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Kosovo; l'Osce denuncia: compromessa l'indipendenza del sistema giudiziario |
PRISTINA- L'indipendenza del sistema giudiziario in Kosovo è seriamente compromessa, questa la denuncia fatta dall'OSCE. Oggi, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite discuterà il rapporto di Ban Ki-moon sulla situazione in Kosovo, alla presenza del ministro degli affari Esteri serbo Vuk Jeremic e di quello kosovaro Enver Hoxhaj.
Mentre l'EULEX (European Union Rule of Law Mission in Kosovo) annuncia che le capacità operative della polizia sono migliorate e si attende il report sul traffico di organi, l'OSCE sostiene che ci sono problemi persistenti nel sistema giudiziario in Kosovo.
Ricattati i giudici, minacciate le loro famiglie, influenzati i pubblici ministeri: la magistratura subisce quotidianamente pressioni.
Gli esiti di processi relativi a crimini di guerra o inter-etnici, alla criminalità organizzata e alla corruzione di personalità di alto profilo, spesso sono stati falsati da pressioni e interferenze esterne.
La totale assenza di una tradizione di indipendenza della magistratura è un'eredità tramandata dall'Ex Jugoslavia e si accompagna all'inesistenza della separazione dei poteri.
Ad influire, però, anche un contesto sociale basato su una cultura di stretta 'affiliazione' tra famiglie.
E non solo. Il problema risiederebbe anche nell'integrità dei singoli magistrati e dei pubblici ministeri.
“Persino un quadro legale ideale non può garantire decisioni indipendenti, se i giudici stessi non sono pienamente disponibili a emettere i loro giudizi sulla base di una legge di diritto ma tendono ad agire secondo un processo di “obbedienza anticipatoria” alle influenze esterne”, ha detto un noto giurista.
Anche il Ministro della Giustizia, Hajredin Kuqi, sostiene che il problema è la professionalità dei giudici e propone l'istituzione di una scuola di giustizia che insegni il rispetto degli standard internazionali in materia giuridica.
Il procuratore capo del distretto di Prizren, però, difende la categoria: “E' evidente che giudici e pubblici ministeri in Kosovo non sono adeguatamente protetti. Possono essere minacciati in qualsiasi momento. Non siamo ancora liberi di esercitare in modo indipendente il nostro dovere”.
Nonostante ciò, l'OSCE definisce il quadro istituzionale kosovaro “accettabile” e sostiene che il sistema giudiziario sia “generalmente funzionante”. Due nuove leggi, la Law on Courts e la Law on the Kosovo Judicial Council, hanno messo le basi per la garanzia dell'indipendenza giudiziaria.
Numerosi i progressi avviati dalle riforme legislative e giudiziarie ma la rinomina di alcuni giudici e pubblici ministeri compromessi e forme di nepotismo e corruzione rimangono ancora diffusamente presenti.
“I miglioramenti sono necessari soprattutto per garantire un ambiente di lavoro sicuro per i giudici e i pubblici ministeri, che devono essere liberi di operare senza interferenze improprie, in particolare nei casi politicamente sensibili e di alto profilo” ha dichiarato Werner Almhofer, capo dell'ufficio OSCE in Kosovo.
Un report dell'Undp nel 2010 aveva denunciato già che il potere giudiziario in Kosovo è l'istituzione della quale la gente è più insoddisfatta in assoluto.
Del resto, casi clamorosi hanno rivelato la corruzione presente in aula.
Come il caso di un imputato accusato di frode penale per essersi spacciato per rappresentante di una organizzazione internazionale, raccogliendo illegalmente fondi volti alla ricostruzione di case che erano state bruciate e distrutte.
A dispetto delle prove, il Tribunale aveva dichiarato di non voler procedere. La cosa ancora più sconcertante, però, è che al giudice in questione era stato rinnovato il mandato.
Tantissimi i casi in cui i giudici non sono apertamente disposti a prendere in consegna il caso o chiedono un periodo di malattia per evitare il problema. Ciò avviene soprattutto quando si tratta di avviare processi contro personalità politiche e governative.
Emblematico il caso di ex membri dell'UCK (l'Esercito di liberazione del Kosovo) che avevano lanciato molotov in un edificio governativo e la cui udienza era stata rinviata a tempo indeterminato.
Sotto chiare direttive provenienti dall'esterno, più di 22.000 cause relative al conflitto del 1999 contro l'United Nation Interim Administration Mission In Kosovo, volte ad ottenere un indennizzo per i danni alle proprietà distrutte durante i combattimenti, sono state archiviate.
Pratiche poco ortodosse sono diventate consuetudini inaccettabili, come quella dei giudici di ricevere le parti nei propri uffici.
Su diverse porte degli uffici dei giudici in Kosovo c'è affisso un cartello con la scritta: “Pune me Pale”, che ufficializza gli orari di “lavoro con le parti”.
Nel report “Indipendence of the Judiciary in Kosovo” l'OSCE avverte: “Un potere giudiziario competente, indipendente ed imparziale è assolutamente fondamentale per uno Stato di diritto in Kosovo. La stabilità economica, la sicurezza e la tutela dei diritti umani in Kosovo dipendono dalla corretta amministrazione della giustizia- che a sua volta dipende dalla capacità della magistratura di rendere le sue decisioni non influenzabili”.
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