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LA STRATEGIA EUROPEA DI SVILUPPO IGNORA IL MEDITERRANEO

italia Graziana Coco
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altFOGGIA - Politiche europee e del Mediterraneo a confronto in un convegno organizzato dall’ Associazione Casa Di Vittorio e dall’Assessorato al Mediterraneo e alle attività culturali della regione Puglia.

Durante gli interventi tesi a riflettere sulla figura del grande sindacalista Di Vittorio, in rapporto all’attuale situazione socio-economica del nostro Paese, tutti i relatori hanno convenuto sul fatto che l’Italia ha bisogno di una strategia di sviluppo per progredire e al tempo stesso anche l’Unione Europea deve ridisegnare un nuovo piano dopo quello di “Lisbona” , che non ha avuto grande successo.
Assessore Godelli, una solida strategia europea è importante per lo sviluppo dell’Italia e del nostro Sud, ma Lei crede che anche un’ottima strategia mediterranea, unita a quella europea naturalmente, possa favorire crescita e ricostruzione? Se si, quali sono gli obiettivi e i programmi da perseguire per i futuri sviluppi dell’area mediterranea?
Negli ultimi anni, stranamente, l’area mediterranea è stata marginalizzata. Evidentemente le politiche economiche e sociali, catalizzate dai Paesi più forti, hanno accentuato il rischio di marginalizzazione dei territori più deboli come succede per la zona sud orientale europea e questo pericolo, purtroppo, continua ad essere dietro l’angolo. Ragion per cui, accanto alla necessità di costruire processi di coesione intorno ad interessi condivisi dell’intera area mediterranea, occorre la capacità di reagire al disinteresse comune. Un fattore fondamentale è la serie di iniziative e i programmi di cooperazione con l’area sud dei Balcani occidentali. Questo aspetto ha anche l’idea di un ricongiungimento tra l’Europa e i Paesi sud-orientali, soprattutto quelli usciti dai recenti conflitti come la Ex-Jugoslavia che in modo drammatico e tragico ha dovuto affrontare una realtà difficile e oggi è alla ricerca di nuove prospettive di sviluppo. L’altro aspetto fondamentale nell’area mediterranea mette in risalto i rapporti con i Paesi del Vicino Oriente, dove le diverse ragioni dei conflitti israelo –palestinesi e della zona irachena si legano oltre che ai caratteri dei conflitti regionali anche alle politiche generali. Vi è uno scacchiere d’interessi in cui il ruolo è troppo timido e assolutamente intermittente. Il Vicino Oriente da un lato, e l’Egitto dall’altro , il quale è anche il primo partner italiano con l’importanza del Canale di Suez, rappresentano due aree politico-economiche che devono consentire la costruzione di nuovi orizzonti, di scambi e integrazioni culturali.
Assessore come Lei ben sa, quest’anno dovrebbe essere inaugurata la zona di libero scambio tra i Paesi Mediterranei, siamo pronti per farlo o bisogna rimandare? E se Le chiedo di parlarmi dell’ economia mediterranea, Lei mi risponde crisi come sta capitando al resto dell’Europa?
Credo che la Zona di libero scambio non partirà nei tempi previsti. Non siamo ancora preparati anche se naturalmente mi auguro di sbagliarmi perché gli interessi economici comuni in quest’area sono maggiori dei rischi di concorrenza; infatti, sostengo che gli interessi sono tanti da quelli climatici, ambientali, a quelli che riguardano il mare e le coste,dalle energie rinnovabili, alla tutela delle biodiversità in agricoltura etc, tutti temi di grande rilevanza economica che possono fungere da nuova leva allo sviluppo del Mediterraneo. Bisogna precisare che gran pare dei Paesi del Mediterraneo non fanno parte dell’Unione Europea e la crisi che ci ha colpito presenta delle forti anomalie e tante peculiarità che cambiano da regione a regione. Naturalmente la nostra area mediterranea ha delle grandi potenzialità come ho evidenziato prima, però resta sempre utile capire come uscirne e soprattutto quali sono i punti di forza per gli sviluppi futuri.
Parafrasando il titolo di un libro di Pascal Acot, il Mediterraneo cosa è pronto a fare per le catastrofi climatiche e i disastri sociali?
L’agenda è piena di buone intenzioni, però a volte non servono e c’è bisogno di maggior coinvolgimento e interesse comune anche se in tutto ciò ravviso una grande deresponsabilità e indifferenza dell’ Unione Europea.
Negli ultimi giorni abbiamo sentito tanto parlare di Rosarno e degli scontri con gli immigrati, la politica mediterranea come reagisce a tutto ciò e soprattutto ci sono degli accordi specialmente con i paesi maghrebini per controllare al meglio i flussi migratori?
Purtroppo la politica mediterranea non esiste e non può reagire a tutto questo. Credo che gli ultimi tentativi di creare una politica per il Mediterraneo risalgano a tre anni fa con il Presidente Sarkozy, ma la crisi ha travolto sia le buone che le cattive intenzioni e il Mediterraneo con le sue buone potenzialità ha continuato ad essere messo da parte. Per quello che è accaduto a Rosarno o negli altri paesi dell’Italia, l’unica risposta, seppur debole, è pervenuta dall’Egitto e dalle Nazioni Unite. Oggi non ci sono accordi con i Paesi maghrebini se non con la Libia, in più bisogna sottolineare che l’intera questione non è solo un problema di accordi con gli altri Paesi ma riguarda politiche più complesse che vanno dai ruoli ai diritti e doveri degli immigrati. Occorre investire anche sulla formazione degli immigrati, la quale deve essere mirata a far svolgere al meglio le loro attività ed è un nodo fondamentale perché così diventano potenziali di ricchezza sia per il nostro Paese sia per il proprio Paese (nel caso l’immigrato volesse ritornare) e potrà esportare così la sua esperienza e conoscenza facendo crescere anche l’economia nazionale e mediterranea. Inoltre non penso che l’immigrazione e tutti i problemi che ne derivano, possano essere risolti con gli accordi sui flussi e poi, le politiche internazionali non hanno fatto quasi niente in materia.
Assessore Godelli, quali sono le attuali politiche giovanili che il vostro assessorato cerca d promuovere per sensibilizzare chi crede che il Mediterraneo sia solo un mare tra terre? Inoltre pensa che noi giovani saremo in grado di investire su questa strada per migliorare il nostro futuro?
Il nostro assessorato cerca di promuovere attività di microinterventi e di animazione territoriale attraverso le organizzazioni e l’associazionismo. Investiamo molto sui temi che mettono in risalto il dialogo e i diritti fondamentali, le iniziative per la pace, la conoscenza e il riconoscimento dell’alterità. Le ricadute le trovo favorevoli e credo che il desiderio di comunicare dei giovani sia alto nonostante i cattivi messaggi dei massmedia. I giovani sono migliori degli adulti, migliori rispetto ad un mondo di interessi economici aggressivi che alimentano le tentazioni di intolleranza e a volte di possibili ritorni a fenomeni razzisti. Rosarno mostra la capacità di resistenza dei nostri emigranti rispetto alla criminalità organizzata ma mostra anche lo scuro comportamento dello Stato che nel caso di Rosarno, sembra aver scelto come nemico principale gli stranieri e non i criminali. Io credo che i giovani siano la nuova linea di sviluppo e progresso culturale per il nostro territorio; la cultura e la civiltà devono essere gli alimentatori della nostra società per creare nuovi orizzonti.
L’Europa sembra latitare il “progetto mediterraneo”, come mai secondo Lei, vi è questa difficoltà politica?
La risposta è semplice, purtroppo. Gli interessi dei Paesi dell’Unione sono divergenti: l’Inghilterra, la Germania perché dovrebbero investire in una strategia mediterranea? Le grandi lobby avrebbero un ruolo marginale in questa strategia e tutto questo per loro significherebbe investire senza possibilità di guadagno, ecco perché si preferisce focalizzare l’attenzione sull’Europa e non sul Mediterraneo.
 
 
 
 
 
 
 
 

Domenica 24 Gennaio 2010

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