 |
Tunisia
News -
Cultura
|
|
Monogamia nell'Islam: l'eccezione di Kairouan.Quando è la moglie a ripudiare il marito
Italia
Emanuela Frate
|
ROMA- E’ uscito un anno fa per le edizioni ART-LIBRIS ed ha ottenuto un ottimo successo sia in Tunisia che in tutto il Nord Africa, il libro di Dalenda Largueche “Monogamie en Islam. L’exception kairouannaise” (La Monogamia nell’Islam. L’eccezione di Kairouan). E’ un libro rivoluzionario che, partendo da dati certi, rivoluziona alcune tesi sull’Islam. Nel testo, infatti, la Largueche, storica e docente all’Università “la Manouba” di Tunisi, stravolge uno dei concetti cardine della sharia: la poligamia. Tramite approfondite ricerche storiche e sociologiche la direttrice del CREDIF (centre de recherche d’études, de documentation et d’informations sur la femme) riesce a dimostrare che è esistito in Tunisia, a partire dal MedioEvo, ben prima quindi che il padre fondatore della Patria Habib Bourguiba proibisse la poligamia nel 1956, un contratto matrimoniale fondato sulla monogamia.
Ed è importante sottolineare che, questo particolare contratto matrimoniale monogamico è nato proprio nella città di Kairouan, città santa in tutto il Maghreb islamico e quarta città santa del culto islamico dopo la Mecca, Medina e Gerusalemme. Kairouan è la prima città fondata dagli arabi nel Maghreb, nel 671 d.C. E’ qui che secondo la leggenda, l’emiro Okba Ben Nafaa, durante l’avanzata araba, si fermò piantando la sua lancia nel terreno ed esclamando: “qui dobbiamo porre il nostro kairouan” (accampamento) ed è proprio da Kairouan che partirono numerose spedizioni di conquista fino all’Andalusia. A Kairouan furono costruite numerose moschee e qui possiamo trovare anche la zauia ovvero il santuario definito anche “Moschea del Barbiere” perché qui vi si trova la tomba di Abu el-Balaui, uno dei compagni di Maometto che, secondo la leggenda, portava con sé sempre tre peli della barba del Profeta. Leggenda a parte, la supremazia della pratica della monogamia in una delle città più strettamente legate all’Islam delle origini si deve ad una storia d’amore. E’ la storia della Principessa araba Arwa al Himmarriya di cui era perdutamente innamorato il secondo califfo Abu Jaffar Al Mansour che, per amore, decise di accettare una clausola del tutto singolare del contratto matrimoniale che impediva, di fatto, la poligamia e che dava la possibilità alla donna di ripudiare il marito qualora costui non si comportasse correttamente. Un’inversione totale dei ruoli lontana anni luce dal diritto musulmano. Qui invece è la donna ad avere le redini del rapporto matrimoniale. Così, questa eccezione che si applicò alla bella principessa araba divenne la regola, non soltanto per le donne dell’aristocrazia araba, ma anche per tutte le altre e per tutte le spose tunisine che così potevano far riferimento alla clausola del contratto kairouannese se non accettavano la poligamia, ben prima che l’ex presidente della Repubblica, il compianto Habib Bourguiba, estendesse, nel 1956, l’abrogazione della poligamia in tutto il Paese.
In un periodo in cui il ripudio delle donne, la poligamia, il velo integrale stanno tristemente tornando alla ribalta a causa di sparuti movimenti salafiti di ispirazione wahabita, Dalenda Largueche, con questo libro, è riuscita a dimostrare che la legge islamica è qualcosa di “malleabile” e che si adatta perfettamente alle società in cui si applica, cosicché le norme che derivano dall’applicazione della legge islamica non sono altro che il risultato del contesto che le produce e, di conseguenza, non c’è nessun contrasto tra la monogamia e la legge islamica.
Lunedì 04 Giugno 2012
Commenti
newfreeshipping