Spinto dalla profonda crisi economica e dalla diffusa povertà il popolo macedone fa appello alla sua sete d’avventura e alle antiche leggende popolari, e si dedica alla caccia dei tesori nascosti. Ma quale delle antiche leggende che parlano di tesori dimenticati sarà da ritenere più veritiera?
Chi si affida a mappe polverose scovate a Istanbul, chi crede a qualche vecchia storia che narra di vasi pieni d’oro lasciati dagli Ottomani. Qualcuno ritiene che il famigerato tesoro possa essere nascosto vicino ad antichi monasteri o chiese. Ci si affida alla speranza, che nonostante i monaci professassero di ripudiare le ricchezze terrene, in realtà ammassassero sotto terra l’oro nel timore dell’arrivo di tempi bui. Questo tipo di cercatori svolge le sue ricerche nei dintorni di località che devono il proprio nome ad una chiesa o ad un monastero, come Krstovi (Croci), Crkvishte (Città della chiesa), Kalugjerishte (Città del Monaco) o Manastirec (Città del Monastero).
Credere a queste leggende può avere qualche controindicazione. L'anno scorso cinque uomini furono arrestati mentre scavavano nel cortile di un antico monastero del XIII secolo, S.Anastasio, nei pressi del villaggio di Lesok, nella regione di Tetovo. L’altro rischio è di essere colpiti dalla mala sorte, infatti l’oro turco è considerato maledetto. Nascondendolo prima di partire, i turchi lo protessero con una maledizione che si sarebbe dovuta abbattere su chiunque se ne sarebbe impadronito.
Oltre alla ricerca dei tesori nascosti i macedoni sono stati colpiti dalla febbre dell’oro, soprattutto nel sud del paese, nei pressi della montagna di Kozuv. Durante l’estate scorsa i cercatori d’oro si sono riversati sui fiumi Doshnica e Boshavica. Gli archeologi ritengono infatti che questi fiumi siano stati auriferi nell’antichità, le loro correnti dovrebbero nascondere resti di ciò che gli archeologi dicono essere stati ricchi giacimenti nel primo periodo dell'Impero Romano.
L’altro, meno romantico, genere di caccia al tesoro diffuso nel paese viene chiamato “scavo selvaggio”, e riguarda gli scavi illegali nei siti archeologici. Naturalmente si tratta di una pratica illegale e le forze dell’ordine fanno il loro meglio per arginarla. Può capitare che la polizia smascheri per caso ladri di reperti, come è capitato ad alcuni agenti sloveni che hanno scoperto alcune scatole di resti archeologici su un autobus di linea in viaggio da Skopje alla Germania. L’autore dello “scavo selvaggio” aveva semplicemente detto all'autista che stava mandando barattoli di Ajvar ( popolare salsa piccante) al cugino.
I bracconieri di siti archeologici destinano la refurtiva al mercato internazionale, prendono la via della Grecia e dell’Europa occidentale. Gli esperti ritengono che si stia progressivamente impoverendo il patrimonio culturale del paese. I cittadini dediti allo “scavo selvaggio” preferiscono non dar loro ascolto. Perché non vendere i reperti anche solo per poche centinaia di euro quando il governo sicuramente non corrisponderebbe la stessa cifra?(fonte Osservatorio sui Balcani).
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