari Esteri. È stato presentato a Costantina il 6 dicembre 2005 e costituisce uno strumento utile per avviare in futuro la ricostruzione, il restauro ed il risanamento della Medina di Costantina nel rispetto della storia urbana e delle problematiche urbanistiche.


- Articolo della Dott.ssa Maria Battaglia, direttrice Istituto Italiano di cultura- Algeri. Tratto dal libro "Il contributo dell'Italia alla costruzione dell'Algeria indipendente”, edito da Ambasciata d'Italia e Istituto Italiano di Cultura ad Algeri, 2011, nell'ambito delle celebrazioni per il 150° Anniversario dell'Unità .



 


Mercoledì 07 Dicembre 2011
 
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