Domenica 05 Feb 2012 06:55:51
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Arte - Fotografia

Intervista esclusiva a Pietro Masturzo, vincitore del World Press Photo 2010

Italia redazione ilmediterraneo
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ROMA - La foto dell’anno 2009, il più importante premio per il fotogiornalismo al mondo, è di Pietro Masturzo. Un ragazzo di appena trent’anni di Sorrento, in provincia di Napoli, un outsider coraggioso uscito fuori dagli schemi e dalle logiche del mercato.

Pietro ha ricevuto la telefonata da Amsterdam, venerdì scorso, mentre si trovava a Roma alla manifestazione organizzata dalla comunità iraniana per il 31esimo anniversario dalla caduta dello scià. In un primo momento ha capito soltanto che dall’altra parte del telefono c’era qualcuno del World Press Photo. Dopo un’ora, quando lo richiamano, Pietro capisce e dice di essersi sentito collassare dall’emozione “Hai vinto il World Press Photo 2010”.

 

 

 

 

 

 

La foto immortala una donna sopra un tetto che urla il suo grido di disperazione e di rabbia contro Ahmadineiad. Le luci del palazzo accese come in una perfetta scenografia teatrale. La didascalia della foto: Teheran, giugno 2009, qualche giorno dopo le elezioni.

Ayperi Karabuda Ecer, giurato di spicco del Word Press Photo, ha scritto che quell’immagine ha scatenato in lui cuore e cervello, l’ha fatto sentire sopra quel tetto. Della rivolta e degli scontri che hanno accompagnato le elezioni in Iran non si vede nulla, i fatti sono soltanto evocati ed è proprio qui la straordinarietà di quella foto. Siamo abituati allo sguardo in prima linea del reporter, alle immagini che ci emozionavano per l’impatto crudele che avevano sulle nostre coscienze, a foto testimonianze di realtà di guerra spesso lontane ma che in qualche modo ci appartenevano.
La giuria del Word Press Photo, premiando l’immagine di Pietro Masturzo, ha dato avvio ad un nuovo periodo per la fotografia di reportage. Un nuovo modo di vedere, più evocativo, più attento alla bellezza, un’immagine artistica ma che sia, allo stesso tempo, anche capace di parlare alle nostre coscienze per risvegliarle.

Cosa ti ha spinto a realizzare “Sui tetti di Teheran “
Volevo trasferire, attraverso le immagini, l’emozione delle persone insieme alla mia che osservavo e che documentavo quella realtà. Non credo che il fotografo quando scatta debba astrarsi dalla realtà o debba trascurare l’emozione che sente. Anzi, credo che debba proprio trasmettere quei sentimenti. Il servizio che ho realizzato a Teheran credo che sia un insieme tra arte e giornalismo anche per questo.


Sei andato in Iran in un momento molto critico per la storia di questo paese, le elezioni presidenziali. Come sei riuscito a realizzare questo reportage?


Sono partito insieme ad un altro amico fotoreporter, Carlo Maddalena, consapevole dei rischi che potevamo correre. Eravamo molto camuffati, siamo partiti senza portare neanche la tradizionale borsa del fotografo. Ma siamo stati arrestati di notte proprio mentre stavo realizzando questo reportage. La mattina seguente alle sette siamo stati interrogati dalla polizia e quindi non abbiamo avuto neanche il tempo di avvisare l’Ambasciata Italiana a Teheran. Abbiamo detto che eravamo dei turisti, hanno visionato parte del materiale e la fortuna ci ha aiutati. Ci hanno rilasciati la stessa mattina e abbiamo continuato subito dopo a fotografare. In un mese sono riuscito a portare in Italia soltanto 60 scatti da cui ho tratto le 20 fotografie che fanno parte del reportage presentato al Word Press Photo.

Questo premio porta con sé una grande responsabilità come fotoreporter anche per la motivazione che la giuria ha dato a questa vittoria.

Sì, sento ora di avere una grande responsabilità e ho anche tanta paura. Ora devo dimostrare che questa foto non è capitata per caso ma è frutto di un percorso, anche personale, che mi ha portato a credere in questo tipo di immagine, artistica e di qualità. Per un attimo ho anche pensato che forse sarebbe stato meglio vincere un secondo premio, un premio di categoria. E poi sono un freelance e non un fotografo di agenzia agganciato a qualche società. E per me è anche una doppia vittoria per questo. Mi sono arrivate tantissime mail da fotografi freelance che mi hanno commosso. Mi hanno scritto che ho dato loro la speranza di andare avanti, anche fuori dalle logiche del mercato.


Quali sono queste logiche del mercato del fotogiornalismo di cui parli e quali sono le difficoltà per un ragazzo come te che parte da una provincia di una città complessa come Napoli.


Ho avuto tantissime difficoltà, ho lottato tanto, ho racimolato un po’ di soldi per fare reportage in Paesi anche difficili, senza avere alcuna garanzia. Lo stesso reportage sull’Iran non sono riuscito a venderlo in Italia, l’ho presentato ad alcune agenzie ma non ho avuto neanche risposte. Alla mostra di Perpignan tanti apprezzamenti ma nessuna vendita.
Questo premio mi dà grande forza perché le difficoltà che hanno i fotoreporter in Italia sono tante. La fotografia viene spesso considerata come un tappabuchi e un accompagnamento agli articoli giornalistici. Una fotografia viene affiancata al testo ma non viene dato alcun valore all’immagine che racconta.

La fotografia che ha vinto immortala una donna iraniana che urla. La disperazione di quelle donne è arrivata in tutto il mondo. Le donne sembrano essere sempre più spesso le protagoniste dei cambiamenti della storia.


Sono quelle che subiscono di più i regimi totalitari. Le donne stanno gridando, stanno urlando il desiderio di cambiamento. In Iran hanno una doppia vita, in pubblico non possono fumare, esprimere le loro opinioni, mentre in privato si trasformano. Per strada le donne iraniane sono manichini che camminano, nel privato sono acculturate e molto curate.

Dopo questo prestigioso riconoscimento come pensi cambierà la tua vita. Quali sono i tuoi progetti?


Intanto ora ci saranno le mie prime mostre a Parigi, Ginevra e a Roma. Poi voglio continuare a lavorare per il collettivo Kairos Factory, e non per grandi agenzie. Siamo 5 fotoreporter e il nostro desiderio è quello di lavorare con una nuova modalità sganciandoci dalle grandi agenzie. E poi, voglio restare il più possibile con i piedi per terra godendomi questo bellissimo premio!

 

 


Giovedì 18 Febbraio 2010

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