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Appello di Amnesty International: “giustizia per le vittime guerra civile” |
SKOPJE- La richiesta è sempre la stessa, giustizia. Amnesty International ha chiesto al governo macedone di revocare l’immunità legale, concessa lo scorso luglio a 4 presunti criminali di guerra. Uno dei sospettati è una personalità eccellente politica macedone, Ali Ahmeti leader del principale partito dell’opposizione DUI.
L'importanza della decisione si comprende meglio osservando il contesto degli eventi. La disputa fra l’Ong e il governo è nata per via dell’approvazione di una presunta legge che consentirebbe l’amnistia per alcuni criminali di guerra.
L'esatta interpretazione di questa legge rimane oggetto di controversia. Alcuni hanno interpretato la legge come un modo per garantire l'immunità a tutti coloro che hanno partecipato alla rivolta, criminali ed innocenti. Altri si sono allineati al pensiero di Amnesty International che ha ritenuto che, con la legge che è stata varata “non si renda giustizia” .
Il procuratore capo della Macedonia, Ljupco Svrgovski, ritiene che i quattro casi che sono stati deferiti dal tribunale penale per i crimini dell’ex Yugoslavia (ICTY ) e che coinvolgono i sospettati, dovrebbero essere esentati da tale immunità e “debbano affrontare il processo”, come rivelato dal Balkan Insight.
"La decisione del parlamento è chiaramente incompatibile con il diritto internazionale e non tutelerà né vittime né i loro parenti ", ha spiegato Sian Jones, ricercatore di Amnesty International, al giornalista di Western Balkans.
Dopo la guerra civile del 2001, l'ICTY ha richiesto l’esaminazione dei quattro processi ma nel 2008 la stesso tribunale ha restituito i casi alla Macedonia. I procuratori macedoni hanno poi deciso di riaprire i fascicoli, ma molti hanno temuto che far rivivere quelle tragedie alla popolazione, avrebbe riacceso le controversie etniche del passato.
Il primo caso, dal nome in codice "la leadership NLA", ha messo sotto accusa l'allora stato maggiore del NLA (l'Armata di liberazione nazionale albanese), in merito alle atrocità commesse contro i civili durante i sei mesi della guerra civile. I principali imputati sono Ali Ahmeti, Samidin Xhezairi, Ahmet Krasniqi Rrahim Beqiri; tuttora personalità influenti e al centro del palcoscenico politico macedone.
Il processo "Neprosteno" ha visto il coinvolgimento di ex ribelli legati al NLA. L’atto d’accusa ha riguardato il presunto rapimento e la conseguente uccisione di 12 cittadini, tutti appartenenti all’etnia macedone.
Sfortunatamente tutti i processi hanno avuto vita breve. Solo l'ultimo caso ha raggiunto un’aula di tribunale, ma finora procedimento è incappato in costanti rinvii. "Le autorità devono indagare a fondo e in modo imparziale su tutti i casi che sono stati affidati dall'ICTY e garantire che tutti i presunti responsabili siano assicurati alla giustizia. I sopravvissuti e le vittime devono avere giustizia", si legge in un comunicato di Amnesty International.
Alcuni giornali hanno ipotizzato che la recente decisione del parlamento, ha fatto parte di un accordo post-elettorale tra i due partiti di governo, VMRO DPMNE (partito dell'etnia macedone) e il DUI, albanese. Ipotesi naturalmente priva di alcuna prova certa.
Voci che hanno destato allarme fra le file degli attivisti di Amnesty. L'organizzazione per i diritti umani ha dichiarato che si augura che la legge, presto al vaglio dalla Corte costituzionale macedone, sarà “demolita”.
(Fonte foto: Wikipedia, Osservatorio Balcani Caucaso)
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