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Giovedì 09 Febbraio 2012

Eurozona; disoccupazione record. Spagna il Paese con più disoccupati PDF Stampa E-mail
redazione ilmediterraneo   

disoccupati-ufficio-collocamentoROMA- 10,4% è il tasso di disoccupazione registrato nella zona euro nel mese di dicembre. E’ il tasso più alto registrato nella storia europea. L’unica eccezione è la Germania, dove è diminuito del 6,7%.

La disoccupazione è il problema numero uno nella zona euro.  Il tasso di disoccupazione inferiore ai 25 anni è del 21,3%.

Mentre i leader europei cercano di portare avanti misure per la "crescita e posti di lavoro",  il numero record di disoccupati - 16,4 milioni nella zona dell'euro e il 23,8 nella UE - pesa sulla domanda interna, un fattore chiave di crescita del Vecchio Continente. Il calo dei consumi e il calo delle vendite al dettaglio sono l'ultimo segnale. La recessione si annida in Europa. 

Molto pessimista per il Vecchio Continente il FMI che prevede un calo dello 0,5% nell'area dell'euro nel 2012, con una debole attività in Germania (0,3%), Francia (0,2%), e un calo del PIL del 2,2% in Italia, la terza economia della zona euro.

L'Europa appare ancora a due velocità, con una periferia appesantita dal debito e dalla bassa crescita, mentre Germania, Austria e Paesi Bassi con pochi problemi.

Molto fragile e instabile la situazione spagnola. La Spagna ha di gran lunga il tasso di disoccupazione più alto d'Europa: 22,9%. Seguono Grecia (19,2%), Irlanda (14,5%) e Portogallo (13,6%),  Italia (8,9%) e Francia (9,9%). 

Disoccupazione all'8,9%. 1 italiano su 3 è disoccupato


(Fonte foto: Reuters)


Mercoledì 01 Febbraio 2012
 
Disoccupazione all'8,9%. 1 italiano su 3 è disoccupato PDF Stampa E-mail
redazione ilmediterraneo   

tasche-vuoteROMA- Cresce la disoccupazione anche in Italia. Dopo gli ultimi dati allarmanti della Spagna, ora tocca al Bel Paese fare i conti con i disoccupati.  L’Istat ha reso noto oggi i nuovi dati: a dicembre 2011 il tasso di disoccupazione è salito all'8,9% in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a novembre e di 0,8 punti percentuali su base annua. Il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 31,0%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto a novembre.

Non si registrava un tasso di disoccupazione così alto dal gennaio 2004.


In Italia un giovane su tre è disoccupato. “A dicembre 2011 gli occupati sono 22.903 mila, un livello sostanzialmente invariato rispetto a novembre, in presenza di un calo della componente maschile e di una crescita di quella femminile. Nel confronto con l'anno precedente l'occupazione diminuisce dello 0,1% (-23 mila unità).

Il tasso di occupazione è pari al 56,9%, stabile nel confronto congiunturale e in diminuzione in termini tendenziali di 0,1 punti percentuali. Il numero dei disoccupati, pari a 2.243 mila, aumenta dello 0,9% rispetto a novembre (20 mila unità). L'incremento è dovuto esclusivamente alla componente maschile. Su base annua si registra una crescita del 10,9% (221 mila unità).

Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuiscono dello 0,2% (-34 mila unità) rispetto al mese precedente. Il tasso di inattività si posiziona al 37,5%, con una flessione di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,5 punti su base annua”, è scritto sul comunicato diffuso dall’Istat. 

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Martedì 31 Gennaio 2012
 
Come cambia il lavoro fra 10 anni? In pole position i lavori creativi PDF Stampa E-mail
redazione ilmediterraneo   

lavoroCATANIA – Costruire processi di lungo periodo guardando in prospettiva. Come sarà il mondo nel 2020? In considerazione che la popolazione mondiale aumenterà di un miliardo; il Pil procapite sarà di 15mila dollari - contro gli attuali 8mila - l'Occidente avrà ridotto del 15 per cento il proprio potere di acquisto; accanto ai Bric (Brasile, Russia, India e Cina) saranno emersi i Civets (Colombia, Indonesia, Vietnam, Egitto, Turchia e sud Africa); informatica, ingegneria genetica e nanotecnologie saranno le tecnologie dominanti; lo scenario che si prospetta cambierà radicalmente e tutti noi dovremo saperci adattare. All'interno di questo contesto, dunque, come si evolverà il mondo del lavoro? Quali saranno i profili emergenti relativi alle risorse umane? Se n'è discusso oggi al Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia, a Catania, durante  il convegno “HR 2020. Storie e prospettive”. Il seminario è stato organizzato dall'Aidp (Associazione italiana per la direzione del personale) in collaborazione con le società Carter&Benson, S3.Studium e la scuola di formazione Bosch Tec, e con la partecipazione di Confindustria Giovani Catania.
Una tappa, quella di Catania, che fa parte di "un'avventura tayloristica" come sottolinea il professore Domenico De Masi, docente di Sociologia delle Professioni all'Università “La Sapienza” di Roma, che ha elaborato – con il contribuito di 15 direttori del Personale - lo studio sul futuro delle professioni: «Fra meno di 10 anni i lavori esecutivi saranno sempre più assorbiti dalle macchine, trasferiti nei Paesi emergenti o affidati a immigrati. Gli occupati in attività creative (il 33 per cento) rappresenteranno la parte centrale del mercato più garantita e meglio retribuita. Nel futuro non si parlerà più di lavoro ma di lavori - aggiunge De Masi - la popolazione italiana sarà più multinazionale, multilingue e multiculturale». A proposito dei giovani De Masi non ha dubbi: «Le nuove generazioni dovranno investire nella cultura e negli studi umanistici: un telefono cellulare deve essere sì prima costruito, ma soprattutto riempito di i contenuti. La tecnologia è nulla senza manca il sapere».
Gli occupati in lavori esecutivi (il 66 per cento) nel 2020 lavoreranno con minori garanzie, per un massimo di 80mila ore nella vita, «la globalizzazione e le tecnologie eroderanno il lavoro, ridistribuiranno la ricchezza, il sapere, il potere, e le tutele provocheranno conflitti crescenti» conclude De Masi.
Le persone cambieranno, dunque, la maggiore istruzione favorirà un apprendimento veloce e incisivo e aumenteranno le aspettative di crescita professionale; i lavoratori saranno sempre più tecnologici, veloci nel trovare informazioni, e "interconnessi". Oltre alla velocità, fra le nuove generazioni cambierà l'approccio all'acquisizione di informazioni.
In questo contesto un ruolo fondamentale è rappresentato dalla ricerca: «Il Parco ha voluto ospitare questo convegno - conclude Marco Romano, presidente Pst Sicilia - per dimostrare ai giovani che spesso un'idea vincente può diventare attività imprenditoriale. La sfida è rappresentata dalla capacita di saper innovare e fare rete per una crescita personale e del territorio in cui si decide di investire».
«Le parole-chiave saranno flessibilità, mobilità, attitudine al cambiamento - afferma il presidente Giovani Imprenditori Confindustria Catania Antonio Perdichizzi - i lavoratori di  domani non saranno  più precari ma persone capaci di saper cambiare la propria attitudine lavorativa adeguandosi a molteplici situazioni, e in grado di saper costruire il proprio futuro».
Per i professionisti avrà più valore una situazione lavorativa capace di dare emozione, anche se semplice. Le persone saranno tanto più motivate quanto più troveranno l'ambiente lavorativo aderente ai propri valori; dall'altro canto anche un positivo "work life balance" sarà sempre più rilevante per attrarre risorse in azienda. Infine, verrà preferito ciò che è fatto su misura, e chi non avrà un contratto a tempo indeterminato non sarà più considerato un precario ma un lavoratore “dinamico”. «Fra otto anni il 50 per cento dei lavoratori sarà a partita Iva - sottolinea Massimo Plescia, amministratore Sdi Soluzioni d'impresa - pertanto bisogna lavorare sulle capacità e sulle competenze individuali, oltre che sulla formazione manageriale».

COME CAMBIANO LAVORATORI E AZIENDE SECONDO DE MASI
-    Il mondo digitale porrà meno suddivisioni tra casa e ufficio, tra lavoro e tempo libero:
-    Tempo e spazio lavorativo avranno un confine sempre meno spesso e poco marcato;
-    Vi sarà minore solidarietà sociale;
-    I micro-conflitti aumenteranno, mentre diminuiranno quelli collettivi;
-    Le risorse umane dovranno gestire nuove forme conflittuali, agire tramite blog e social network;
-    Il sindacato abbandonerà le logiche del passato ponendosi in maniera costruttiva vero le aziende;
-    Saranno sempre meno numerosi gli stakanovisti, poiché tanto la tecnologie quanto  i modelli sociali focalizzeranno l'attenzione delle persone sul valore della qualità della vita;
-    I social media saranno strumento centrale per il rafforzamento della cultura aziendale, per gestire il clima interno, per creare la leadership, per la ricerca di nuovi talenti;
-    La cultura risentirà del "di tutto, un po' e subito" dell'era web;
-    Più che trovare le persone sarà problematico mantenerle.


Martedì 31 Gennaio 2012
 
Sciopero di 24 ore in tutta Italia. Disagi nei trasporti PDF Stampa E-mail
redazione ilmediterraneo   

scioperobusROMA- Giornata di disagi oggi in tutte le città italiane. Lo sciopero nazionale dei trasporti  investirà tutto il Paese, con sei sigle sindacali che hanno incrociato le braccia per contestare il disegno di legge, targato Monti, riguardante le liberalizzazioni.
 

Da nord a sud i sindacati di base (Usb, Orsa, SlaiCobas, Cib-Unicobas, Snater, SiCobas e Usa) stanno protestando contro il nuovo esecutivo. A Roma dalle 9 e mezza si sta tenendo un corteo che ha coinvolto i lavoratori pubblici e privati: dai trasporti ferroviari agli uffici pubblici, dal trasporto locale alle telecomunicazioni. La manifestazione è partita da piazza della Repubblica e arriverà a piazza San Giovanni, passando da viale Einaudi, via Cavour, piazza Santa Maria Maggiore, viale Manzoni e via Emanuele Filiberto.
 

A Milano si fermeranno i trasporti terrestri ma non la metropolitana. “Il personale di Atm Spa impiegato nella “Linea 1” della metropolitana, assicura per il 27 gennaio il regolare servizio nella fascia oraria dalle ore 8.45 alle ore 15.00 secondo la turnazione stabilita”.
 

Si prevede che in tutte le città lo sciopero di 24 ore, salvo le fasce obbligatorie, causerà forti disagi. Esclusi dallo sciopero portieri, guardiani, addetti ai centralini telefonici e ai servizi di sicurezza compresi quelli delle metropolitane, gli ingegneri centrali, i capi tecnici centrali, i capi movimento centrali.
 

Le Ferrovie dello Stato, anch’esse coinvolte, hanno fatto sapere che durante lo sciopero i treni nazionali e regionali “potrebbero subire variazioni”. Annullato invece lo sciopero che doveva coinvolgere gli assistenti di volo Alitalia, dopo l'accordo tra sindacato e la compagnia italiana.


Venerdì 27 Gennaio 2012
 
Art.18; scontro tra governo e sindacati. Ecco cosa c'è in ballo PDF Stampa E-mail
Tiziana Alterio   

ForneroROMA - “Il clima di scontro non aiuta e non c’è alcun attacco ai sindacati” Emma Marcegaglia, presidente della Confindustria difende così a spada tratta il ministro Fornero duramente attaccata dai sindacati per aver proposto una revisione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori del 1970 che disciplina il reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo. "Sono rimasta dispiaciuta e sorpresa per un linguaggio che pensavo appartenesse a un passato del quale non possiamo certo andare orgogliosi", soprattutto per "la personalizzazione dell'attacco che non fa merito a chi lo ha condotto" così invece il ministro Fornero.



COSA STABILISCE L'ART. 18


Art.18 “….il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell’articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di quindici prestatori di lavoro o più di cinque se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. Tali disposizioni si applicano altresì ai datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, che nell’ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa alle sue dipendenze più di sessanta prestatori di lavoro….”.

Nelle aziende che hanno fino a 15 dipendenti, se il giudice dichiara illegittimo il licenziamento, il datore può scegliere se riassumere il dipendente o pagargli un risarcimento. Può quindi rifiutare l'ordine di riassunzione conseguente alla nullità del licenziamento. La differenza fra riassunzione e reintegrazione è che il dipendente perde l'anzianità di servizio e i diritti acquisiti col precedente contratto (tutela obbligatoria).

Motivi di licenziamento da parte del datore di lavoro

Sono, ad esempio, le violenze o le minacce nei confronti dei colleghi o dei superiori, il furto, il danneggiamento doloso degli impianti aziendali.

Giustificati motivi, invece, possono essere i ritardi sistematici nel presentarsi al lavoro oppure la violazione del segreto d'ufficio.

Azioni del lavoratore che ritiene di essere stato ingiustamente licenziato

Dunque, il lavoratore può presentare ricorso d'urgenza e ottenere la sospensione del provvedimento del datore fino alla conclusione del procedimento, della durata media di 3 anni.

Il giudice del lavoro il quale, verificato che il licenziamento è ingiustificato, impone al datore di lavoro di riassumerlo, pagandogli inoltre una risarcimento finanziario (partendo da un minimo di 5 mensilità). Sempre che lavori in una ditta con più di 15 dipendenti.

Ma se il datore di lavoro non lo vuole più in azienda? Può anche lasciarlo a casa, ma deve comunque corrispondergli lo stipendio.

E se fosse il lavoratore a non voler più tornare in azienda? In questo caso può pattuire con il datore di lavoro un risarcimento finanziario fino a un massimo di 15 mensilità.

Se il lavoratore licenziato ingiustamente è impiegato in un'azienda che non ha più di 15 dipendenti?

In questo caso il giudice, verificato che il licenziamento è ingiustificato, non può obbligare il datore di lavoro a riassumerlo, ma lo può condannare a corrispondergli un risarcimento finanziario fino a un massimo di 6 mensilità.

 

MODIFICHE ALL'ART.18 PROPOSTE DAL MINISTRO FORNERO

Il ministro Fornero propone di modificare in parte l’art. 18 solo per alcune categorie di persone che verranno assunte in futuro e quindi non per quelle attualmente in servizio. Inoltre le modifiche non avranno carattere definitivo ma avranno la durata di 4 anni a termine del quale periodo saranno prorogate soltanto se avranno avuto azioni positive sul mercato del lavoro.

Perché le modifiche all’art. 18 possono favorire l’occupazione?

Ci sono ditte con 14 o 15 dipendenti che avrebbero bisogno di assumere nuovi lavoratori, ma non lo fanno perché superando la soglia dei 15 dipendenti sarebbero sottoposte all'art. 18. Vale a dire che tutti i dipendenti potrebbero essere licenziati solo per giusta causa o giustificato motivo. Oppure aggirano l'ostacolo assumendo dei lavoratori in nero. Per facilitare le assunzioni da parte di queste imprese e per indurle a mettere a libro paga i lavoratori in nero, il governo propone che le piccole ditte che assumono nuovi dipendenti anche se superano il numero 15 non saranno sottoposte all'art. 18.

La filosofia del governo Monti èmeglio un posto di lavoro anche se meno garantito piuttosto che la garanzia di restare disoccupati” e i lavoratori sarebbero comunque tutelati con un’altra norma che punisce il datore che licenzia ingiustamente condannandolo ad un risarcimento finanziario da corrispondere al lavoratore licenziato.

POSIZIONE DEI SINDACATI E LA DIFESA DELL'ART.18

I sindacati sostengono che il mercato del lavoro avendo subito negli anni un forte cambiamento verso la precarizzazione, sarebbe ancor più penalizzato dalle modifiche proposte dal governo Monti.

Cgil, Cisl e Uil uniti dopo anni di divisioni. Dal segretario della Cgil Susanna Camusso, al leader Cisl Raffaele Bonanni, fino a Lugi Angeletti della Uil, i capi dei sindacati si sono messi in competizione tra loro, questa volta però solo sul livello di intransigenza contro il governo.

"È una norma di civiltà che impedisce le discriminazioni ed esercita una forma di deterrenza per tutti. Un paese democratico e civile non può rinunciarvi” sostiene il leader della Cgil, Susanna Camusso.

Eliminare un diritto non aiuterà né l’emersione del lavoro nero né la crescita delle aziende più piccole che hanno, nella ridotta dimensione, la loro specificità. Come l’occupazione non cresce senza investimenti e sviluppo, così la disoccupazione al Sud non si ridurrà con la restrizione dei diritti sindacali.

Colmare questi ritardi, creare una rete di protezione per i giovani in flessibilità e per i lavoratori che sono espulsi dal sistema produttivo è compito del sindacato e per questo abbiamo accettato di trattare con il governo sul libro bianco nell’autunno del 2001. Libro che non conteneva l’eliminazione dell’art. 18.

Da qui può riprendere una trattativa utile per il paese cui il sindacato non si sottrarrà di certo.

 

 

 

CHI APPOGGIA IL GOVERNO?

La Confindustria appoggia a spada tratta la proposta del governo "Non c’è alcun attacco ai sindacati" - fa sapere il numero uno Emma Marcegaglia "Il clima di scontro non aiuta". "C’è solo la necessità, sostiene, di modificare un mercato del lavoro che «oggi palesemente non funziona», in cui «abbiamo una forte rigidità in uscita che non ha eguali in Europa ed un eccesso di flessibilità in entrata che penalizza i giovani e le donne; e abbiamo degli ammortizzatori sociali che vanno rivisti in parte». Uno stato di fatto in cui, dice ancora, «un’azienda fa fatica ad assumere o assume di meno». Il punto è comunque, per il presidente di Confindustria, andare alla trattativa senza «chiusure preconcette». Confindustria considera la proposta di modifica dell'art. 18 della L. n. 300/1970, inserita nella delega al Governo in materia di mercato del lavoro, un tentativo apprezzabile di ovviare ad una anomalia legislativa che caratterizza unicamente la normativa italiana, consentendo al lavoratore, licenziato in carenza di giusta causa o giustificato motivo, il reintegro "forzato" in azienda. Il disegno di legge prevede una sperimentazione quadriennale, prorogabile, limitata ad alcune fattispecie molto particolari, ma può costituire il primo intervento di modifica di una disposizione datata e lontana dalle attuali esigenze di flessibilità del sistema produttivo. Il superamento di sistemi sanzionatori oramai inadeguati alle condizioni di mercato favorirebbe invece, secondo Confindustria, la propensione delle aziende ad assumere personale, con effetti benefici sull'occupazione.


Martedì 20 Dicembre 2011
 
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