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5 blogger uccisi e 200 giornalisti arrestati. Record negativo per Reporter Sans Frontiere |
ROMA- Sono stati pubblicati i dati del Reporters sans frontieres (RSF) sulla libertà informatica. Lo scenario descritto è molto preoccupante e segna un netto +30% rispetto all’anno precedente: cinque morti e 200 arresti tra le fila dei blogger, sparsi per tutto il mondo.
Il 2011 sarà ricordato anche per la crudeltà che i governi hanno riservato per i blogger-dissidenti. “I net-cittadini sono stati, nel 2011, al cuore dei cambiamenti politici che hanno coinvolto il mondo arabo. Hanno tentato, al fianco dei giornalisti, di bloccare la censura, ma dall'altra parte, hanno pagato un prezzo elevato. Cinque di loro sono stati uccisi mentre erano impegnati in una missione di informazione”, si legge nel rapporto pubblicato stamane.
La Turchia è stata posta nell’elenco “sotto sorveglianza” per i tentativi perpetrati dai vertici di Ankara che hanno cercato di censurare i siti web ‘scomodi’. I siti “sono stati sospesi per ordine dei tribunali turchi o dall’Autority di competenza”, continua il rapporto. La maggior parte dei siti bloccati erano siti di scommesse online e siti con contenuti pedofili o pornografici. La relazione ha richiamato l'attenzione su 15 presunti spazi web pro-curdi che sono stati interdetti da ordini del tribunale turco nel 2011, tra cui Fırat News, Gundem-online.net e welat.org.
Insieme alla penisola anatolica, troviamo anche la Russia di Vladimir Putin che è stata retrocessa nella lista dopo le dure contestazioni che il nuovo premier ha raccolto nelle piazze di San Pietroburgo e Mosca.
Anche se permangono molte sfide in Libia, con il rovesciamento del regime di Gheddafi è finita un'epoca di censura. Prima della sua morte, il colonnello Gheddafi aveva cercato di imporre un silenzio stampa, tagliando l'accesso a Internet a molti cittadini.
In Venezuela, l'accesso a Internet continua ad essere libero. Il livello di auto-censura è difficile da valutare ma l'adozione nel 2011 di una normativa che potrebbe limitare la libertà su Internet non ha ancora avuto effetti malevoli. “Reporters sans frontières rimarrà comunque vigile in quanto i rapporti tra il governo e i media rimangono tesi”, spiega il rapporto.
La maglia nera, come si poteva presumere, spetta alla Siria. Dove cittadini comuni, sconvolti a causa del fiume di sangue, raccolgono sistematicamente le informazioni per la loro diffusione all'estero, di modo che il mondo esterno possa conoscere l'entità della brutale repressione che dura ormai dal lontano marzo 2011.
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