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Il Sinodo Vaticano è antiebreo: Israele passa all'attacco |
Roma - "Il Sinodo è ostaggio di una maggioranza antiebraica": così Israele è passata al contrattacco rispondendo alla decisione del Sinodo per il Medio Oriente di sabato scorso che aveva chiesto all'Onu di porre fine all'occupazione israeliana dei territori occupati.
Insomma, le decisioni dei 185 padri sinodali non sono piaciute. Per Israele si tratta di "attacchi politici" condotti "nel segno della migliore tradizione della propaganda araba".
In un comunicato il viceministro degli Esteri Dany Ayalon ha accusato i vescovi di essere "ostaggio di una maggioranza anti-israeliana". Ayalon si è detto peraltro "scandalizzato" dall’ affermazione del vescovo melchita di Boston Cyril Salim Bustros (non contenute nei documenti ufficiali del Sinodo) secondo cui Israele si rifarebbe al concetto biblico di Terra Promessa per giustificare i diritti territoriali degli ebrei ed "espellere i palestinesi". Parole da cui il dicastero degli Esteri israeliano ha chiesto alla Santa Sede di «distanziarsi».
Ai suoi commenti si sono contrapposti quelli dell'Olp che oggi ha invece espresso vivo compiacimento per le posizioni espresse dal Sinodo.
Sulla stampa israeliana i lavori del Sinodo non hanno avuto una eco particolare. Il giornale che ha dato maggiore rilievo all'evento e' stato Makor Rishon, un quotidiano con scarsa diffusione vicino al nazionalismo religioso ebraico.
Esprimendosi invece in totale sintonia con le tesi espresse nel Sinodo, il negoziatore capo palestinese Saeb Erekat ha affermato che "Israele non puo' far ricorso a concetti biblici relativi alla Terra Promessa o al popolo eletto per giustificare poi rivendicazioni territoriali a Gerusalemme o nei Territori". Il documento espresso dal Sinodo, secondo Erekat, conferma che "Israele non puo' rivendicare Gerusalemme come citta' esclusivamente israeliana".
"Ma i governi israeliani - ha replicato il portavoce del ministero degli esteri Yigal Palmor - non si sono mai serviti della Bibbia" per giustificare l'occupazione o il controllo di alcun territorio, inclusa Gerusalemme est (la parte a maggioranza araba della Citta' Santa, la cui annessione a Israele non e' riconosciuta dalla comunita' internazionale). Palmor ha poi respinto come "ingiusta e pregiudiziale" la retorica riecheggiata da parte di alcuni vescovi (in maggioranza arabi) presenti al Sinodo.
Circa lo status di Gerusalemme le posizioni restano molto distanti. "La nostra visione - ha elaborato il portavoce palestinese - e' di una citta' aperta e condivisa, la capitale di due Stati e di tre fedi, mentre nella visione israeliana e' una citta' esclusivamente ebraica".
Proprio oggi il governo israeliano, indipendentemente dalle polemiche sul Sinodo, ha approvato in via generale un pacchetto di incentivi e di investimenti volti a rafforzare la presenza israeliana in citta'. "Si tratta di un messaggio chiaro - ha precisato un ministro del Likud - che Gerusalemme non sara' mai spartita e che al suo interno non ci sara' altra sovranita' che non quella israeliana". Secondo un deputato arabo israeliano, Taleb a-Sana, posizioni del genere rischiano adesso di "mettere fine alle speranze di pace" nella Regione.
Ieri il Papa, nella messa conclusiva del Sinodo, ha affermato che la pace per il Medio Oriente è «possibile», è «urgente» ed è «la condizione indispensabile per una vita degna della persona umana» e per «evitare l’emigrazione» dalla regione. Ratzinger, alzando il tono della voce, ha rivolto un appello alla comunità internazionale perché moltiplichi gli sforzi per porre fine ai conflitto nell’area.
E ha invocato una vera libertà religiosa, e non solo di culto, in tutta la regione mediorientale, chiamando i cristiani a battersi per promuovere tale «diritto fondamentale» della persona umana. «In numerosi Paesi del Medio Oriente - ha denunciato il Pontefice - esiste la libertà di culto, mentre lo spazio della libertà religiosa non poche volte è assai limitato.
Allargare questo spazio di libertà diventa un’esigenza per garantire a tutti gli appartenenti alle varie comunità religiose la vera libertà di vivere e professare la propria fede».
Proprio questo, nei giorni scorsi, avevano parlato con coraggio anche diversi padri sinodali e in effetti il Sinodo ha rappresentato una pluralità di voci, anche critiche verso i Paesi islamici e dunque certamente non riducibili solo a univoche posizioni anti-israeliane.
Il Papa ha rilanciato ieri le loro voci mettendo il tema della libertà religiosa al primo posto nell’agenda del dialogo tra i cristiani e i musulmani.
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