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Fallita missione Aiea in Iran. Amano: “nessun accordo è stato trovato” |
TEHERAN- Un altro fallimento. Il viaggio intrapreso dagli esperti dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEIA) in Iran appena tre giorni fa, non ha portato ad un accordo bipartisan. Agli osservatori non è stato concesso di visitare la centrale nucleare di Parchin; impianto al centro dei sospetti di Israele, ubicato all’interno dell’omonima base militare, a sud-est di Teheran.
La “delusione” per il mancato accordo, è stata subito espressa dal direttore dell’organizzazione delle Nazioni Unite, Yukiya Amano. “Ci siamo impegnati con uno spirito costruttivo, ma nessun accordo è stato trovato”, ha ammesso il capo dell’AIEA in un comunicato stampa. Come nel primo viaggio intrapreso dall’agenzia all’inizi di gennaio, anche in questo caso le risposte alle crescenti preoccupazioni, sulla presunta applicazione in campo militare di armi nucleari, rimangono un mistero.
"Sia durante il primo che il secondo round di discussioni, la squadra dell'agenzia ha chiesto accesso al sito militare di Parchin.
L'Iran non ha autorizzato la visita", ha detto in un comunicato da Vienna, l'Aiea, dopo i colloqui del 20-21 febbraio. Il fatto che la dichiarazione sia arrivata mercoledì mattina (poco dopo mezzanotte) e ne sia conseguito subito il viaggio di ritorno degli esperti, riflette in modo chiaro che la mancanza di progressi nelle trattative sia da attribuire interamente a Teheran.
Gli esperti dell'agenzia Onu avevano chiesto l'accesso alla centrale, per verificare la presenza di componenti di armamenti nucleari. Martedì, dinanzi al nuovo forcing della comunità internazionale per conoscere la verità sui piani di arricchimento nucleare. Il comunicato dell’AIEA è arrivato a poche ore dopo la dichiarazione, da parte di un generale iraniano, di un “attacco preventivo contro tutte le nazioni che minacciano l’Iran”.
La mancata visita del team dell’AIEA nella centrale di Parchin lancia nuove ombre sullo Stato degli Ayatollah. Se non ci sarà una distensione nei rapporti diplomatici con l’Occidente si rischierebbe di innescare l’ennesima guerra mediorientale. Un rischio che si potrebbe correre anche se ci sarà una decisione unilaterale o semi-unilaterale israeliana, di andare a bombardare i siti iraniani. Anche un banale incidente nel Golfo Persico potrebbe far scoppiare un conflitto, in quanto all’enorme assembramento di forze militari (iraniane-americane-israeliane), basterebbe solamente una scintilla.
(Fonte foto: Afp)
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