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Divieto di indossare il niqab. Lettera aperta all’On.le Suad Sbai |
ROMA- Ammenda fino a 500 euro per chi trasgredisce il divieto di indossare burqa e niqab nei luoghi pubblici; introduzione del reato di costrizione all’occultamento del volto, punito con la reclusione da quattro a dodici mesi e multa da 10.000 a 30.000 euro ed il diniego della cittadinanza. La pena è aumentata se il fatto è commesso a danno di minore o di persona con disabilità.
Sono queste le principali novità previste dal testo messo a punto in commissione Affari costituzionali alla Camera, di soli tre articoli, di cui è relatrice l’On.le Souad Sbai (Pdl).
Dopo un anno e mezzo dall’avvio dell’esame, il Comitato ristretto è arrivato infatti ad una sintesi delle 11 proposta di legge presentate praticamente da tutti i gruppi ed ha fissato a lunedì 25 il termine per gli emendamenti.
Sull’argomento è intervenuta il Presidente del Movimento per la tutela dei diritti dei musulmani, Silvia Layla Olivetti che, pur riconoscendo l’assoluta legittimità di garantire l’ordine pubblico, ha evidenziato in una lettere aperta all’On.le Sbai le criticità insite nella proposta di legge.
“Desidero innanzitutto premettere che noi del Movimento non siamo, in linea di principio, favorevoli all'uso del niqab, o velo integrale, in Europa. Riteniamo che il suo utilizzo sia, oltre che non supportato da precetti religiosi che ne esplicitino l' obbligatorietà, dannoso per l'immagine dell'Islam in un'Europa già molto provata da orrendi attacchi terroristici i quali, pur non avendo nulla a che fare con il vero Islam e con il suo messaggio di pace, vengono comunque ascritti nell'immaginario collettivo all'ortodossia islamica.
Ragioni di sicurezza legittime, dunque, che tuttavia rappresenterebbero una penalizzazione per le donne.
“Pur non essendo in linea generale favorevoli all’uso del niqab siamo decisamente contrari ad una proposta di legge che, ben lungi dall'apportare dei concreti benefici alla sicurezza nazionale, si tradurrebbe inevitabilmente in una grave penalizzazione per quelle donne che, per scelta non contrattabile o per costrizione , indossano il niqab.
Non possiamo peccare d’ipocrisia affermando che le donne costrette a portare il niqab non esistono, ma sarebbe altrettanto ipocrita considerare risolto il problema della sicurezza nazionale impedendo alle musulmane di indossarlo. Soprattutto in considerazione del fatto che in Italia le donne che indossano il niqab sono una sparuta minoranza.
Se il principio in base al quale si legittima la Sua proposta di legge è quello di garantire in qualche modo la sicurezza nazionale, sarebbe sufficiente imporre alle pochissime donne musulmane col niqab l'obbligo di farsi riconoscere su richiesta nei luoghi pubblici.
A conti fatti, Onorevole Sbai è davvero sicura che impedendo a qualche decina di donne musulmane di indossare il niqab la sicurezza in Italia ne uscirebbe sensibilmente rafforzata? Non si tratterebbe piuttosto di una misura sproporzionata , visto che chi travisa il volto con palese intenzione di delinquere certo non toglie il proprio copricapo per agevolare il lavoro delle forze dell'ordine?”
Quanto all’introduzione del reato di costrizione all’occultamento del volto, finalizzato ad impedire ai familiari della donna a costringere le stesse a coprire il volto, la Olivetti si chiede in che modo sarà assicurato tale divieto.
“Se le donne musulmane che portano il niqab sono un numero infinitesimale rispetto alla totalità delle donne di fede islamica, ancor più esiguo è il numero di quelle che lo indossano sotto costrizione maschile. Eppure è essenzialmente a loro che la Sua proposta di legge è rivolta. A loro e - probabilmente - alla loro tutela e libertà di scelta.Secondo Lei una donna che vive una condizione di subordinazione tale da essere costretta uscire di casa solo con il niqab, con la Sua (per fortuna ancora non approvata) legge sarà finalmente libera di uscire di casa in hot pants, canotta e capelli al vento o più verosimilmente sarà costretta dal marito violento ed oppressore a starsene in casa definitivamente?
Suvvia,non sarà così poco lungimirante da non rendersi conto che la Sua proposta di legge sarà tutto tranne che un beneficio per quelle donne che vivono veramente in una condizione (islamicamente tristissima e sbagliata peraltro) di costrizione al niqab! La Sua proposta di legge non contribuirà alla "liberazione" di quelle donne che sono obbligate all'uso del niqab dai mariti: sarà la causa della loro definitiva segregazione tra le mura domestiche.
Lei sa benissimo quali conseguenze porterà nella vita di queste donne la Sua proposta di legge qualora dovesse disgraziatamente essere approvata, sa che questa legge non farà fare un solo passo a queste donne sulla via dell' emancipazione. Sa che la Sua legge spezzerà probabilmente per sempre i legami di queste donne - già ai margini della vita sociale e lontane anni luce dall'integrazione e interazione con la società italiana - con il mondo esterno. Perciò Onorevole Sbai Le chiedo di nuovo: questa Sua proposta, cui prodest?
Forse, ma mi auguro di sbagliare, giova alla propaganda islamofoba e a un disegno politico che mira a piegare con la forza le minoranze religiose, fagocitandole nel modello occidentale della società italiana e riducendole al silenzio. Probabilmente giova a chi, con la facile scusa di voler rendere visibili le donne musulmane spogliandole del velo, in realtà vuole solo rendere invisibile l'Islam mettendone fuori legge i simboli più evidenti”.
Il Movimento per la tutela dei diritti dei musulmani, invita quindi ad un ripensamento e ad una riflessione ulteriore prima di promulgare una legge che andrebbe a svantaggio delle donne e non migliorerebbe di certo la loro situazione.
“Le chiediamo di aggiungere una riflessione a quelle che certamente avrà già fatto nel ponderare i benefici e le possibili ripercussioni negative della Sua proposta di legge” prosegue la Olivetti “di valutare con onestà le concrete possibilità che la Sua proposta di legge costituisca una forma efficace di tutela della debolissima categoria di donne che vivono una situazione familiare difficile. Le chiediamo di interrogarsi sulle possibili conseguenze del divieto di indossare il niqab in pubblico per quelle donne che lo usano per costrizione e che, in un'aula di tribunale, verosimilmente negherebbero l'imposizione per paura della reazione dei loro mariti una volta tornate a casa.
Forse, Onorevole, Sbai vale la pena aprire gli orizzonti a soluzioni meno drastiche; vale la pena di considerare strade alternative a quella del pugno duro, che in questo caso verrebbe calato in faccia solo alle donne .
Sono certa che ragionando con calma e confrontandosi tutti insieme , una soluzione meno punitiva e significativamente più solidale con le donne potrà essere studiata e trovata. Anche nel rispetto di quella che è la base della democrazia e dell'emancipazione femminile, così come la intendo io: vale a dire la libertà di scelta della donna, qualunque sia la scelta in questione. Compresa quella di indossare il niqab”.
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