Lunedì 21 Apr 2014 13:47:22
CONTATTI LOGINREGISTRATI
English Italiano
Testata
Siria
Siria
Approfondimenti - Interviste

Siria; Intervista a Shady Hamadi: 'Perché il mondo non si sdegna?'

Italia Angela Zurzolo
Stampa PDF

fiocco-luttoROMA- Shady Hamadi è un giovane scrittore italo-siriano che, tra i primi, si è esposto a volto scoperto per denunciare la repressione attuata dal governo di Bashar al Assad in Siria. Nonostante le intimidazioni, ha continuato a scendere in piazza e a rivolgersi ai media per sensibilizzare l'opinione pubblica. Ora, chiede agli italiani di non rimanere indifferenti e di aderire alla campagna “Un fiocco nero per la Siria”, indossando quotidianamente il simbolo della solidarietà alla popolazione civile.



  • Quasi un anno di repressione e morti nella tua terra di origine, finché il dramma non ha toccato direttamente anche i tuoi cari. Cosa succede quando la storia irrompe nella vita di una famiglia? Come ha cambiato la storia della tua, da due generazioni, il governo degli Assad?

    La storia della mia famiglia si intreccia con la sorte di un popolo intero. Il dramma dei lutti, degli arresti e dell'esilio è toccato alla mia famiglia come a milioni di altre persone. Quando questo accade e il dramma entra a far parte della quotidianità, allora bisogna solo andare avanti e mai voltarsi avendo dei ripensamenti.


    I tuoi familiari in Siria hanno ricevuto intimidazioni a causa del tuo attivismo in Italia. Hai scelto però di continuare a parlare e ad esporti in prima persona, difendendo la causa dell'opposizione siriana anche al Parlamento italiano ed europeo. Quali resistenze e difficoltà hai incontrato fino ad ora?


    Difficoltà vere e proprie non ne ho avute. A volte mi sono sentito molto solo, abbandonato, ma in quelle occasioni ho pensato alla mia famiglia in Siria e all'esempio di mio padre per continuare ad andare avanti.


    L'esperienza del tuo primo viaggio in Siria. Cosa stava succedendo in quegli anni nella capitale? La Primavera di Damasco aveva lasciato un segno nella vita culturale del paese? Quali sono le “Voci di anime” delle quali scriveresti oggi?

    Nel 2009, Damasco era una città addormentata, i tempi del Manifesto di Damasco erano lontani e di sicuro nessuno immaginava di poter tirare fuori tanto coraggio. Mi ricordo di aver conosciuto moltissime persone letteralmente affamate di conoscenza, volevano sapere cosa pensasse la gente che proveniva da altri Paesi su ogni aspetto culturale o della loro semplice concezione della quotidianità. Non è un popolo stupido quello siriano, non lo è mai stato. Di voci da raccontare allora come oggi, c'è ne sono tante, mi viene in mente un amico che recitava poesie in inglese nello scantinato di un Hotel il lunedì sera e ci riunivamo ad ascoltarlo.


    Hai scelto di dare vita alla campagna 'Un fiocco nero per la Siria'. Perché hai pensato proprio a questa iniziativa per raccogliere l'adesione della società italiana?


    Un simbolo riesce a sensibilizzare più di mille parole. Purtroppo la società italiana ha conosciuto poco la tragedia siriana, sin dai suoi inizi. Questa iniziativa, presente anche in altri paesi dove esistono piccoli comitati, vuole creare una conoscenza comune su ciò che accade in Siria e portare la società civile nelle piazze. Non è possibile che in Siria vengano fucilati anche i bambini e il mondo non si sdegni.


    Quali sono le paure più grandi che vivono i siriani nelle città, oggi? Con i bombardamenti, la repressione siriana sembra essere entrata in una nuova e più terribile fase.


    Esistono molti tipi di paura: quella di finire in prigione, che le donne della propria famiglia vengano stuprate, ecc... La situazione è terribile, non riusciamo a mandare i medicinali dal Libano alla Siria perché il governo libanese collabora strettamente con il regime di Damasco.


    Caro il prezzo delle vite pagate dai giornalisti in Siria. Qual è stato e qual è il contributo dei giornalisti alla copertura delle notizie? Alcuni sostengono che a lungo si sia taciuto. In molti contestano le informazioni che giungono dalla Siria.


    Sono dell'opinione che si doveva fare di più- Oggi celebriamo, giustamente, i due giornalisti morti ma insieme a loro c'era Rami al Sayd e i centinaia di giovani che continuano a morire per caricare i video su YouTube. Il giornalismo occidentale deve dare più credito ai giornalisti - attivisti siriani che stanno in Siria e che vivono lì. Se un giornalista viene celebrato e premiato come un eroe perché è entrato in Siria per quattro giorni non sarebbe giusto riconoscere pubblicamente che ci sono siriani che hanno svolto da undici mesi stando in Siria un lavoro rischiosissimo e sono morti per questo?


    Durante la ribellione dei Fratelli Musulmani, tra il '76 e l'82,  “una delle accuse rivolte ad Assad e ai suoi fu quella di appartenere a una setta di miscredenti, e i più colpiti dalle azioni armate dei rivoltosi non furono solo i rappresentanti governativi e gli ufficiali dell'esercito alawiti, ma anche semplici cittadini la cui unica colpa fu quella di appartenere allo stesso gruppo confessionale di quello dei responsabili del regime”*. Tu come interpreti i rapporti tra alawiti e sunniti negli ultimi anni?


    C'è una falsa credenza che è quella che tutti gli alawiti siano con il regime e che da esso ne traggano beneficio. Così non è. In Siria, la convivenza tra le fedi è radicata nella società da millenni e non dal 1963 come sostiene il governo. Uccidere persone solo perché alawite, come è stato nell' '82 è sbagliato, come è sbagliato uccidere le persone, anche se sembra ormai retorica dirlo. La Siria del domani deve essere anche degli alawiti, per questo bisogna lavorare a distruggere il culto della vendetta.


     Pensi che la nuova Costituzione possa aprire un margine di reazione all'opposizione oppure credi che abbia definitivamente riconsegnato le chiavi del paese in mano a Bashar?


    Credo che sia una farsa. Assad non ha mai riconosciuto che esiste una opposizione, ha sempre detto che c'è una banda di terroristi salafiti che vuole uccidere le minoranze. Quando riconoscerà che c'è un dissenso, allora forse, si potrà parlare.


    *Siria nel nuovo Medio Oriente, Lorenzo Trombetta


Giovedì 01 Marzo 2012