Per la prima volta un imam nero figlio di immigrati poveri è stato nominato grande imam della Grande Moschea della Mecca, luogo di pellegrinaggio. Cheikh Adil Kalbani, 49 anni, scrive Jeune Afrique, che la stampa già chiama "l'Obama saudita", ha rivelato di aver sognato la nomina due anni fa.
Al risveglio, invece di pensare ad una premonizione, si era accusato di aver fatto prova di una grande vanità.
Per oltre 20 anni, lo Cheikh è stato imam della moschea di Riad, probabilmente scelto grazie alle sue qualità di predicatore e alla sua voce baritonale. Ma, come riconosce egli stesso, la sua nomina è soprattutto politica.
"Il re saudita vuol far capire a tutti che intende governare il suo Paese come una sola nazione, senza razzismo né segregazione", afferma. Lettore assiduo di Al Watan, giornale progressista saudita, Cheikh Kalbani appartiene al campo dei modernisti, e come re Abdullah, sottolinea Jeune Afrique, ritiene necessario ridurre l'influenza degli ultraconservatori per meglio modernizzare l'apparato giudiziario e il sistema educativo in Arabia saudita.
Per l'imam "ogni individuo, qualunque sia il colore della sua pelle o la sua origine, deve poter accedere alle cariche più elevate, per il suo bene e quello del suo Paese". (ANSAmed).
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