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Intervista a Pietro Spadafina: teorizzatore del "Disegno Attivo", guida per scrutare l'inconscio.
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Written by Tiziana Alterio
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Venerdì, 30 maggio, alle ore 18.00 alla Libreria Odradek, in via dei Banchi Vecchi 57 , a Roma, Pietro Spadafina parlerà dei suoi romanzi, L'uomo della Gazza e il Prezzo del Presagio (Robin Edizioni) e del metodo da lui teorizzato per la conoscenza dell’inconscio, il Disegno Attivo.
Scrittore, artista, architetto, Pietro Spadafina lascia molto presto la pittura come mera riproduzione della realtà per iniziare un percorso di ricerca che vede l’arte come uno strumento per la conoscenza di sé.
Come artista è andato al di là della forma per utilizzare il disegno come metodo di conoscenza dell'uomo. Lei lo definisce "Disegno Attivo". Da dove nasce questa esigenza e in che cosa consiste questa particolare pratica.
L'esigenza nasce come nasce in qualunque essere umano, quando all'interno della selva oscura comincia a cercare la luce. Da lì rendersi conto che la spiegazione, la forza, la verità è dentro di noi il passo è breve. Diciamo pure che l'artista per tanti motivi è favorito in quella ricerca che risulterebbe più faticosa in un lavoro di routine. La tela, infatti, che per forza si trova a raccogliere sentimenti e pulsioni, può divenire una mappa, un sistema per leggere meglio e catalogare quella che è l'architettura dinamica della psiche. Piccoli accorgimenti, qualche regola e tanta esperienza hanno portato alla teorizzazione del Disegno Attivo, disegno istintivo, eseguito ad occhi chiusi, e per certi versi terapeutico.
E' anche un metodo che ognuno può sperimentare su sè stesso?
La novità del Disegno Attivo è proprio quella di fornire un sistema autonomo. Solo all'inizio è necessaria una guida, poi chiunque può interpretare i propri scarabocchi e vederli nel tempo trasformarsi in figure e trame.
Quali sono stati i riscontri di questo metodo.
Credo che la conoscenza di se stessi ci porti sempre ad un maggiore equilibrio e quindi alla capacità di usare lucidamente le nostre risorse. Questo ho potuto verificarlo spesso nei seminari. Altrettanto sovente ha portato alla luce forme di creatività diverse, soprattutto pittoriche.
Anche i romanzi che ha scritto hanno una chiave di lettura orientata alla conoscenza di sè. I sogni, l’intuito, l’uso della parte più inconscia, strumenti che possono guidarci nella conoscenza. Sono tutti elementi che guidano i protagonisti delle sue storie. Pensa che la società moderna si stia finalmente risvegliando dal materialismo più ossessivo, ci sono segnali positivi di questo risveglio di cui i suoi protagonisti sono partecipi?
Penso che la società non si sia mai addormentata veramente e che il materialismo sia stato uno strumento per reprimere un certo bisogno di spiritualità e di bellezza interiore, uno strumento che altri ci impongono e che noi stessi utilizziamo consapevolmente per sfuggire a certe paure. Le tensioni interiori, però, prima o poi esplodono, e qualche volta in malo modo.
Un elemento che accomuna le storie dei protagonisti dei romanzi è Il “dolore” come esperienza dell’uomo quasi indispensabile per accendere quella scintilla che è dentro di noi e che ci spinge alla consapevolezza e quindi alla trasformazione. Spesso la malattia è un corto circuito dell’anima che ci manda messaggi. Il dolore, dunque, non come qualcosa da respingere ma da accogliere e quindi comprendere?
Accettare prima di tutto, ed è la fase più difficile, e poi farsi guidare in quella sorta di immobilità fisica a cui il dolore ci costringe verso un movimento più chiaro dell'anima.
Altro elemento che accomuna i due romanzi è la figura femminile che guida l’uomo nella conoscenza e nella scoperta dell’amore.
Wednesday 28 May 2008
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