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PUGLIA: UN ISRAELE MULTIRELIGIOSA IN MINIATURA
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Graziana Coco
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Lo “strano caso” degli ebrei di Sannicandro come spesso è stato definito, oggi continua a far parlare di sé ma soprattutto continua a mantenere vivo il ricordo di chi è stato il Mosè della terre garganiche.
Recentemente, infatti, è stato presentato all’auditorium Palazzo Fioritto di Sannicandro Garganico il libro-cd, Fonte di ogni bene, che raccoglie i canti ebraici sannicandresi di Donato Manduzio e dei suoi primi proseliti. L'intero lavoro editoriale e discografico è stato reso possibile grazie all'Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia e gode del patrocinio dell'Unione Comunità Ebraiche Italiane.
«Qui si racconta una piccola storia, luminosa: come, da un cammino di tenebre, uscì una luce che brilla nelle tenebre e nell’ombra della morte». Questa è la storia di Donato Manduzio e di tutti gli ebrei di Sannicandro che hanno scelto di essere ebrei e di trasferirsi in Israele.
La Puglia, molo lanciato nel Mare Grande è sempre stata una realtà proliferante di diversi credi, ma il fenomeno dell’ebraismo garganico è singolare in quanto si tratta di una comunità di elezione e non di razza, sorta nel 1930 ad opera, proprio, di Donato Manduzio, bracciante agricolo che dopo aver ricevuto in dono una Bibbia e anche dopo una sua visione profetica, decise di da vita ad una comunità ebraica, credendo che gli ebrei fossero scomparsi a secoli.
In una lunga chiacchierata con Grazia Gualano, ricercatrice di Storia dell’Ebraismo e attuale responsabile dell’ “Associazione Manduzio”, ho attinto notizie che non hanno fatto altro che confermare la loro religiosità e che prima di tutto, hanno messo in evidenza la loro fede pura.
Manduzio viene definito il “fondatore” e di lui si continua ad avere un ricordo vivo, infatti, tutt’oggi mi racconta Grazia, «quando noi ebrei sannicandresi ci riuniamo –ogni sabato- continuiamo a cantare e a recitare tutti i suoi canti. Ciò che ci permette di superare ogni ostacolo è la forte fede che anche Manduzio aveva e ci ha tramandato». Non si tratta di una comunità ebraica riconosciuta a tutti gli effetti ma di fedeli che stanno osservando ancora il ghiyùr (conversione) e attendono di esseri considerati ebrei puri.
Continuando la nostra conversazione mi dice che i sannicandresi di terza e quarta generazione in Israele - assimilati nella società israeliana grazie al servizio militare e alla scuola, e oggi residenti prevalentemente nei pressi di Tsafat, a pochi chilometri dal confine libanese - sono rimasti religiosi, ma conservano ricordi piuttosto vaghi del retaggio garganico, mentre a Sannicandro resta un gruppo di donne che mantengono in esistenza la più singolare comunità ebraica italiana.
Parla con orgoglio della sua comunità proprio perché anche loro hanno contribuito alla nascita d’Israele. Nel suo racconto sull’origine dei convertiti non manca di avvertirmi che la stragrande maggioranza di quello narrato da Laphide è frutto della sua immaginazione mentre il libro scritto dalla Cassin è più attendibile poiché lesse il diario di Manduzio, sottolineando comunque che un occhio esterno non riesce mai a comprendere la realtà.
Alla mia domanda se si sentono discriminati o se sono perfettamente amalgamati con la società sannicandrese mi risponde sorridendo e mi conferma che la realtà attuale li permette di essere ben integrati nella vita sociale di Sannicandro. Sono accettati e stimati proprio come loro fanno nei confronti dei non ebrei. Alcuni di loro conoscono l’ebraico perché l’hanno studiato mentre la maggior parte conoscono solo le preghiere che vengono recitate in ebraico. Mi racconta dei suoi parenti in Israele e di quando qualcuno di loro va a trovarli in Israele, non manca mai di portare sempre dei prodotti tipici pugliesi proprio perché molto spesso sono richiesti. Mi spiega che ormai di quella piccola comunità sannicandrese in Israele è rimasto ben poco sia perché si sentono tutti israeliani ma anche perché le difficoltà e le situazioni di disagio che hanno dovuto superare appartengono ad un passato.
La comunità di Trani è diventata il punto di riferimento, degli oltre quaranta sannicandresi impegnati in questo processo di conversione, inoltre si auspica che si possa arrivare a breve a un pieno riconoscimento della comunità di Sannicandro, auspicio manifestato anche dall’Unione delle Comunità ebraiche italiane.
A pochi giorni dalla conclusione del viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa, scoprire Israele più vicino che mai alla Puglia non è solo la conferma di una multireligiosità pacifica sottolineata più volte nei discorsi del Santo Padre, ma è anche la conferma di una contaminazione di idee e simboli che attraverso il Mediterraneo si sviluppano.
Martedì 30 Novembre 1999
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