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Sunday 20 December 2009
NAPOLI - Khadija Merzoogui, ha 23 anni ed è nata in Marocco. Parla arabo, francese e l’inglese e, nonostante sia qui da soli sei mesi, è riuscita a raggiungere un livello di italiano che le ha già permesso di iscriversi alla facoltà di Economia e Commercio dell’Università Federico II di Napoli.
Khadija, cosa ti ha spinto a venire in Italia?
Mia madre si è trasferita in Italia sette anni fa con la speranza di trovare un lavoro e una volta riuscita a crearsi una stabilità io, mio padre e mio fratello l’abbiamo raggiunta.
Come mai hai deciso di iscriverti all’università?
Grazie all’avvocato che ha aiutato mia madre a regolarizzarsi. Un giorno sono andata nel suo studio insieme a mia madre ed è rimasto impressionato dal come riuscissi a parlare italiano dopo solo qualche mese. Mi ha consigliato di coltivare le mie passioni e di sfruttare le mie capacità, allora mi sono fatta coraggio e ho seguito il suo consiglio nonostante abbia ancora delle difficoltà economiche.
Perché hai scelto Economia e Commercio?
Ho scelto Economia e Commercio perché in Marocco avevo già avuto un’esperienza lavorativa in un’azienda come teleoperatrice e ho pensato che sarebbe stato più facile studiare cose che in parte già conoscevo. Poi un giorno mentre cercavo lavoro, una signora mi ha consigliato di andare a chiedere nelle chiese se c’era qualche anziana che avesse bisogno di essere accudita. Durante la mia ricerca, invece, ho incontrato un parroco che mi ha aiutata a fare il passo successivo, quello di iscrivermi all’università. Mi ha accompagnato a Napoli, abbiamo sbrigato tutte le pratiche per l’iscrizione e mi ha trovato un alloggio.
Khadija che rapporto hai con la tua religione?
Io sono musulmana, ma il Profeta ci ha insegnato che bisogna amare tutti indistintamente, proprio come fanno le altre religioni. Mi ritengo molto fortunata ad aver incontrato persone così intelligenti da capire questa verità semplice ma importante. Vedi, a me non interessa quale sia la tua fede, c’è un aneddoto nel Corano che mi sembra molto interessante. Il Profeta aveva come vicino di casa un ebreo che all'inizio non voleva saperne di fare amicizia con lui, anzi, ogni giorno andava a buttare spazzatura di fronte la sua casa, il Profeta, senza dire niente, ogni volta la toglieva e rincasava; una mattina l’uomo non si fece vedere e il Profeta, preoccupato che gli fosse successo qualcosa, va a trovarlo. Quando arriva a casa sua si rende conto che l’ebreo era molto malato, allora Mohammed lo guarisce e diventano amici, ma senza pretese di conversione. Io credo che l’umanità debba aiutarsi a prescindere da ciò in cui crede e penso anche che sia importante conservare le differenze.
Quali sono le difficoltà più grandi che stai affrontando all’università?
Le mie difficoltà sono essenzialmente due, la lingua che ancora mi crea qualche problema e la comunicazione con gli altri ragazzi. Direi che il termine esatto per definire come mi vedono sia "extraterrestre". Come sai, il primo anno di università si ha voglia di fare amicizie, ci si scambiano i contatti e ci si confronta con gli altri compagni, a me questo non succede. La prima domanda che mi fanno non è come mi chiamo, ma perché porto il velo. Un giorno un gruppo di mie colleghe mi ha esortato a togliere il velo e ad andare in discoteca con loro dicendomi che sarei diventata più bella, ma io non lo voglio fare nonostante sia cosciente del fatto che sarebbe tutto più facile senza. Nessuno mi obbliga a portarlo, è un’usanza che ho sin da quando ero in Marocco e non vedo perché dovrei abbandonarla ora che sono in Italia. Per quanto riguarda i ragazzi, invece, ho pochi amici e credo sia proprio dovuto al fatto che io abbia deciso di portare il foulard.
Secondo te uno straniero riceverebbe lo stesso trattamento in Marocco?
Assolutamente no. Sai, in Marocco ci sono tantissimi studenti e lavoratori stranieri, in particolare francesi, cinesi e sudafricani. Se uno straniero arriva nel nostro paese noi facciamo di tutto per conoscerlo e metterlo a suo agio, siamo contenti di esplorare altre realtà. Questo però accade soprattutto tra le persone che hanno un livello culturale tale da capire l’importanza dell’altro, proprio come qui in Italia.
Pensi che ci sia razzismo in Italia?
Non credo che ci sia molto razzismo ma sicuramente ho avuto degli episodio spiacevoli. Ad esempio, un giorno ero sul treno e mi siedo vicino ad una signora che comincia a chiacchierare con me chiedendomi cosa faccio, perché porto il velo… Quando le dico che frequento la facoltà di Economia e Commercio lei mi guarda stupita e mi dice “ma perché studi, cosa pensi di fare se ci sono prima gli italiani che devono trovare lavoro?”. Dopo questa risposta mi sono sentita paralizzata, non sapevo cosa dire.
Un altro episodio riguarda una categoria di uomini che credono che la straniera sia in Italia solo per erogare prestazioni sessuali. Mi è stato chiesto da un uomo anziano di andare a vivere con lui e in cambio avrei ottenuto tutto quello che volevo, soldi, vestiti…
Cosa ti manca di più del Marocco?
Mi manca tanto l’atmosfera che si respira durante i giorni di festa. Ieri ad esempio abbiamo celebrato il capodanno perché noi abbiamo anche il calendario lunare, mi è dispiaciuto perché non ho sentito molto questa festa. Poi ho difficoltà nel trovare una moschea in cui pregare ogni volta che ne sento il bisogno perché a Napoli c’è né solo una dove possono accedere gli uomini.
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