Martedì 22 Mag 2012 01:48:39
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Scienza&Tecnologia

Martedì 22 Maggio 2012

Salute; scoperta molecola responsabile del ‘mal di schiena’ PDF Stampa E-mail
redazione ilmediterraneo   

mal_di_schiena_rimedioROMA- Affetti da mal di schiena? Da oggi non sarà più un problema. Un team di ricercatori dell’Università Cattolica-Policlinico universitario ‘Agostino Gemelli’ di Roma ha trovato la molecola "NF-kB" che causa il “colpo della strega”, la lombalgia e anche in altri dolori acuti (come la cervicalgia), tutti malesseri dovuti al fisiologico invecchiamento della colonna vertebrale.
 

In Italia circa l’80% della popolazione ha sofferto di lombalgia o di cervicalgia almeno una volta nella vita. Lo studio che sarà premiato con l'ISSLS Award il 31 maggio ad Amsterdam presso l'Auditorium dell'Amsterdam Rai Congress and Exhibition Venue, è stato realizzato grazie al lavoro del professore aggregato Enrico Pola, e del dottor Luigi Aurelio Nasto che hanno spiegato nel rapporto come la molecola "NF-kB" diventi iperattiva all'interno delle cellule dei dischi intervertebrali, innescando una serie di reazioni deleterie che finiscono per alterare la struttura fisiologica della colonna vertebrale.
 

Ma i ricercatori italiani, affiancati da un equipe americana dell’Università di Pittsburgh, ha scoperto anche che "spegnendo" NF-kB con un "farmaco sperimentale", è possibile rallentare la degenerazione dei dischi intervertebrali. “Abbiamo sviluppato un farmaco specifico, chiamato peptide NBD, capace di inibire specificamente l'attivazione di NF-kB”, ha spiegato Pola all’inviato dell’ANSA. Lo studio è stato condotto su particolari topi di laboratorio affetti da "sindrome progeroide", ovvero animali geneticamente programmati per invecchiare rapidamente. I topi normali invecchiano molto lentamente e muoiono a circa 2 anni di età.
 

Quando gli anni passano i cuscinetti che dividono e ammortizzano le vertebre degenerano, determinando un progressivo irrigidimento della colonna vertebrale. Il ‘colpo della strega’ è una forma di lombalgia acuta e non colpisce solamente chi ha superato i trent’anni e la si può riscontrare anche nei giovani in sovrappeso o in quelli che conducono una vita sedentaria. 


Martedì 13 Marzo 2012
 
LSD aiuta nella lotta contro l’alcolismo PDF Stampa E-mail
redazione ilmediterraneo   

alcolismo-lsdROMA- Secondo dei nuovi studi medici, un'esigua dose di LSD potrebbe aiutare gli alcolisti a smettere di bere. I dati pubblicati oggi dalla rivista ‘Journal of Psychopharmacology’ potrebbero aprire nuove strade nel campo dell’uso medicinale di droghe illegali.
 

Lo studio prende in considerazione 500 pazienti. A detta dei ricercatori la sostanza stupefacente ha dato un “significativo effetto benefico” sugli alcolisti, anche alcuni mesi dopo l’assunzione. Un esperto ha addirittura spiegato che “è stato il miglior risultato mai ottenuto” in questo campo.
 

Inventato nel ’38 da Albert Hoffman, il dietilamide-25 dell'acido lisergico è una delle sostanze psichedeliche più forti mai create in laboratorio. La sostanza è illegale in tutto il mondo ed agisce bloccando la serotonina, che controlla alcune funzioni corporee come la percezione, il pensiero, la fame e l’umore più in generale.
 

I ricercatori della Norwegian University of Science and Technology, hanno preso in esame gli studi condotti a cavallo tra il 1966 e ilmolecola-lsd 1970, per poi svilupparli e trarne le conclusioni odierne. I pazienti, tutti facenti parte di un programma che mira ad aiutare le persone affette da alcolismo, hanno assunto una dose di LSD compresa tra i 210 e gli 800 microgrammi. Il 59% di essi ha mostrato una sensibile diminuzione dell’abuso di alcool, mentre il 38% non ha subito grandi variazioni. L’effetto è durato pressappoco sei mesi, nei quali alcuni pazienti hanno addirittura smesso di bere.
 

Gli autori del rapporto, Teri Krebs e Pal-Orjan Johansen, hanno dichiarato: "Una singola dose di LSD ha un effetto significativamente positivo sull’abuso di alcol", suggerendo inoltre che un assunzione regolare della sostanza potrebbe portare ad un effetto duraturo. “Data l’evidenza dell’effetto benefico che questa droga ha sull’alcolismo”, hanno continuato i due ricercatori, “è sconcertante che non si sia mai percorsa questa strada”.
 

Alla domanda del giornalista della BBC, in merito ad un possibile rischio di compensare una droga con un’altra, i ricercatori hanno risposto che le droghe psichedeliche, se prese entro i limiti consigliati, “non dovrebbero comportare dipendenza corporea... rimane però una minima percentuale di incorre nella dipendenza psicologica".


Venerdì 09 Marzo 2012
 
Trapianti d’organo; Cellule staminali per evitare rigetto PDF Stampa E-mail
redazione ilmediterraneo   

coltura-cellule-staminali-laboratorio1ROMA-  Questa volta è un italiano ad aver ampliato le conoscenze mediche mondiali. Il ricercatore Paolo Macchiarini aiutato dai suoi colleghi Stephen Badylak, Daniel Weiss e Arthur Caplan, ha trovato la modalità per preparare in laboratorio, attraverso cellule staminali, degli organi per il trapianto, azzerando di fatto le interminabili liste di attesa.
 

L’autorevole rivista medica Lancet ha pubblicato oggi un’interessantissima ricerca sull’applicazione delle cellule staminali. Gli studiosi del Karolinska Institute di Stoccolma, hanno scoperto che usando matrici biologiche, su cui hanno fatto crescere gli organi partendo da una base di cellule staminali dello stesso paziente, si possono evitare i pericolosi rigetti post-intervento. I frutti della ricerca sono statati già applicati a trachee, vesciche, arterie aortiche, pelli e valvole cardiache. Lo stesso Macchiarini aveva impiantato due trachee ottenute nella suddetta modalità.
 

Rimangono ancora dei problemi da risolvere come l’identificazione delle cellule staminali ottimali da usare per i diversi organi. Non solo.professore-paolo-macchiarini Secondo l’esperto bisognerebbe approfondire anche i “metodi per la ricellularizzazione delle strutture vascolari” per gli organi interi. Nonostante tutto però “sono stati raggiunti risultati positivi”, per quanto concerne i tessuti che un tempo erano considerati “impossibili da ricostruire”. Le scorse ricerche sulle staminali avevano escluso una possibile ricostruzione di tessuti quali: pancreas, cervello e occhi. “Se questi progressi continueranno”, ha concluso il medico italiano, “i prossimi obiettivi saranno gli organi interi e i tessuti complessi”.


 


Venerdì 09 Marzo 2012
 
Eruzione solare innesca tempesta geomagnetica. La più violenta da cinque anni PDF Stampa E-mail
redazione ilmediterraneo   

tempesta-solare-otto-marzoROMA- Una delle più impetuose tempeste geomagnetiche si sta per abbattere sulla Terra. L'Amministrazione Nazionale Oceanica ed Atmosferica degli Stati Uniti (Noaa) ha spiegato che la più violenta tempesta, da cinque anni a questa parte, potrebbe causare dei problemi  sulle reti elettriche, sulle rotte aeree e sui sistemi spaziali di navigazione via satellite.
 

Più che una tempesta gli esperti hanno spiegato che si tratterebbe di un’enorme nube carica di particelle che viaggiano, dal Sole alla Terra, a 7,2 mld di Km/h. La causa di questo moto spaziale dovrebbe essere delle eruzioni solari.  Joseph Kunches, uno specialista in meteorologia spaziale del centro statunitense ha assicurato che ci troveremmo di fronte all’evento più forte degli ultimi cinque/sei anni, più intenso anche della tempesta avvenuta alla fine di gennaio.

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La tempesta è sviluppata in tre tappe, con le prime due che hanno già interessato il nostro pianeta. La prima si è sviluppata con le due eruzioni solari che si sono mosse quasi alla velocità della luce e hanno raggiunto la Terra martedì sera; queste eruzioni possano causare black-out della radio. La seconda tappa, ha spiegato Kunches, la radiazione solare ha raggiunto mercoledì il campo magnetico della Terra, con possibili conseguenze sul traffico aereo, “specialmente vicino ai Poli e ai satelliti”. Infine, nella terza tappa troviamo la nube di plasma, innescata dall'eiezione della massa coronale che di fatto è una gran parte dell'atmosfera solare, che raggiunge la Terra proprio questa mattina. Questa tappa può interessare le reti elettriche, i satelliti, gli oleodotti e i sistemi ad alta precisione GPS, utilizzati per le perforazioni di petrolio, i topografi ed alcune attività agricole.
 

Kunches ha aggiunto che la componente geomagnetica della tempesta potrebbe arrivare prima del previsto, perché segue una tempesta precedente che ha lasciato il sole domenica e che attualmente sta colpendo la magnetosfera della Terra. Queste tempeste potrebbero provocare alcune aurore boreali e non causeranno problemi ai normali sistemi Gps.


Giovedì 08 Marzo 2012
 
Cheetah; il ghepardo robot più veloce della Terra PDF Stampa E-mail
redazione ilmediterraneo   

Cheetah-ghepardo-robotROMA- Non sarà sicuramente Usain Bolt ma il robot Cheetah costruito dalla Boston Dynamics, dietro finanziamento dell’americana Defense Advanced Research Agency (Darpa), ha battuto il record di corsa robotica.
 

Cheetah, che in inglese vuol dire ghepardo, è riuscito ad infrangere il vecchio record di 21 km/h stabilito nel lontano 1989. Il nuovo robot a quattro zampe è riuscito a raggiungere i 29 km/h correndo all’indietro. Il progetto è stato sostenuto dall’agenzia della difesa statunitense che si occupa di mettere a punto nuove tecnologie militari ed è stato sviluppato all’interno del programma Maximum Mobility and Manipulation (M3).
 

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L’azienda statunitense Darpa si occupa di sistemi robotici che siano di supporto alle operazioni militari, per esempio trasportando carichi pesanti o recuperando personale in stato di emergenza. Per progettare questo robot, gli scienziati della DARPA hanno osservato la tecnica di corsa del ghepardo, l’animale più veloce in natura. Come si vede nel video, man mano che aumenta la velocità, Cheetah aumenta la sua falcata, inarca le spalle e flette la spina dorsale proprio come un vero ghepardo. L’agenzia governativa spera un giorno di raggiungere una velocità di 60-70 miglia orarie, oltre i 100 Km/h. Questo test è stato realizzato su un tapis roulant ma i prossimi che sono in programma si dovrebbero tenere nei prossimi mesi all’aperto, anche con prove di corsa a zig-zag. 
 

Benché il giudizio del Washington Post sia impietoso e lo paragoni addirittura ad un “maiale agitato”, il nuovo robot potrebbe essere utilizzato in luoghi dove è molto rischioso l’impiego di militari, limitando di fatto le perdite umane. Si spera soltanto, come ha sottolineato scherzosamente l’autore del progetto Marc Raibert, che il robo-ghepardo non sviluppi “il gusto per carne umana”.


Mercoledì 07 Marzo 2012
 
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