ALGERI- La valle dello M'Zab, che si trova nel deserto del Sahara a 600 km a sud di Algeri, è stata occupata da un popolo molto particolare, in una zona molto ristretta. L’altopiano e le colline rocciose che circondano la valle, che fu devastata da rare ma inesorabili esondazioni del suo corso d’acqua, presentano le tracce di un’occupazione umana molto antica. Tuttavia, l’occupazione capillare del territorio e l’adattamento di un’architettura profondamente originale ad un sito semi-desertico risalgono all’inizio del XI° secolo ad opera di un gruppo umano chiaramente definito dai suoi ideali morali, sociali e religiosi.
Gli Ibaditi, la cui dottrina derivava dal purismo intransigente del kharigismo (corrente musulmana ) hanno dominato una parte del Maghreb nel corso del X° secolo. Essi fondarono uno Stato la cui capitale, Tahert, fu distrutta da un incendio nel 909. Cercarono allora nuove sedi territoriali , dapprima Sedrata, poi la valle dello M’Zab. Il sito riflette in maniera del tutto eccezionale l’apogeo della cultura ibadita.
La prima ragione che li spinse a scegliere questa valle fu certamente il fatto che essa offriva delle possibilità difensive importanti per una comunità che si preoccupava anzitutto della sua protezione ed era profondamente attenta alla conservazione della sua identità, anche a prezzo dell’isolamento. L’occupazione del territorio e l’organizzazione dello spazio sono stati regolati da principi molto rigidi, notevoli per precisione e contenuto. Un gruppo di cinque ksour (villaggi fortificati) - El-Atteuf, Bou Noura, Beni Isguen, Melika e Ghardaia - costruiti su rilievi rocciosi raggruppano una popolazione sedentaria e fondamentalmente urbana.
Ciascuna di queste cittadelle in miniatura, tutte circondate da una muraglia, è dominata da una moschea il cui minareto fungeva da torre di guardia. Tre elementi ricorrenti – lo ksar, il cimitero, il palmeto con la sua cittadella estiva – che si ritrovano in ognuno dei cinque villaggi, illustrano un esempio di habitat umano tradizionale rappresentativo di una cultura sopravvissuta fino al XX° secolo.
La moschea, dotata di un arsenale e di granai, era concepita come una fortezza, l’ultimo bastione di resistenza in caso di assedio. Attorno a questo edificio, essenziale per la vita della comunità, sorgono le case distribuite in cerchi concentrici fino al muro di cinta. Ogni casa, formata da uno spazio cubico standard, illustra un ideale egualitario. Nei cimiteri, l’attenzione è attirata dalle tombe dei saggi e da piccole moschee. La vita nella Valle dello M’Zab implicava una migrazione stagionale: ogni estate la popolazione si spostava nei palmeti, dove le “cittadelle estive” erano organizzate in maniera piu’ elastica, con case accuratamente difese, torri di guardia e una moschea senza minareto, simile a quelle dei cimiteri.
La Valle dello M’Zab ha rappresentato una fonte di ispirazione fondamentale per gli architetti e gli urbanisti del XX° secolo, da Le Courbusier a Pouillon.
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