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Francia; Trovato killer di Tolosa. Sarkozy: “Prendetelo vivo”
redazione ilmediterraneo
TOLOSA- La Francia, ancora sotto shock per l’uccisione di tre bambini e un professore nella scuola ebraica di Tolosa lunedì scorso, ha scovato il presunto killer omicida. Secondo il ministro dell’Interno Claude Guéant si tratta di un maghrebino 24enne chiamato “Mohammed Merah”. Dalle tre di stame la polizia sta cercando di stanarlo nella sua abitazione a 3 km d dove è stata eseguita la carneficina.
La pista dei militanti neonazisti è stata definitivamente accantonata. La procura di Tolosa ha individuato i,l “presunto colpevole” a pochi kilometri, in linea d’aria, dal luogo dove all’inizio di questa settimana è stata eseguita la barbara esecuzione. Le forze speciali francesi dalle 3.05 di questa mattina stanno sorvegliano l’abitazione di ‘Mohammed’, in cui si sta rifugiando da due giorni a questa parte. Ma il fuggiasco non è sicuramente un tipo di persona che subisce passivamente le incursioni della ‘Raid’ e alle 5.45 ha apeto il fuoco contro il contingente francese, ferendo due poliziotti. Mohammed non ha preso fortunatamente ostaggi con lui e la polizia ha già provveduto al fermo di suo fratello e della sua fidanzata, mentre un suo secondo fratello, secondo quanto ha affermato la pagina web di ‘Le Figaro’, si è spontaneamente consegnato alla polizia. La madre del maghrebino è stata portata sul posto ma si è rifiutata di parlare con il giovane. Il ministro ha spiegato ai cronisti di Le Monde che il sospetto potrebbe essere arrestato nel pomeriggio.
CHI E’ MOHAMMED MERAH?
Ora, in Francia, si discute su chi possa essere questo giovane. La radio Europe 1, non ha dubbi in merito ed ha parlato di una vecchia conoscenza della polizia locale. Secondo l’emittente radiofonica, il maghrebino sarebbe cresciuto nei quartieri ‘difficili’ della periferia di Tolosa e si sarebbe convertito all’islamismo, in particolar modo avrebbe abbracciato il ramo salafita della religione. Merah avrebbe anche combattuto in Paesi quali: Pakistan e Afghanistan. Proprio a Kandahar, il giovane, era stato arrestato ed estradato in patria. Secondo il ministro Guéant, “il giovane dice di appartenere a Al-Qaida e di aver voluto vendicare i bambini palestinesi uccisi e se l’è voluta prendere con l’esercito francese, per i suoi interventi in Afghanistan”.
SARKOZY: “LO VOGLIO VIVO”
Questa brutta storia di cronaca però ha anche avuto un altro risvolto ed è sta infiammando la campagna elettorale francese in vista delle elezioni di inizio maggio. Tutti i candidati all’Eliseo, Nicolas Sarkozy, il suo acerrimo rivale socialista Fancois Hollande ed anche il centrista François Bayrou si sono recati nel capoluogo del dipartimento dell’Alta Garonna. Condanne esplicite sono state mosse trasversalmente da tutti i leader degli schieramenti in corsa per le elezioni e il premier uscente Sarkò ha affermato che il givano è “un mostro ancora in libertà”. Ieri, prima che il fuggitivo era stato identificato, Sarkozy aveva detto: ''La verità è che ci sono esseri che non hanno alcun rispetto per la vita. Quando afferri una ragazzina per infilarle un proiettile in testa, senza lasciarle nemmeno una possibilità di salvarsi, allora sei un mostro.” Ma dopo la sparatoria di questa mattina, ‘le Président’ non ha dato il via libera per far irruzione nella casa perché lo vuole ancora “vivo”.
Siria; Human Right Watch denuncia torture del FSA. Russia: “Assad ha fatto molti errori”
Sergio Andrianov
DAMASCO- Le forze di sicurezza siriane stanno intensificando gli attacchi nelle città ribelli per riprenderne il controllo. Deir al-Zor e altri due sobborghi di Damasco, Harasta e Irbin, sono stati rioccupati costringendo i militanti del Free Syrian Army (FSA) a battere in ritirata. Sono arrivate anche le denunce di Human Right Watch che hanno accusato i militanti del Fsa di torture e rapimenti nei confronti delle milizie di Assad. Sul fronte diplomatico, la Russia ha adottato dei nuovi toni nei confronti dell’alleato siriano e ha affermato che il presidente Bashar al Assad ha fatto “molti errori”.
CONTINUANO LE BATTAGLIE TRA FSA E MILIZIE PRO-ASSAD
Battuta d’arresto per il FSA. Le repressioni del governo si stanno intensificando in queste ore nel tentativo di reprimere le contestazioni prima delle elezioni multipartitiche annunciate dal gotha siriano per i primi di maggio. Stamane, gli attivisti dell’opposizione hanno comunicato che due sobborghi di Damasco sono ritornati in mano alle forze lealiste. Bombardamenti e raffiche di mitragliatrici pesanti hanno risuonato nei quartieri di Harasta e Irbin, mentre gli elicotteri sorvolavano la zona nel tentativo di organizzare la logistica dell’attacco. Sul fronte orientale i combattimenti più intensi si sono registrati a Deir al-Zor, sulle sponde dell’Eufrate, a poca distanza dal confine iracheno. “I carri armati sono entrati nelle zone residenziali”, hanno spiegato gli attivisti ad Al Jazeera, “soprattutto nella zona sud-est della città. Il FSA si è ritirato per evitare un massacro dei civili”. L’attivista Osama Mansour ha affermato che i ribelli non dispongono di armi e munizioni a sufficienza. “Sapevano che non disponevamo di mezzi sufficienti per tenere in mano i quartieri, così hanno deciso di smettere di combattere sapendo che sarebbero arrivati dei rinforzi con l’artiglieria pesante”, ha spiegato Mansour. L’esercito siriano può contare su quasi 500mila uomini di cui solamente 2mila hanno deciso di approdare tra le fila del FSA. Secondo quanto si legge sul sito di Al Arabya che cita degli attivisti anonimi, ieri negli scontri sono morte 55 persone, soprattutto nelle città di Idlib e Homs, teatro delle più dure battaglie da un anno a questa parte.
HMW DENUNCIA VIOLENZE DELL’OPPOSIZIONE
Oltre a subire la controffensiva presidenziale, ieri è arrivata anche un’altra brutta notizia. La Ong ‘Human Right Watch’, ha denunciato le torture e le brutalità che avrebbero commesso i militanti del FSA. A parlare è Sarah Leah Whitson, la responsabile dell’organizzazione umanitaria per il Medio Oriente che attraverso una lettera ha affermato che “anche se il Governo siriano attua feroci repressioni, la cosa non può giustificare le torture perpetrate dai gruppi di opposizione. Gli abusi denunciati includono rapimento, detenzione, esecuzioni, torture dei membri delle forze governative e dei sostenitori del governo ma anche nei confronti di persone non processate e identificate solamente come membri delle milizie pro-Assad. Secondo l’organizzazione umanitaria le proteste pacifiche di inizio marzo 2011, si sono trasformate con il tempo in una vera e propria guerra civile che potrebbe addirittura peggiorare con il passar del tempo. “I leader dell’opposizione dovrebbero chiarire ai loro militanti che non devono in nessun caso sequestrare e/o torturare i prigionieri, in nessuna circostanza”. La risposta alle accuse è arrivata direttamente dal Consiglio nazionale siriano (Cns), il quale, attraverso il portavoce Bassma Kodmani, ha deplorato le insinuazioni spiegando che la linea dell’opposizione è contro “ogni tipo di violenza e sostiene tutte le convezioni e i trattati internazionali sulla tutela dei diritti umani”.
RUSSIA: “ASSAD HA FATTO MOLTI ERRORI”
Contestualmente ai passi indietro dell’opposizione anche Assad che continua a prendere terreno nelle città ribelli ha subito una battuta d’arresto sul piano diplomatico. La Russia, fin qui stretto alleato del regime, ha cambiato il suo tono nei confronti della Siria, spiegando che la repressione attuata all’inizio delle contestazioni lo scorso marzo “è stato un grave errore”. Il ministro degli Esteri Sergei Lavarov ha affermato durante un’intervista radiofonica sulla stazione russa Kommersant-FM: “Crediamo che la leadership siriana ha avuto torto nel reagire con la repressione alle proteste pacifiche… sono stati fatti molti errori che hanno portato la Siria in questa grave situazione”. Lavarov ha anche parlato di un “futuro” periodo di transizione, continuando però a non voler allinearsi ai Paesi occidentali e della Lega Araba che vogliono le dimissioni di Assad, che l’establishment russo ha definito “irrealistiche”. Non è chiaro se la posizione russa in merito alla questione possa tramutarsi in un impegno a porre fine le violenze nel territorio siriano. Secondo Najati Tayyara, figura di spicco del Cns, contattato telefonicamente da Reuters, la posizione di Mosca “è solo un cambiamento di tono che non si trasmuterà in qualcosa di sostanzioso”.
Francia; Attacco a scuola ebraica. “Ha inseguito i bambini fino all’interno”
redazione ilmediterraneo
TOLOSA- Follia omicida davanti ad una scuola ebraica di Tolosa. Questa mattina, appena prima del suono della campanella, un uomo su uno scoter non meglio precisato ha aperto il fuoco su tre bambini e un adulto.
Le notizie che arrivano sono ancora confuse ma si carpisce la violenza dell’attentatore. Fonti della procura hanno affermato che la pistola che avrebbe ucciso le tre persone è la stessa chela settimana scorsa aveva sparato a tre soldati del compound francese.
Le vittime accertate nella sparatoria sono in tutto quattro: un professore e tre alunni. La polizia ha riferito che si traberrebbe di uno dei professori di religione della scuola di Ozar Hatorah, nel sud ovest della Francia. Mentre due dei bambini sono i figli di 5 e 3 anni del 30enne; l’altro bambino ucciso, di cui non è stata rivelata l‘identità, ha dieci anni. L'uomo - secondo la ricostruzione del procuratore Michel Valet - prima ha dapprima “sparato contro tutto quello che aveva di fronte”, per poi “inseguire alcuni bambini all'interno della scuola”. L'attentatore sarebbe poi fuggito in scooter.
Il ministero dell'Interno francese ha disposto successivamente all'attentato il “rafforzamento della sorveglianza” davanti alle scuole ebraiche del Paese. Il ministro dell'Interno, Claude Gueant, che si trovava a Mulhouse, nell'est, ha interrotto la sua visita ed è arrivato a Tolosa. Fonti della polizia hanno spiegato che si sta battendo la pista del “lupo solitario” che sarebbe, sempre secondo le indiscrezioni, “un uomo di dimensioni corpulente" e "con un tatuaggio o una cicatrice sulla guancia sinistra".
Egitto; Calca nella camera ardente di Shenouda III. Quaranta feriti e tre morti
redazione ilmediterraneo
IL CAIRO- Sono morte tre persone e sono rimaste ferite altre 40, nella calca per rendere omaggio a Shenouda III, papa dei cristiani copti egiziani, morto sabato scorso in Egitto.
Una folla oceanica sta rendendo omaggio in queste ore al leader spirituale dei copti d’Egitto, setta cristiana che abbraccia il 10% della popolazione egiziana. “Migliaia di persone sono arrivate qui per avere una possibilità di guardare per l’ultima volta il vecchio patriarca”, ha spiegato in corrispondente di Al Jazeera. Il corpo di Shenuda III, con indosso una tiara e rivestito di abiti talari riccamente ornati, è stato disposto seduto su un trono di legno scolpito nella cattedrale di San Marco al Cairo, sede della chiesa copta, dove martedì saranno celebrati i funerali ufficiali.
E’ stata una delle figure di maggior spicco nel panorama cristiano mondiale. Primo, dopo un millennio, ad incontrare il rappresentante della Chiesa Cattolica, Shenuda è stato un leader molto amato da tutti i suoi adepti per tutto il corso delle quattro decadi che lo hanno capo della Chiesa Cristiana d'Oriente.
Dall'aspetto fragile, Shenuda è stato chiamato in questi ultimi anni a fronteggiare i crescenti attacchi subiti dalla comunità copta nel Paese. Eletto papa della chiesa copta e patriarca di Alessandria nel 1971, Shenuda è stato il 117esimo successore dell'evangelista e padre fondatore San Marco, guidando con pugno di ferro una comunità che rappresenta quasi sei milioni di egiziani.
Durante il suo patriarcato Shenuda III ha mantenuto una posizione di vicinanza allo stato, spesso con venature nazionalistiche, ma un rapporto dialettico con il potere egiziano: esiliato nel monastero di Wadi Natrun nel 1981 dopo un contrasto duro con il presidente Sadat, poco tempo prima che questi fosse assassinato nell'ottobre 1981, il papa copto aveva poi sempre guidato i suoi fedeli con mano rigorosa intervenendo anche a calmare intemperanze che non giovavano ai rapporti con la comunita' musulmana. Vicino all'ex presidente Mubarak durante il suo regime trentennale, dopo gennaio 2011 Shenuda aveva raccomandato ai suoi fedeli di non partecipare alla rivolta. Negli ultimi mesi, però la sua voce si era affievolita e di recente era stato sottoposto ad un intervento chirurgico alla spina dorsale a causa, secondo fonti di stampa, di un tumore osseo. “L’Egitto ha perso uno dei suoi uomini più rari, proprio quando ce n’era più bisogno”, aveva affermato ieri lo sceicco Ahmed el-Tayib, grande imam di al-Azhar, una delle più alte autorità islamiche egiziane.
ATENE- Dagli sconti di piazza si passa agli scontri negli stadi. Ieri, durante i derby Panathinaikos – Olympiakos, le tifoserie dei diversi club ateniesi hanno ingaggiato violenti scontri con le forze di polizia, schierate in tenuta anti-sommossa.
Dopo la prima frazione di gara, conclusasi con il punteggio di 0 – 0, un gruppo di 40-50 persone tuttte coperte da bende sulla faccia e caschi in testa hanno dato vita a degli scontri che hanno coinvolto la maggior parte dei tifosi, accorsi per l’evento calcistico. Il gruppo di ultrà ha occupato il tunnel che dagli spogliatoi porta i giocatori in campo, innescando dei tafferugli che con il passar del tempo hanno dato vita ad una vera e propria escalation di violenza.
Il secondo tempo si è aperto con un’ora di ritardo e dopo appena sei minuti, è arrivato il bel gol di Djamel Abdoun, centrocampista dell’Olympiakos. Da quel momento, la situazione è degenerata nuovamente anche fuori lo stadio ed ha portato al fermo di ben 57 perone e all’arresto di altre 20. La partita è stata sospesa e tra le fila della polizia ci sono stati nove feriti, di cui tre versano in gravi condizioni.
La polizia ha comunicato il ritrovamento di tre contenitori da 16 litri l’uno per liquido infiammabile, 15 petardi, tre bombe molotov e l’occorrente per costruirne un’altra decina. La polizia ha anche affermato che si attende altri tafferugli ed ha dislocato per tutta Atene dei posti di blocco.
(Fonte foto: Athens News)
Il motivo delle violenze è da ricercare nell’accesso negato allo stadio per i supporters dell’Olympiakos. Nella Superleague greca non è consentito l'accesso ai tifosi ospiti, a causa dei timori sulle probabili violenze che potrebbero scoppiare.